Secondo un rapporto pubblicato lo scorso autunno dalla società di consulenza McKinsey, la redditività delle banche private europee è ristagnata nel 2014 a 25 punti base (0,25%) del patrimonio in gestione, in calo di 10 punti dal massimo di 35 punti base raggiunto nel 2007, prima della crisi dei subprime.
Questo non significa però che manchino i clienti alle banche private. Certo, le 400 persone più ricche del pianeta hanno visto le loro fortune ridursi nel complesso di 19 miliardi di dollari nel 2015, a causa della flessione dei mercati azionari e dei prezzi delle materie prime, ma resta il fatto che il loro patrimonio complessivo si aggira comunque intorno ai 4.000 miliardi di euro, un importo superiore al Pil della Germania, secondo un recente studio dell’agenzia Bloomberg.
Anzi, secondo McKinsey il numero dei milionari è destinato a crescere del 7,1% entro il 2018, per salire a oltre 18 milioni in tutto il mondo. “Nel complesso, il contesto macroeconomico e di mercato non era male per le banche private negli ultimi anni. Questo mercato rimane vitale nel mondo, anche nei paesi maturi, con una crescita di circa il 2% e il 4% per anno a seconda del Paese, molto superiore a quella dell’economia”, dichiara al quotidiano francese “La Tribune” Patrick Folléa, direttore di Société Générale Private Banking France.
Eppure, la crisi finanziaria del 2008 ha cambiato significativamente usi e costumi nel settore degli investimenti: molti investitori facoltosi ora preferiscono investimenti meno rischiosi e quindi meno redditizi per loro e per le banche di cui sono clienti. Questa tendenza, insieme con bassi tassi di interesse ha pesato sui margini delle banche private, anche se in modo minore rispetto a quelli del retail banking. “Nel contesto attuale dei tassi di interesse molto bassi, il private banking ha il vantaggio di avere una più ampia gamma di prodotti. In effetti, siamo in grado di offrire ai nostri clienti più supporti, come il private equity e prodotti strutturati, per esempio” prosegue Béatrice Belorgey, di BNP Paribas Private Bank France.
Quel che la crisi del 2008 ha profondamente cambiato, per le banche private, è il quadro normativo, la MiFID II (mercati degli strumenti finanziari), che, salvo il possibile rinvio di un anno, dovrebbe avere effetto dal 1 ° gennaio 2017. L’entrata in vigore della direttiva MiFID II certamente comporterà un cambiamento nella struttura retributiva delle banche private.
Un’altra sfida poi attende le banche private nei prossimi anni: la trasformazione digitale. Si valuta che lo sviluppo di offerte sul web permetterà alle banche private di acquisire 42 milioni di nuovi clienti in tutto il mondo, o 66 miliardi di dollari di ricavi, secondo McKinsey, che ha stimato in 10 miliardi di euro di asset in gestione la dimensione critica al di sotto della quale una banca privata non è più redditizia.
Paolo Brambilla
