Piazza Affari chiude la seduta col segno meno, condizionata dai dati provenienti dalla Cina e dalla caduta libera del prezzo del petrolio. L’indice Ftse Mib ha chiuso con una flessione del 2,26% a quota 21.538 punti.
A far accellerare le Borse al ribasso sono stati soprattutto i dati dell’export dalla Cina, sceso più del previsto a novembre (-6,8% rispetto al -5% del consensus Bloomberg) e il surplus della bilancia commerciale sceso a sorpresa a 54,1 mld di dollari. Ad aggravare la situazione ci ha pensato il petrolio, con Brent sotto la soglia dei 40 dollari al barile per la prima volta dal febbraio 2009 e minimi a quasi 7 anni anche per il Wti. Sul mercato si continua a temere il persistere di una situazione di eccesso di offerta di greggio a livello globale dopo il nulla di fatto del meeting Opec di venerdì scorso.
Peggior titolo di giornata è stato Mps (-5,58%). In affanno anche le banche popolari: -3,14% Bper, -3,03% Banco Popolare e -3,67% Ubi Banca. Secondo quanto riportato oggi dal Sole 24 Ore la vigilanza della Bce porterà avanti a inizio 2016 una serie di indagini sugli aumenti di capitale effettuati dai principali istituti popolari italiani. Controlli volti a verificare se le banche abbiano concesso prestiti (o garanzie) ai soci-clienti in cambio di un acquisto diretto di azioni proprie, pratica emersa in occasione delle recenti ricapitalizzazioni della Popolare di Vicenza e di Veneto Banca.
Tra i petroliferi, spiccano i cali di Saipem (-2,57%) ed Eni (-2,53%). Deciso ritracciamento oggi per Telecom Italia (-2,35%), reduce da una prima seduta dell’ottava molto positiva. Su Telecom Italia ieri JP Morgan ha dichiarato di avere una posizione lunga sul 10,134% del capitale, di cui la metà è al servizio del bond Telefonica.
