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Ludovica Manusardi

I nodi stanno venendo al pettine. Sarà alla fine di 400 miliardi di euro il conto da pagare fino al 2020 per l’abbuffata delle rinnovabili: impianti eolici e soprattutto fotovoltaici. Un debito enorme, cifra che oggi molti sostengono avrebbe potuto essere impiegata assai meglio incentivando ricerca e sviluppo made in Italy invece di fornire incentivi per una fonte energetica che oggi resta in parte inutilizzata e soprattutto fuori mercato. Un’altra trappola europea insieme a quella del pareggio di bilancio. Sì, perché tra la crisi economica, il calo dei consumi e l’eccesso di offerta, una parte degli oltre 450.000 impianti fotovoltaici istallati in questi anni sul territorio nazionale-, soprattutto negli anni 2010-2012-, non sono attaccati alla rete elettrica, e quindi deturpano inutilmente, così come le pale eoliche, vaste aree del territorio. Di più ci troviamo nella situazione assurda di chiudere impianti tradizionali che lavorano a 78 euro al MWh, e lasciamo in vita impianti fotovoltaici che lavorano a 400 euro al MWh, con la conseguenza che mentre i consumi calano i costi in bolletta salgono. Con buona pace di molti media – quotidiani e televisioni-che hanno sposato in maniera acritica scelte irresponsabili con campagne che inneggiavano a un ambientalismo di maniera.

Chi continua a pagare le conseguenze di questa ubriacatura collettiva? I cittadini con le loro tasse, come sempre. Come ha giustamente fatto osservare un noto economista italiano, lo stato, non potendo ulteriormente aumentare le tasse, ha fatto un prelievo surrettizio camuffando un prelievo fiscale sotto forma di incentivi per una forma di energia che piace tanto agli ambientalisti e a tutti coloro che non conoscono le ferree leggi della fisica e della termodinamica, ministri in testa. E non conta trincerarsi sotto la facile risposta: ce lo ha chiesto l’Europa. Infatti invece di importare i pannelli fotovoltaici già fatti dalla Cina e dalla Germania e limitarci a fare gli istallatori- cosa fattibile da qualunque buon tecnico- avremmo potuto- dovuto- fare ricerca e sviluppo e trovare da noi soluzioni innovative. Avremmo potuto- dovuto- dedicarci allo sviluppo di inceneritori, alla geotermia, alle pompe di calore, che oggi tutti considerano le rinnovabili del futuro. Con la conseguenza, tra l’altro, di pagare con soldi buoni l’inquinamento della Cina, grande produttrice di anidride carbonica e gas serra. Inoltre, è proprio grazie agli incentivi dati a mani basse che la criminalità si è spesso infiltrata nel business delle rinnovabili riciclando denaro sporco e aggiudicandosi commesse. Incentivi che, vale la pena ricordare, sono quattro-cinque volte superiori al costo per Megawatt dell’energia tradizionale ( da centrali a gas o policombustibili). Una scelta che oggi sono in molti a definire demenziale.

Come sostiene Chicco Testa, presidente di Assoelettrica, se non riusciamo a diminuire in fretta il costo dell’energia elettrica il nostro paese muore. Nessuno viene a fare investimenti in un paese che oltre ai malfunzionamenti della giustizia, alle incrostazioni della onnipotente burocrazia aggiunge un costo dell’elettricità che è per le imprese del 30% superiore a qualunque altra nazione della UE.

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