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Agriturismi, il governo si convince: dopo articolo Affari aiuti all’unanimità
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Gli agriturismi del Belpaese valgono 1,5 miliardi del Pil nazionale e sono una particolarità tutta italiana che valorizza territori, prodotti locali, il lavoro femminile e quello del Sud Italia: i cibi somministrati negli agriturismi devono essere prevalentemente coltivati nella tenuta che deve rimanere l'attività principale dell'azienda. Eppure questi tipi di aziende erano rimaste escluse da ogni tipo di aiuto, con danni ingenti sull’occupazione e sui redditi di migliaia di famiglie. “Ci siamo riempiti la bocca del valore del turismo, dei prodotti locali genuini, della valorizzazione dei territori ma ci troviamo abbandonati a noi stessi”, aveva spiegato ad Affaritaliani.it, ancora domenica, Lorenzo Melioli, ex presidente di Confagricoltura Reggio Emilia e proprietario dell’agriturismo “Il Bove” a Reggio.   

In pratica, per un problema giuridico di configurazione del tipo di aziende e per la modalità di erogazione degli aiuti alle imprese, basati sul calo di fatturato in toto restavano esclusi. Per questo il 90% delle aziende agrituristiche non ha ricevuto sostegno economico non avendo raggiunto il limite minimo di calo di fatturato, pur avendo avuto una perdita di guadagno molto superiore al limite previsto dalle norme. In realtà gli agriturismi sono aziende agricole con un’unica partita Iva ma con contabilità separate, dal punto di vista agricolo e dal punto di vista agrituristico.

Il dato delle perdite viene calcolato sulla sommatoria delle due contabilità. Ma producendo risultati irrealistici, non tendendo conto della marginalità di guadagno; cioè il calcolo delle perdite è stato misurato sull’intero fatturato, senza considerare le perdite di guadagno dell’attività agrituristica, che ha margini molto superiori a quella agricola. Oltretutto in questo modo si favoriscono gli agriturismi fittizi, cioè quelli che impartiscono agli avventori prodotti acquistati a basso prezzo altrove, fingendo siano cibi propri (i cosiddetti ristoranti di campagna o gli alberghi di campagna).

Uno schieramento trasversale si era anche esposto per far cambiare al governo il sistema di calcolo. Ma alla fine era rimasto sul fronte del cambio, sia al Senato (soprattutto con il senatore Luca De Carlo) che alla Camera, solo il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia. Ma fino a quel punto, ogni emendamento in proposito era stato bocciato. Con Affaritaliani.it domenica raccontiamo il caso. Mercoledì il governo si convince della riforma. All’unanimità, maggioranza e opposizione, approvano l’Ordine del giorno del deputato di FdI Gianluca Vinci che invita il governo a calcolare il fatturato tenendo conto “del reddito agrario per la verifica della riduzione del fatturato, con riferimento a quello relativo delle sole attività connesse (agriturismo), di cui all'articolo 2135 del Codice civile, e non sull’intero fatturato dell’azienda agricola”. Un passaggio determinante che potrà salvare questo indotto eccezionale nel valorizzare territorio e prodotti tipici locali.

Anche Confagricoltura e Agriturist plaudono al cambio di rotta: “L’approvazione all’unanimità dell’ODG al Dl sostegni, che impegna il governo a prevedere anche gli aiuti agli agriturismi, è apprezzato da Confagricoltura e Agriturist che avevano fortemente sollecitato un’iniziativa parlamentare/governativa in quest’ottica”. “Siamo soddisfatti”, ha detto il presidente di Agriturist Augusto Congionti, “perché è stato recepito che il settore agrituristico è stato fortemente penalizzato dai provvedimenti per l’emergenza pandemica e ha perso oltre un miliardo e duecento milioni di euro. Ma ora contiamo di riuscire a ripartire, ritornando ad operare a pieno regime”.

Nei prossimi ristori è prevista la possibile erogazione dei fondi con il nuovo impianto normativo. “La priorità è voltare pagina”, ha concluso Congionti, “rimettendo subito in moto il nostro settore, che offre buon cibo, territorio ed esperienze uniche nelle nostre splendide campagne, in linea con la transizione verde. L’ospitalità nelle aziende agricole è un’importante fonte di reddito integrativo per le aziende, nell’ottica della multifunzionalità, della sostenibilità e dell’interazione inter-settoriale”.

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