ANBI: i Paesi dell’Europa mediterranea chiedono alla UE un piano globale per aumentare le risorse idriche, investire in infrastrutture e contrastare siccità e alluvioni
Un piano europeo per aumentare la disponibilità idrica e rafforzare la resilienza dei territori. È questa la richiesta che arriva con forza dai Paesi dell’Europa mediterranea, riuniti a Bruxelles presso il Parlamento Europeo in un incontro dedicato al ruolo strategico dell’acqua per la sicurezza alimentare, lo sviluppo economico e la tutela ambientale. L’appello, condiviso da rappresentanti di Italia, Spagna, Francia e Portogallo, punta a sollecitare l’Unione Europea a intervenire con una strategia organica capace di affrontare le sfide sempre più urgenti legate ai cambiamenti climatici, tra siccità e alluvioni, fenomeni ormai diffusi anche nelle aree centrali ed orientali del continente.
Al centro del confronto, organizzato da ANBI insieme a CERSTE, Irrigants d’Europe e all’Intergruppo Sviluppo del Sud Italia e delle Isole Minori, il legame sempre più stretto tra acqua, agricoltura, energia e ambiente. Un nodo cruciale che richiede investimenti mirati, innovazione e una governance più integrata delle risorse. Aumentare la disponibilità idrica sui territori è considerato un passaggio essenziale per garantire la redditività agricola e mantenere la presenza umana nelle aree interne e marginali. Un presidio fondamentale anche per la manutenzione idrogeologica e la prevenzione dei rischi ambientali.
Per raggiungere questi obiettivi, secondo gli esperti, sono necessari investimenti in infrastrutture idrauliche e invasi, ma anche nello sviluppo tecnologico, con particolare attenzione alla digitalizzazione dei corpi idrici e al monitoraggio intelligente delle risorse. Un ruolo chiave è attribuito anche alla valorizzazione dei paesaggi rurali, considerati veri e propri esempi di “ingegneria naturale”. A rendere ancora più urgente una revisione delle politiche europee è l’emergere di nuovi grandi utilizzatori di acqua, come i data center o le attività legate all’estrazione di terre rare. “C’è bisogno di rivedere la Direttiva Quadro Acque in un contesto internazionale che evidenzia la necessità di autosufficienza nella disponibilità di risorsa“, sottolinea Adriano Battilani, segretario generale di Irrigants d’Europe, associazione che rappresenta il 75% dei terreni irrigui del continente.
Tra le priorità individuate emergono la modernizzazione dei sistemi irrigui, il riuso delle risorse idriche e l’adozione di tecnologie digitali per una gestione più efficiente. Obiettivi che si inseriscono in un quadro più ampio, coerente con la Politica Agricola Comune, il Green Deal e le politiche di coesione territoriale. L’obiettivo è rafforzare competitività e occupazione nelle aree rurali, contrastando al tempo stesso lo spopolamento e garantendo stabilità economica e sociale.
“Le opere idriche agricole costituiscono da secoli il vero e proprio sistema vascolare dei territori, cui garantiscono la sicurezza idrogeologica, la produttività e l’abitabilità. Probabilmente è proprio la difficoltà nel riconoscere l’artificialità di ambienti, che siamo abituati a ritenere naturali, il principale impedimento a vedere riconosciuto in sede comunitaria il cosiddetto Water Aquis, cioè l’importanza strategica delle infrastrutture idrauliche nel Sud dell’Europa, ma non solo. Ora è quanto mai urgente un’indagine approfondita sullo stato delle reti idrauliche multifunzionali, nonché la pianificazione dell’efficientamento delle infrastrutture esistenti e la costruzione di nuove. Ciò offrirebbe anche l’opportunità di valutare, dove sarebbe possibile implementare soluzioni basate sulla natura e misure di ritenzione idrica naturale, secondo gli indirizzi comunitari. L’ammodernamento delle infrastrutture idrauliche agricole deve proseguire nel Mediterraneo ed in tutta Europa per dare impulso ad un processo già in atto di valorizzazione ad ampio spettro, incentrato sulla sostenibilità, sul ripristino della biodiversità e sulla produzione di servizi ecosistemici. Solo così sarà possibile affrontare le sfide del clima rispetto a fenomeni, che negli ultimi tre anni sono costati 20 miliardi di euro all’agricoltura italiana ed espongono al rischio di una severa riduzione del grado di autosufficienza alimentare e di biomateriali fondamentali per un futuro sostenibile”, evidenzia Francesco Vincenzi, presidente di ANBI.

