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ANBI, emergenza siccità: dopo il Sud anche l’Abruzzo è in crisi

ANBI, segnalata l’emergenza idrica in Italia centrale: -87,7% di piogge sulla costa pescarese

L’Osservatorio ANBI sulle risorse idriche ha segnalato l’emergenza siccità nell’Italia centrale, in particolare in Abruzzo. Confermata l’emergenza idrica nelle regioni del Sud e nelle isole, si è notata una preoccupante somiglianza tra la situazione attuale nell'Italia centrale e quella del 2021. In quell'anno, dalla fine della primavera, le regioni adriatiche dal fiume Reno alla Puglia hanno affrontato una grave crisi che ha portato alla sospensione del servizio irriguo.

A risentire di carenza d’acqua è soprattutto l’Abbruzzo, che ha trascorso un inverno con scarso innevamento e una primavera povera di pioggia. Dalle colline teatine alla costa pescarese, dalla Val Pescara fino al confine con le Marche, le precipitazioni nell’anno idrologico sono ai minimi. Eccezioni positive sono la piana del Fucino e la costa vastese, dove le piogge sono rimaste nella media.

A maggio la fascia collinare litoranea, soprattutto quella centro-meridionale, ha registrato un deficit pluviometrico fino a -87,7% sulla costa pescarese, mentre le piogge sono state superiori alla media (+93%) nelle zone montane della provincia aquilana (fonte: Regione Abruzzo). Il perdurare di questa situazione idrologica fin dall’estate 2023 comporta che anche zone dove l’acqua non è mai mancata ora si trovino alle prese con razionamenti e limitazioni.

Nella Valle Peligna, zona idricamente ricca, si sta sperimentando per la prima volta l’interruzione delle erogazioni per 3 giorni a settimana, consentendo alla vasca per l’irrigazione di riempirsi, nonostante le esigue portate del fiume Gizio. Qualora le temperature dovessero mantenersi più alte della media e le piogge a latitare, tale provvedimento dovrà essere esteso ad altre 13 vasche del comprensorio con pesanti ripercussioni sulle produzioni agricole della zona. Esemplare della gravità della situazione, che si va delineando, è lo stato del bacino di Penne, che a fine maggio era riempito solo per il 33% della sua capacità, registrando un livello idrico inferiore di oltre 10 metri all’anno scorso e sceso di un ulteriore metro nei primi 12 giorni di giugno. Normalmente, in questo periodo, grazie alla fusione nivale e alle piogge di maggio, l’invaso contiene volumi pari a circa 8 milioni di metri cubi, mentre attualmente è al di sotto dei 3 milioni. In assenza di significative precipitazioni, già a luglio non ci sarà acqua per le campagne.

Il ripetersi di una forte differenziazione idrica fra zone di una stessa regione in conseguenza di una crescente localizzazione degli eventi meteo evidenzia la necessità non solo di un maggior numero di invasi per raccogliere l’acqua quando c’è, ma di infrastrutture capaci di spostare risorse idriche da un territorio all’altro”, indica Francesco Vincenzi, Presidente ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue).

Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI, aggiunge: “Bisogna avviare urgentemente interventi di adattamento dei territori alle conseguenze della crisi climatica. È necessario, ad esempio, iniziare a finanziare il Piano Invasi e dare seguito concreto a quanto previsto dal Piano Nazionale di Interventi Infrastrutturali e per la Sicurezza del Settore Idrico, accelerando gli iter burocratici, pur nel pieno rispetto delle norme: 11 anni di media per realizzare un’opera pubblica, di cui 8 per procedure formali, è un tempo insostenibile di fronte alle conseguenze della crisi climatica”.

Nelle vicine Marche la stagione irrigua di quest’anno sarà garantita solo grazie ai quasi 52 milioni di metri cubi d’acqua ancora trattenuti dalle dighe regionali. A preoccupare è la condizione di siccità estrema (così classificata da Amap - Agenzia Marche Agricoltura Pesca), in cui versano, dopo oltre un anno di piogge scarse, alcuni comuni costieri pesaresi ed i territori meridionali al confine con l’Abruzzo. Da gennaio 2023, a livello regionale, mancano all’appello oltre 170 millimetri di pioggia, avvicinando il bilancio idrico dei fiumi marchigiani a quello del 2021, anno particolarmente negativo per l’emergenza idrica.

Anche nelle altre regioni centrali stanno emergendo criticità, che fanno temere per le disponibilità idriche in vista della stagione più calda. Nel Lazio le portate fluviali risentono della mancanza degli apporti generati dallo scioglimento della neve in quota (nel bacino del Tevere: -30% in primavera, -76% in inverno. Fonte: Autorità di Bacino Distrettuale dell'Appennino Centrale) e del deficit pluviale (a Roma nel 2024 è piovuto il 16% in meno rispetto alla media del recente decennio, registrando addirittura, a livello regionale, -50% ad aprile, mese fondamentale per la ricarica degli acquiferi); il flusso nell’alveo tiberino in centro a Roma è al 50% della norma. Non va meglio per l’Aniene, che è al 43% rispetto alla portata media; male nel reatino anche il Velino, che registra una portata di 25,75 metri cubi al secondo di portata contro mc/s 34,50 della media storica.

Permane drammatica la condizione dei laghi laziali alla vigilia dell’estate. Ne sono testimonianza i piloni di oltre 7 metri presenti sulle spiagge del bacino a Castelgandolfo, ora in via di demolizione, e che durante le Olimpiadi del 1960 fungevano da piattaforme per gli sport acquatici e quindi affioravano appena dalle acque. Un calo idrico altrettanto clamoroso interessa il vicino lago di Nemi che in soli tre anni ha subìto un abbassamento del livello di 1,77 metri, accentuando i fenomeni di erosione spondale. Continua a decrescere anche l’altezza del lago di Bracciano, sceso al di sotto della “soglia psicologica” dei -100 centimetri di livello idrometrico (fonte: Bracciano Smart Lake). Notizie confortanti arrivano, invece, dal bacino dell’Elvella, al confine con la Toscana, il cui livello è simile a quello dell’anno scorso.

Sulla stessa linea dei laghi laziali è il Trasimeno, che da oltre un anno è in costante decrescita e la cui altezza attuale è inferiore a quella registrata il 1°agosto 2023: -m.1,34 m contro -m.1,27. Anche l’Umbria soffre per la scarsità di precipitazioni, che nel mese di maggio sono state inferiori di oltre il 25% alla media (con punte di -68% nella zona di Norcia), segnando un deficit superiore a quello finora registrato nel resto del corrente anno idrologico e che si attesta intorno al 20%. Un’ulteriore contrazione si evidenzia nelle portate dei fiumi Chiascio, Paglia, Topino. Tra le regioni centrali, la condizione migliore è quella della Toscana, dove comunque le portate dei fiumi Arno, Ombrone e Serchio sono scese sotto media.

Se cresce l’allarme per le regioni centrali, permane drammatica la situazione idrica nel Meridione d’Italia. Protagonista assoluta rimane la Sicilia alle prese con crescenti razionamenti d’acqua. Nonostante maggio sia stato più piovoso del consueto (+177%, cioè mm. 47 contro una media di mm. 17), dal 1° settembre 2023 il deficit di pioggia tocca circa i 300 millimetri, mentre i 453 millimetri d’acqua, caduti sull’isola negli scorsi 12 mesi, sono di poco superiori alla “cumulata” registrata durante la grande siccità del 2022. Evidente è il caso di Catania, dove in 12 mesi sono caduti 240 millimetri di pioggia, corrispondenti al 40% della norma ed allineando la città ai livelli di alcune zone aride del Marocco o della Libia. Emblematica è anche la situazione della zona dell’Etna, dove normalmente piove molto, che da un anno ha visto mancare a Linguaglossa ben 1145 millimetri di pioggia (fonte: SIAS-Servizio Informativo Agrometeorologico Siciliano). I bacini siciliani trattengono ormai meno di 300 milioni di metri cubi d’acqua.

In Basilicata, in una sola settimana di grande caldo, gli invasi sono calati di oltre 10 milioni di metri cubi, elevando il deficit sul 2023 a quasi mln. mc.171. Analoga condizione si registra in Puglia, dove i bacini rilasciano 1 milione di metri cubi d’acqua al giorno ed ormai ne mancano all’appello oltre 154 rispetto al 2023. Anche la Campania appare “idricamente zonizzata”: nell’alta valle del fiume Sele si riscontra un surplus di volume sorgivo della sorgente Sanità pari a mln. mc. 1,72 mentre il gruppo sorgivo di Cassano Irpino registra un deficit di mln. mc. 3,36. Resta precaria pure la situazione idrica della Sardegna, dove le aziende agricole di Posada verranno rifornite d’acqua tramite autobotti, in quanto l’invaso Maccheronis trattiene solamente mln. mc. 7,68 (l’anno scorso erano mln. mc. 23,23) che, senza significative piogge, dovranno bastare per l’intera estate.

Risalendo la Penisola, l’Italia settentrionale pare appartenere ad un altro emisfero. I Grandi Laghi sono superano quasi tutti il 100% di riempimento (Maggiore 104 %) o sono prossimi a farlo. In Valle d’Aosta, in alcune stazioni sopra m. 2500, sono ancora presenti fino 2 metri e mezzo di neve; lo scioglimento del manto a quote più basse ha molto rimpinguato le portate dei fiumi e così la Dora Baltea ha toccato la ragguardevole portata di mc/s 140,80 ed anche il torrente Lys è salito a mc/s 24,40. In Piemonte, nella scorsa settimana si è registrato un ulteriore aumento dei flussi nei corsi d’acqua e così la Toce ha ora una portata di quasi +64% sulla media, la Stura di Demonte registra +56% e la Stura di Lanzo è a +32,6%. In Lombardia, il fiume Adda, grazie alle importanti portate erogate dal lago di Como, in 7 giorni ha visto incrementare il flusso di un ulteriore 36%, raggiungendo mc/s 441. A giugno, la quantità di neve presente sulle vette è ancora abbondante (indice Snow Water Equivalent: mln. mc. 1604,8 cioè +95,7% rispetto alla media).

In Veneto, dopo gli exploit della scorsa settimana, i flussi dei fiumi si ridimensionano, mantenendo però valori grandemente superiori alle medie mensili (Adige +86%, Brenta +52%, Bacchiglione +58%). Nella regione gli apporti pluviali da ottobre sono stati superiori alla media del 56% e sono stimabili in 20.620 milioni di metri cubi. Maggio 2024 è stato il più umido degli scorsi 20 anni (mm. 274, +134% sulla media). La neve stagionale è stata superiore alla media sulle Dolomiti e inferiore sulle Prealpi. I principali serbatoi del bacino Piave trattengono volumi pari a circa 149 milioni di metri cubi, corrispondenti ad un riempimento dell’89%, mentre l’invaso del Corlo, nel bacino del Brenta, è al 97% della capacità. I livelli di falda sono superiori alle medie storiche, fatta eccezione per l’alta pianura veronese, dove comunque il trend è in crescita ed i valori stanno tornando nella media dopo mesi (fonte ARPAV).

In Emilia-Romagna, l’anno idrologico si sta rivelando particolarmente generoso di pioggia, in particolare nell’area occidentale della regione, dove le cumulate di pioggia risultano superiori alla media anche in misura consistente: sui bacini montani, tra i fiumi Parma e Trebbia, i mm. 1550,7 di pioggia, finora caduti, rappresentano il terzo miglior risultato da 60 anni in qua. A beneficiarne sono anche le dighe piacentine di Molato (99,4% di riempimento) e Mignano (96,4%), che complessivamente trattengono oltre 17 milioni di metri cubi d’acqua. Al contrario, i bacini di montagna e pianura romagnoli a Sud del fiume Reno registrano il quinto deficit pluviometrico più marcato del recente trentennio. Questa settimana i fiumi appenninici hanno tutti portate decrescenti con i bacini più orientali di Reno e Santerno sotto media e la Secchia scesa addirittura al di sotto dei minimi storici mensili. Abbondanti rimangono invece le portate del fiume Po, largamente superiori alle medie storiche: nell’Alessandrino, a Isola Sant’Antonio, +86,40%, mentre sul delta, a Pontelagoscuro, +28% circa. Infine, in Liguria, è in crescita solo il livello del fiume Entella, mentre calano quelli di Vara, Magra ed Argentina.






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