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Clima, a Parigi si tratta fino all'ultimo. Ma già si pensa alla prossima COP in Marocco

di Paola Serristori

E' una lotta contro il tempo per salvare il Pianeta e la Conferenza delle Parti organizzata dall'Onu a Parigi­ Le Bourget (COP21) rispecchia l'emergenza. Le negoziazioni tra i 195 Paesi proseguono sino all'ultimo minuto. La bozza è diventata di ventisette pagine, una trentina di parentesi ancora aperte (sino a ieri erano oltre trecento). Importante è la previsione di “un dialogo tra le parti facilitante per fare il punto degli sforzi collettivi delle parti nel 2019, in relazione al progredire verso l'obiettivo a lungo termine...” e così “invita il gruppo di esperti intergovernativo sui cambiamenti climatici di fornire un documento tecnico nel 2018 sull'impatto del riscaldamento globale di 1,5 ° C rispetto ai livelli pre­industriali e relativi percorsi di emissioni di gas ad effetto serra a livello mondiale”.

Questa mattina il presidente della Conferenza Laurent Fabius attende la proposta finale di testo. La coalizione che chiede un accordo “ambizioso” ­ tra cui i grandi attori Unione europea, che vuole sia incluso il traffico aereo e marittimo, sinora non previsto, tra le fonti di emissione di ossido di carbonio (CO2), e Stati Uniti ­ spinge per l'adozione delle opzioni più restrittive nella stesura degli articoli. Pare più probabile la scelta di scendere ben al di sotto dei 2 °C di aumento della temperatura entro il 2100, con l'obiettivo di 1.5 °C. Il testo definitivo sarà pronto dsabato (l'orario è stato spostato, in avanti, per quattro volte). E' un buon segnale, che conferma l'aspettativa di conclusione positiva di questa COP21. E l'intenso lavoro diplomatico e dei facilitatori per fare convergere le differenti posizioni su un testo comune. Per capire come si procede, persino il presidente Fabius lascia la sala dei lavori all'alba e dorme nel suo ufficio per poi tornare in attività qualche ora dopo. Finanziamenti e meccanismi di verifica delle emissioni per assicurare il rispetto delle riduzioni a cui ogni Paese si impegna sono le questioni principali rimaste sul tavolo.

Le “fasi”, le scadenze temporali, sono fondamentali. I Paesi in via di sviluppo vogliono garanzie che i finanziamenti promessi dai Paesi industrializzati continuino dopo il 2020. Lo chiedono anche i mercati. C'è bisogno di soldi per cambiare il sistema di sviluppo economico (energia, trasporti, abitazioni). Gli investitori sono interessati a contribuire a realizzare lo scenario del futuro. Ma vogliono che l'impegno dei governi sia a lungo termine e ben definito, in modo da gestire il rischio d'attività. Chiedono un segnale forte anche sul prezzo globale del carbone.

"La traiettoria della temperatura ha ricadute economiche, se non c'è 'ambizione' ora nell'accordo non c'è una piattaforma per rivedere i meccanismi finanziari”, dice Edward Cameron, Direttore di Business for Social Responsibility, ed a capo di We Mean Business, coalizione di aziende ed investitori che rappresentano 20 trilioni di dollari di assets. Accanto a lui Nicolette Bartlett, Senior manager di The Prince of Wales's Corporate Leaders Group. Damandeep Singh, Direttore di CDP India, aggiunge: “In India una ventina di compagnie sono pronte a ridurre le emissioni e puntare sulle energie alternative. Se i governi investono bilioni, noi possiamo investire trilioni nella transizione”.

Gli investitori privati suggeriscono di modificare la stesura del testo d'accordo, con un linguaggio più in linea con le esigenze di chiarezza dei mercati, negli articoli in tema di: zero emissioni di gas effetto serra ben prima della fine del secolo; rafforzamento degli impegni dei governi ogni cinque anni, a partire dal 2020; adozione di un prezzo del carbone elevato; nuovi finanziamenti aggiuntivi a scala, oltre al fondo di 100 miliardi all'anno ai Paesi in via di sviluppo; trasparenza e responsabilità nel raggiungere i progressivi obiettivi di riduzione delle emissioni; impegni nazionali di messa in opera dell'accordo di Parigi; adattamento economico­sociale ai cambiamenti climatici; controllo del processo di adattamento prima del 2020 attraverso nuove soluzioni tecnologiche, con un evento annuale sul modello delle iniziative economiche promosse dal piano Lima­Parigi (LPAA) a COP21. Il confronto proseguirà già durante la prossima COP, nel 2016 in Marocco.

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