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Clima, Stade de France blindato per il COP21

di Emy Muzzi

LONDRA - L’attacco terroristico allo Stade de France ha sollevato preoccupazioni e dietrologie sul prossimo vertice dell’Onu COP 21 (Forum Internazionale dell’Onu per l’Energia Sostenibile), che avrà sede allo Stadio nella zona nord di Parigi il 7 ed 8 dicembre. Si teme che possa essere un target dei terroristi determinati a boicottare la conferenza Onu sul Riscaldamento Globale, la prima che sembra compattare la determinazione di 167 capi di Stato a fissare un tetto per l’aumento del riscaldamento globale in 2 gradi centigradi entro il 2050 attraverso una serie di finanziamenti alla produzione di energia da fonti rinnovabili con conseguente contrazione del mercato di petrolio, carbone e i cosiddetti ‘fossil fuels’.

Se da una parte, c'è la consapevolezza che il traffico illegale di petrolio è una delle fonti principali di finanziamento per l'Isis, dall’altra non c’è ancora una visione chiara e unitaria a livello internazionale sulla possibilità che l’attacco allo Stade de France  possa essere stato un simbolico attacco al vertice in difesa del petrolio come fonte energetica primaria. Di qui l’analisi di una possibile strumentalizzazione delle falde terroristiche di Isis da parte dei poteri forti, ovvero le multinazionali operanti principalmente nel settore dell’estrazione e raffinazione dell’oro nero. Che questo sia un fatto reale o potenziale poco importa, dato che il vertice andrà avanti con la stessa determinazione.

“Sinora 167 paesi che rappresentano il 90% della produzione mondiale di energia saranno presenti al COP21” ha detto David King (nella foto in alto), ministro del Foreign Office britannico responsabile per il Climate Change, durante un briefing con la stampa estera a Londra. King sarà al vertice tra i principali speakers in rappresentanza del Regno Unito. Il problema è che, determinazione a parte, la scelta sul come e in quali tempi implementare l’obbligo alla riduzione di emissioni di Co2 spetta ai singoli governi i quali potrebbero nei fatti tradire gli impegni anche in conseguenza dell’influenza/ingerenza delle multinazionali energetiche le quali non sembrano affatto interessate ad investire nelle rinnovabili. Come se la caveranno quindi i singoli governi con l’imposizione di nuove norme e come svincolarsi  dal peso delle lobby multinazionali dell’energia? Lo abbiamo chiesto a King il quale sembra ottimista. “Le norme dell’accordo saranno ‘legally binding’, (ovvero con obbligo di implementazione), dice infatti. "Tutte le principali compagnie operanti nel settore energetico hanno recentemente firmato una petizione chiedendo esplicitamente il raggiungimento di un accordo a questo vertice di Parigi. Prima raggiungiamo un ‘agreement’ e poi vediamo le reazioni del mercato: non è la fine del gioco è solo l’inizio”, ha aggiunto.

Intanto questa mattina la camera bassa del Parlamento francese ha approvato un pacchetto di leggi emergenza: lo Stade de France, assicurano le forze di polizia, sarà protetto da numerose cinture di sicurezza, la gigantesca manifestazione in programma in contemporanea al vertice è stata proibita per motivi di sicurezza. L’attacco poteva essere letale almeno quanto gli altri se uno degli attentatori fosse riuscito a farsi esplodere all’interno dello stadio lo scorso Venerdi’ 13 novembre mentre altri due terroristi suicidi si facevano saltare nelle vicinanze durante il match Francia-Germania. Un successo del COP21 con un accordo multilaterale valido e unanimemente condiviso potrebbe segnare la strada non solo verso un futuro di energia pulita ma anche di marginalizzazione del potere dei giganti dell’oro nero.

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