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Cop26, raggiunto il primo accordo: stop alla deforestazione entro il 2030

Cop 26, 100 paesi firmano l'accordo a Glasgow: stop alla deforestazione entro il 2030

Stop alla deforestazione entro il 2030. I leader mondiali riuniti alla Cop 26 di Glasgow raggiungono il primo vero accordo concreto per contrastare i cambiamenti climatici, mettendo in campo 16,5 miliardi di euro di finanziamenti pubblici e privati contro i disboscamenti. Un passo "importante", ma che secondo gli ambientalisti, non sarà sufficiente per mitigare l'innalzamento delle temperature. Nello specifico, la dichiarazione comune sarà adottata da oltre 100 Paesi che hanno l'85% delle foreste mondiali, fra cui il Brasile e il Congo. Per il premier britannico Boris Johnson l'iniziativa è fondamentale per limitare il riscaldamentio climatico a +1,5 gradi.

Tra le nazioni aderenti all'intesa anche Canada, Russia, Colombia e Indonesia, tutte con importanti tratti di foresta. Anche Stati Uniti e Cina saranno parte dell'accordo, il primo vero risultato concreto della Cop26 a Glasgow, al termine di una prima giornata interlocutoria. Il documento comune sarà annunciato oggi, durante una sessione dedicata alle foreste: sono previsti 12 miliardi di dollari di investimenti publici e 7 di investimenti privati.

Anche gli amministratori delegati di diverse istituzioni finanziarie, tra cui Aviva, Schroders e Axa, si stanno impegnando a porre fine agli investimenti in attività che portano alla deforestazione. "Oggi, alla Cop 26, i leader hanno firmato un accordo storico per proteggere e ripristinare le foreste della terra", dirà il premier britannico Boris Johnson, secondo quanto anticipato. "Questi grandi ecosistemi brulicanti - queste cattedrali della natura - sono i polmoni del nostro pianeta. Le foreste supportano le comunità, i mezzi di sussistenza e l'approvvigionamento alimentare e assorbono l'anidride carbonica che immettiamo nell'atmosfera. Sono essenziali per la nostra stessa sopravvivenza". "Con gli impegni senza precedenti di oggi, avremo la possibilità di porre fine alla lunga storia dell'umanità come conquistatore della natura e invece diventarne il custode".  

Rainforest Foundation Norway ha accolto con favore l'accordo, ma ha affermato che i finanziamenti dovrebbero essere concessi solo ai paesi che mostrerannoo risultati concreti. "Questo è il più grande finanziamento mai promesso per salvare le foreste, e arriva in un momento cruciale per le foreste pluviali del mondo. I nuovi impegni hanno il potenziale per accelerare l'azione necessaria da parte sia dei governi che delle aziende. Speriamo che questo finanziamento stimolerà i cambiamenti politici necessari", ha dichiarato il segretario generale della Rainforest Foundation Norvegia Toerris Jaeger in una nota. 

Ma non è tutto. In campo anche 1,4 miliardi di euro per aiutare le popolazioni indigene e le comunità locali a proteggere gli ambienti naturali in cui vivono. L'impegno sarà annunciato da diversi Paesi insieme a 17 istituzioni private. Gli aderenti, Germania, Norvegia, Paesi Bassi, Regno Unito e Stati Uniti, annunceranno un piano che mira a valorizzare il ruolo delle popolazioni indigene nella difesa della biodiversità delle foreste tropicali, "fondamentale per tutelare il pianeta dei cambiamenti climatici”.

I partecipanti all'iniziativa hanno sottolineato che alle popolazioni indigene devono essere garantiti diritti che consentono loro di "possedere, gestire e controllare" i territori in cui vivono. Quelle comunità vivono in spazi che contengono l'80% della biodiversità del pianeta, ma ricevono meno dell'1% dei finanziamenti per il clima dedicati alla riduzione della deforestazione.

Gli scienziati stimano che le foreste possano contribuire fino al 37% agli obiettivi di mitigazione fissati nell'accordo di Parigi del 2015, quindi le misure per proteggerle dovrebbero essere una priorità, sottolineano i promotori dell'iniziativa. "Non c'è soluzione al cambiamento climatico senza concentrarsi sulle popolazioni indigene e sulle comunità locali", ha detto in un'intervista a Efe Darren Walker, presidente della Fondazione Ford, uno dei donatori del fondo. "Sono i guardiani delle nostre foreste e della nostra biodiversità. Dobbiamo investire nelle loro organizzazioni, nella loro governance e nelle loro capacità", ha aggiunto Walker.

Da parte sua, il leader indigeno ecuadoriano Tuntiak Katan ha sottolineato l'importanza di investire “più risorse sul campo” e di realizzare “azioni concrete” per garantire i diritti delle comunità indigene. "Veniamo a Glasgow per dire al mondo intero, ai governi, alla società civile, che gli scienziati stanno già confermando ciò che diciamo da centinaia di anni: che la terra e le risorse devono essere protette", ha dichiarato il Vice Coordinatore Generale del Coordinatore delle Organizzazioni Indigene del Bacino Amazzonico (COICA). Le nuove risorse annunciate alla Cop26 sono "un primo passo" per correggere un "sistema ingiusto" che finora non ha tenuto conto del ruolo delle comunità locali nella protezione degli ecosistemi, affermano i promotori del fondo. 

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