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Energia, il futuro dell'Africa è rinnovabile. L’Italia punta sul Maghreb

Energia, il futuro delle rinnovabili nel Continente africano

“Il Nord Africa è la regione delle rinnovabili del futuro, l’Italia ha progetti in tutti i paesi rivieraschi, e non solo sul fossile”. A parlare è il sottosegretario di Stato agli Affari esteri, Manlio Di Stefano, il quale, in una recente intervista, ha rinnovato l’impegno italiano e il ruolo centrale del continente africano per la transizione energetica. La conferma arriva anche dal recente memorandum siglato tra Cassa Depositi e Prestiti e la Eastern and Southern African Trade and Development Bank, volto a rafforzare sia la cooperazione economica che la crescita sostenibile tra i due paesi. Grazie a tale intesa molte aziende (anche private) verranno agevolate e orientate verso investimenti innovativi di produzione sostenibile.

I progetti in campo sono diversi e in tutti i settori, soprattutto nell'area del Maghreb. Dai rigassificatori in Egitto fino al progetto El Med per l'interconnessione elettrica con la Tunisia, dalle pipeline del gas dell'Algeria ormai in declino agli impianti innovativi legati all'idrogeno, fino alla centrale solare termodinamica di Ouarzazate in Marocco, l’Italia nella culla del petrolio punta a un cambio di passo.

Energia per Algeria, Tunisia, Egitto e Marocco: i progetti in campo

Già da diverso tempo, nella zona del Nord Africa, si cercano soluzioni alternative, alla crescente domanda di energia elettrica. In Algeria, ad esempio, si sta cercando di sopperire al fabbisogno, puntando all'energia solare. Il governo prevede di costruire entro il 2024 diverse centrali solari per una capacità di 4mila megawatt. Il progettodal costo stimato tra i 3,2 e i 3,6 miliardi di dollari, coinvolgerà più di 10 province, coprendo un’area complessiva di 6400 ettari. Il disegno si inserisce in un piano molto più ampio che mira entro il 2030 la produzione di 22mila megawatt di energia da fonti rinnovabili, di cui 13.500 dal solare. 

La Tunisia, al contrario di altre realtà nordafricane, non dispone di importanti giacimenti di petrolio o gas. L’esecutivo sta considerando, anche in questo caso, il solare come una possibile via alternativa. Le centrali fotovoltaiche di Ajim Djerba, Sidi Bouzid, Tataouine, Gabes, Kairouan e Medenine, in programma per il 2022 ne sono un  esempio. Dai dati pubblicati dal ministero dell'Energia e delle miniere di Tunisi, si apprende che a oggi il 63,3% delle rinnovabili locali proviene dal vento, il 20,4% dall'energia solare e il 16,3% da energia idroelettrica, per una potenza complessiva del 6,6%, contro invece il 3,2% del 2010. L'Italia punta al territorio tunisino con la realizzazione di un’infrastruttura per la trasmissione elettrica. Dal ddl presentato in commissione Esteri si apprende che il progetto “consentirà di scambiare elettricità, permettendo in un primo periodo al Paese nordafricano di importare energia prodotta in Italia e, in seguito, di esportare elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili”, gli obiettivi generali sono quelli di “migliorare l’integrazione dei mercati, ridurre i problemi di bilanciamento elettrico, integrare nuova capacità da fonti rinnovabili, migliorare la sicurezza degli approvvigionamenti e la sostenibilità, nell’ambito di un sistema euromediterraneo interconnesso”. Per i due Pesi si tratterebbe di un progetto “di utilità e convenienza reciproca, un tassello aggiuntivo per la politica estera mediterranea”. 

L'Egitto non mira solo al solare, ma anche all'eolico, per raggiungere entro il 2035 la produzione del 40% di energia pulita. La Nrea egiziana (New and Renewable Energy Authority) stima la capacità complessiva degli impiant a 6,34 gigawatt. Ad ottobre anche il governo di Rabat, Marocco, ha annunciato l’investimento di nuovi capitali nel green. Rispetto ai dati pubblicati del ministro dell’Energia, che mostrano una spesa netta di 52 miliardi di dirham (5,65 miliardi di dollari) negli ultimi dieci anni, il governo ne promette altrettanti per il raggiungimento del 52%% di elettricità green entro il 2030. La sfida più grande del Marocco resta il Noor Midelt, l’impianto solare più grande al mondo, dal costo di 780 milioni di dollari. Un progetto tanto ambizioso quanto determinante per il rafforzamento della strategia economica del paese. 

L’Europa a sua volta, con il rilancio delle relazioni fra l’Unione e il Continente africano, marca un cambio di passo e una “nuova strategia comprensiva”, mettendo al primo posto della partnership la transizione ecologica, l’accesso all’energia e il cambiamento climatico. Per la governance italiana si tratta di un ulteriore segnale politico, volto a confermare l’impegno europeo per un partenariato ampio, multi-dimensionale e multi-livello”, in grado di aprire “un’intesa fra eguali”. 

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