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Europa, politica e ambientalismo: in Italia è solo una questione ideologica?
Alcune ragazze durante una manifestazione per il clima dei Fridays for Future
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Se i tedeschi andassero a votare domani a vincere sarebbero i verdi, della nuova rampante leader quarantenne Annalena Baerbock, con il 28% dei consensi, davanti alla Cdu, ferma al 21%. Questo almeno stando agli ultimi sondaggi, che certificano una situazione che in Germania è da tempo ben cristallizzata, e che riguarda la sostanziale forza di un partito dei verdi, che spesso alle elezioni ha fatto da ago della bilancia per la formazione degli esecutivi.

Ma la Germania non è certo un caso isolata in un Europa che negli ultimi anni si è tinta sempre più di verde, spinta anche dalla nuova spinta propulsiva del tema green e della sostenibilità che è l’asso portante del Recovery Plan europeo. Basti pensare appunto alle ultime elezioni europee, in cui i versi sono stati il secondo partito più votato in Germania, il terzo in Francia, con il 13,5%, mentre hanno raggiunto il 15,4 per cento in Belgio, il 13,2 in Danimarca, l’11,4 per cento in Svezia, il 10,9 per cento in Olanda e il 16 per cento in Finlandia.

In Austria alle ultime elezioni politiche i verdi hanno guadagnato 10 punti percentuali in più e con il 12,4% sono tornati in Parlamento dopo quattro anni con ben 23 deputati. In svizzera invece i verdi tradizionalmente molto forti alle ultime elezioni hanno ottenuto il 13,3% dei voti. Ma anche il Regno Unito il green party alle europee del 2019 ha ottenuto un 11,9% ( mentre alle politiche il partito si è fermato al 2,8%).

Alla fine dei conti, nel Parlamento europeo siedono 69 parlamentari verdi. Insomma se forse è esagerato parlare di onda verde, sicuramente il trend vede quasi ovunque i partiti dei verdi conquistare nuovi importanti fette di consensi, a scapito dei tradizionali partiti, incapaci di dare risposte adeguate a tematiche, ormai sempre più centrali nell’agenda politica internazionale. In questo contesto rimane ai margini il nostro paese, dove il partito dei verdi raramente è riuscito a superare il 4%, mentre ora veleggia intorno ad un misero 1% dei consensi.

Sicuramente su questo aspetto ha inciso molto una tendenza a d essere visto da sempre, come ha più volte denunciato uno dei padri dell’ambientalismo italiano, Francesco Rutelli, come il partito dei ‘no’, incapace di affiancare agli allarmi lanciati per salvaguardare il Pianeta proposte concrete e alternative percorribili. Come non ricordare le durissime battaglie interne al governo Prodi II nel 2006,  fra il ministro dell’ambiente, il  leader dei verdi Alfonso Pecoraro Scanio ( personaggio alquanto controverso) e il ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro, che accusava il collega di fare puro ostruzionismo sul programma della grandi opere.

Ma non si può certo ridurre a solo questo il fatto la difficoltà dei verdi a farsi strada nella politica italiana. E non si può certo dure che il nostro paese non sia verde o sostenibile, perché a guardare alcuni dati, come quello sulla economia circolare, per esempio, o  quello sui dati sulle energie rinnovabili, il nostro paese da tempo occupa i primi posti della classifica dei virtuosi in Europa. Sicuramente allora un fattore che ha inciso sullo scarso appeal dei verdi nel nostro paese, può essere anche determinato dalla cronica mancanza di leader credibili che sapessero, come in Germani o nei paesi nordici, cavalcare i temi verdi per presentarsi come valida alternativa ai partiti tradizionali. Ma questo anche perché, come spesso accade, nel nostro paese,l’ ambientalismo è stato usato troppe volte e spesso a sproposito, strumentalmente in chiave più ideologica di sostanza.

E questo anche perché si parte dal atavico presupposto, che questo sia per forze di cose un tema di sinistra, partendo dall’assunto che il mondo produttivo sia nemico dell’ambiente e che quindi la parte che dovrebbe meglio rappresentarli, e cioè i conservatori non si sia interessata ai problemi legati all’ambiente. E’il solito refrain del capitale contro il lavoratore di marxiana memoria, che però fino a pochi anni, dominava ancora in larghi strati dell’ex partito comunista italiano.  Ma l’ambiente e il mondo in cui viviamo non è né di destra né di sinistra, ed anzi negli ultimi venti anni,è proprio il mondo produttivo che ta compiendo i maggiori sforzi sul versante della sostenibilità ambientale, che deve coniugarsi con la produttività. Anche a costo di rinunciare ad un po' di quel profitto, che fino ai primi anni del 2000 era considerato come il totem a cui tutto sacrificare.  

Non è possibile perciò considerare il tema green ed ambientale come un tema solo e puramente ideologico, che porta ad una inane contrapposizione manichea che non mira a risolvere i problemi, ma forse addiritturan ad acuirli, ponendo le basi per quell’immobilismo politico e decisionale, che su molti temi ci vede in ritardo rispetto al resto d’Europa.  Uno dei più grandi filosofi conservatori dei nostri tempi, prematuramente scomparso lo scorso anno, Roger Scruton, che era considerato anche come uno dei maggiori pensatori ambientalisti del nostro tempo affermava che “ le persone votano conservatore perché vogliono conservare i propri valori, la propria casa, la propria famiglia.

C’è una ragione nascosta che chiamo oikophilia, che in greco vuol dire amore per la casa. Conosciamo l’oikos attraverso le parole “economia” e “ecologia”. L’enfasi conservatrice sull’economia è più sensata se riportiamo l’oikos nell’economia” Insomma secondo Scruton il problema ambientale nasce nel momento in cui la gente cessa di vedere l’ambiente circostante come una casa. E capovolge il paradigma caro alla sinistra italiana, secondo cui chi a cuore le sorti dell’ambiente e dell’ecologia deve votare a sinistra. Il tema verde non ha colori politici, perchè riguarda tutti noi e il mondo in cui viviamo. Ma spesso proprio la troppa politicizzazione strumentale del tema ha portato alla logica dell’ambientalismo a corrente alternata, ben descritta con la terminologia inglese ( spero non ce ne voglia il premier Draghi) not in my garden.

Tutto si riduce quindi alla difesa del proprio piccolo interesse particulare, più che a quello di tutti. Il movimento cinque stelle per fare un esempio è uno dei più indicativi esempi di quanto detto. Gli esordi del movimento erano molto incentrati sulle tematiche ambientali, con forte caratterizzazione territoriale, come la Tav in Piemonte o la Tap in Puglia, che tanti voti sono valsi al movimento nel 2018 e che poi sono state, una volta al potere, rinnegate in fretta e furia. Sempre Scruton sostiene che l'ambientalismo come è stato tipicamente esibito dalla sinistra non è generalmente buono per la società, e spesso nemmeno per l'ambiente.” Eppure la legittima avversione conservatrice a tale ambientalismo ha contribuito a una tendenza di molti conservatori autoidentificati a ignorare, rifiutare o semplicemente non coinvolgersi in reali preoccupazioni ambientali, cedendo quest'area politica a sinistra.”

Una perfetta sintesi direi di quello accaduto nel nostro paese in questi decenni, con una sinistra che ideologicamente si appropria del tema ambientalista e una destra che invece che opporsi ad una visione sbagliata e manichea del tema, proponendo una alternativa credibile e coerente con il mondo produttivo, ha preferito lasciarne il monopolio a movimenti e gruppi che in alcuni casi, come per il movimento cinque stelle, sopratutto su quello hanno costruito parte fondante del loro consenso. Ma ora che l’ambiente è al centro del dibattito e con i fondi del Pnr, in larga misura pensati per una svolta verde e sostenibile, tutti i partiti devono diventare un po' verdi e capire che da qui si potrebbe giocare parte della loro credibilità futura.

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