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World Water Day, Cauteruccio (Greenaccord) ad Affari: “Politica miope”

World Water Day, Cauteruccio (Greenaccord) ad Affari: “Politica miope”
Il mondo ha sete. A ricordarlo c’è il World Water Day, la giornata mondiale dell’acqua. Ogni giorno muoiono per cause legate alla scarsità d’acqua 1800 bambini, soprattutto in Asia e Africa. Ma la crisi idrica riguarda tutti. Anche in Italia ci sono rischi elevatissimi, anche a causa di “reti idriche che fanno inorridire”. Lo dice ad Affaritaliani.it Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord. Eppure una politica disattenta ignora il problema: “Di proposte concrete ne ho sentite poche”. Per cambiare serve “un piano di riassetto idrogeologico”. Ma non bisogna solo delegare: tocca anche ai cittadini-elettori fare la propria parte. Come? “Ad esempio cambiando regime alimentare”
ACQUA ARSENICO

di Paolo Fiore

twitter @paolofiore

 

Il mondo ha sete. A ricordarlo c’è il World Water Day, la giornata mondiale dell’acqua. Da undici anni le Nazioni Unite tentano di riportare in superficie un argomento “carsico“, capace di scompaire nonostante la sua enorme portata: sono ancora 783 milioni le persone nel mondo che non hanno accesso all’acqua. Una situazione che potrebbe peggiorare nel corso di pochi anni a causa di riscaldamento globale e sovraffollamento. Ma già oggi la situazione è pesante. L’Unicef stima che 2 mila bambini sotto i cinque anni muoiono per malattie diarroiche: nel 90% dei casi avviene per cause direttamente collegate ad acqua contaminata, mancanza di servizi igienico-sanitari o igiene inadeguata. “Ci concentriamo così tanto sui grandi numeri, che spesso dimentichiamo di guardare alle tragedie umane che sono alla base di ogni statistica” ha dichiarato Sanjay Wijesekera, responsabile Unicef per i programmi Acqua e Igiene. “Se 90 scuolabus pieni di bambini che vanno all’asilo saltassero in aria ogni giorno, senza sopravvissuti, se ne sentirebbero parlare ovunque. Eppure è proprio quello che succede ogni giorno per la scarsità di acqua”.

Fatti e tragedie che, almeno nel giorno mondiale dell’acqua, vengono ricordate. Grazie anche a decine di iniziative. La più social è quella promossa dall’Acquedotto Pugliese. Per 24 ore, per ogni tweet che includa l’account ufficiale (@AcquedottoP), la società donerà un euro per portare l’acqua potabile in un villaggio del  Burkina Faso. 

Social e digitale sono i protagonisti anche di un’altra campagna, firmata da Saatchi&Saatchi. L’agenzia ha immaginato un mondo senz’acqua nella realtà virtuale del gioco Farmerama. Un mondo ambientato in un 22 marzo 2013 colpito da una profonda siccità. Campi secchi e animali ansimanti cercano una soluzione. Per ora è solo una simulazione. Per evitare che si trasformi in realtà, i giocatori possono donare un contributo a www.farmageddon.eu.

Ma la crisi idrica non è solo Africa e Asia. Anche in Itali ci sono rischi elevatissimi, ancha a causa di “reti idriche che fanno inorridire”. Lo dice ad Affaritaliani.it Alfonso Cauteruccio, presidente di Greenaccord. Eppure una politica disattenta ignora il problema: “Di proposte concrete ne ho sentite poche”. Per cambiare “un piano di riassetto idrogeologico”. Ma non bisogna solo delegare: tocca anche ai cittadini-elettori fare la propria parte. Come? “Ad esempio cambiando regime alimentare”.

L’INTERVISTA

Greenaccord 500

La scarsità d’acqua coinvolge tutti ma per molti è un problema che coinvolge solo alcune aree del pianeta. Negli ultimi anni l’Italia sta maturando una nuova consapevolezza?
A voler essere ottimisti, sicuramente il trend può dirsi positivo. Il consumo di acque minerali in bottiglia sta diminuendo, l’utilizzo di soluzioni per il risparmio idrico sta lentamente prendendo piede. Ma i cambiamenti stanno procedendo a ritmi molto più lenti di quelli che sarebbero necessari a scongiurare future crisi idriche. Eventi come la Giornata Mondiale dell’Acqua sicuramente possono essere utili a svegliare le coscienze. Certo, il rischio che dopo un giorno tutto torni nell’oblio è reale.

Sono molte le associazioni che operano sul campo. La politica, invece, sembra poco attenta…
Cerchiamo di non fare di tutta un’erba un fascio. Io parlerei di alcuni decisori politici, alquanto numerosi purtroppo, che stanno drammaticamente sottovalutando i rischi connessi con questo problema. Ma, diciamo la verità, se ci sono politici disattenti è perché gli stessi cittadini-elettori che li eleggono non considerano la corretta gestione delle risorse idriche come una priorità. L’impossibilità di accesso all’acqua è difficilmente immaginabile per i cittadini del Nord del mondo. Ci concediamo il lusso di essere miopi a discapito del benessere delle future generazioni.

Ci sono state proposte concrete che i partiti hanno menzionato nel proprio programma?
Mi sembra che la campagna elettorale recentemente conclusa si sia focalizzata sostanzialmente su tasse e Imu e su poco altro. Un vero peccato perché così i problemi reali del Paese sono stati marginalizzati. Di proposte concrete ne ho sentite davvero poche, anche se non c’è dubbio che alcune forze politiche abbiano al loro interno delle sensibilità molto forti sul tema del risparmio idrico e della gestione delle risorse naturali. Certo, ho paura che la prolungata fase di instabilità politica impedirà di affrontare il problema ancora per parecchio tempo. Per incidere davvero su queste questioni serve la volontà politica ma al tempo stesso un governo stabile che abbia i numeri e la forza per superare lobby e interessi di parte.

*BRPAGE*
 

Passata l’attenzione sul World Water Day, i riflettori rischiano di spegnersi. Come fare per mantenere alta l’attenzione?
Nei processi culturali non esiste la bacchetta magica. Una soglia d’attenzione elevata passa inevitabilmente da una sensibilizzazione degli opinion maker. Ecco perché Greenaccord da anni coinvolge nei propri forum e nei propri convegni molti giornalisti della stampa cattolica italiana e centinaia operatori dell’informazione provenienti da oltre 20 Paesi del mondo: se non sono chiari a loro i termini del problema, difficilmente potranno esserlo all’opinione pubblica italiana e mondiale. E gli speculatori avranno campo libero per continuare a lucrare su questa emergenza planetaria.

Quali sono le fonti di maggiore spreco idrico in Italia?
Nonostante l’Italia sia ricchissima di fonti idriche, un terzo dell’acqua distribuita in rete deve essere potabilizzata perché di qualità non idonea al consumo, con picchi dell’80% in Basilicata e Sardegna. Abbiamo una rete idrica che in molte regioni fa inorridire: nel 2008, per ogni litro d’acqua trasportato dagli acquedotti, quasi la metà andava perduto. E oggi la situazione non è di certo migliorata. Confrontate con questo scandalo, le altre fonti di spreco passano inevitabilmente in secondo piano. Si parla tanto di grandi opere di dubbia utilità: questa è una emergenza che abbiamo sotto gli occhi di tutti e non ce ne accorgiamo. Poi, ovviamente, è necessario smettere di usare acqua potabile per lavare le nostre auto, per irrigare i campi, innaffiare i giardini. Sono tutte attività per le quali l’acqua in uscita dai depuratori civili andrebbe più che bene.

Se dovesse dare tre consigli per ridurre lo spreco idrico, quali sarebbero?
A livello nazionale, non è più differibile l’attuazione di un piano di riassetto idrogeologico e il controllo dei vincoli esistenti ma spesso ignorati a causa della speculazione edilizia e da progetti di infrastrutture quantomeno incauti. Poi, ci sono le piccole soluzioni che ognuno di noi può attuare: usare i frangiflusso in tutti i rubinetti di casa, installare cassette dei water a doppio pulsante (il 28% dell’acqua consumata in casa viene consumata con gli sciacquoni), privilegiare la doccia al bagno (35 litri contro 170). Inoltre, dove ciò è possibile, sarebbe utile la raccolta e l’utilizzo dell’acqua piovana. E infine è arrivato il momento di ripensare il nostro regime alimentare, che è sbilanciato verso la carne e le proteine animali, con gravi conseguenze anche sulla nostra salute. Produrre carne è una delle attività a maggiore consumo di acqua: per un chilo di carne rossa si usano 15mila litri d’acqua. Se consideriamo l’aumento della popolazione mondiale e pensiamo che – secondo le Nazioni Unite – il consumo di carne pro capite passerà entro il 2050 da 37 a 52 chili, possiamo ben capire che la situazione diventerà presto totalmente insostenibile.