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Anche l'Eni è scesa in campo per aiutare i 30 attivisti di Greenpeace (gli gli 'Arctic 30', tra cui c'è anche l'italiano Cristian D'Alessandro) arrestati in Russia durante un blitz pacifico nell'Artico contro le trivellazioni della Gazprom. L'amministratore del colosso petrolifero italiano, Paolo Scaroni, ha scritto una lettera al numero uno della società russa, in cui chiede di intervenire a favore degli attivisti che rischiano 15 anni di carcere.

Così Greenpeace ha inviato una lettera a Scaroni per ringraziare dell’iniziativa che ha voluto prendere, nel rispondere a un appello dei parlamentari Loredana De Petris (Sel), Michele Anzaldi (Pd) e Bruno Molea (Sc), a favore degli attivisti detenuti. "Ringraziamo l'Eni e il suo Amministratore delegato Paolo Scaroni per la grande sensibilità dimostrata sulla vicenda degli attivisti di Greenpeace incarcerati in Russia. Abbiamo appena ricevuto la lettera indirizzata al Ceo di Gazprom con la quale l'a.d. dell'azienda italiana rivolge un appello al colosso russo. Speriamo che possa contribuire alla salvezza dei giovani di Greenpeace", dicono in una nota De Petris, Anzaldi e Molea, che nei giorni scorsi avevano chiesto a Scaroni di intervenire presso Gazprom.
 
"Scaroni ha rivolto al Ceo di Gazprom un invito affinché la compagnia russa rivolga alle autorità russe un appello alla clemenza. Ci auguriamo che Gazprom raccolga l'invito dell'Eni", dice la nota, che sottolinea come Eni abbia "deciso di esporsi, pur essendo una società che compete alla pari con le più grandi compagnie del mondo, in un settore complicato come quello energetico".

 

greenpeace 2011 15

“Il suo gesto è importante proprio perché viene da un partner industriale di Gazprom, azienda russa di cui contestiamo i progetti industriali nell’Artico” ha poi affermato Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace.

Nelle prossime settimane, su proposta di Eni, si terrà un incontro per aggiornare l’azienda sulla situazione degli attivisti arrestati e sugli aspetti ambientali dei progetti di Eni, nell’Artico come nel Mediterraneo, per i quali Greenpeace vede le maggiori criticità. Questa mattina il presidente del Board di Shell – altro partner strategico di Gazprom nell’Artico – ha dichiarato in Finlandia che l’attivista finlandese Sini Saarela dovrebbe essere liberata.

Intanto il tribunale russo di Murmansk ha negato la scarcerazione su cauzione dell'attivista italiano Cristian D'Alessandro. Come gli altri attivisti anche D'Alessandro, 31 anni, aveva fatto ricorso contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere, che scade a fine novembre. I giudici hanno già negato la scarcerazione su cauzione ad altri membri dell'equipaggio - complessivamente di 15 nazionalità diverse - della nave di Greenpeace, la Arctic Sunrise, detenuti per la protesta del 18 settembre, nel corso della quale hanno cercato di scalare la piattaforma petrolifera. L'accusa di pirateria, punibile con un massimo di 15 anni di carcere, sembra un messaggio preciso di Mosca: stop ai tentativi di intralciare lo sviluppo nella regione artica, ricca di risorse.
 
Le proteste degli ambientalisti, preoccupati per la distruzione dell'ecosistema, riguardano comunque anche altri paesi ed altre imprese che cercano di sfruttare le risorse energetiche dell'Artico. "Sono passati 30 giorni da quando la nostra nave e' stata sequestrata e gli attivisti arrestati con quest'assurda accusa di pirateria che potrebbe costare lorofino a 15 anni di carcere" afferma Kumi Naidoo, direttore internazionale di Greenpeace. "Gli Arctic 30 erano li' per difendere un ambiente fragile per tutti noi, e ora dobbiamo sostenerli. La loro detenzione e' un attacco a chiunque chieda un futuro migliore per se' e per i propri figli. Non pensiamo di essere al di sopra della legge, ma i nostri attivisti non sono pirati e quest'accusa e' un chiaro tentativo di soffocare una protesta pacifica. Per questo chiediamo il loro immediato rilascio".

Si moltiplicano le richieste al Presidente Putin di riconsiderare le accuse di pirateria mosse nei confronti degli Arctic 30. Il primo ministro tedesco Angela Merkel lo ha chiamato personalmente, mentre 11 Nobel per la Pace gli hanno rivolto un appello, rilanciato in Italia anche da Dario Fo. La prossima settimana il Parlamento britannico discutera' la questione e decidera' come intervenire.

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