Tregua nella crescita dei gas serra. Venerdì l’Agenzia internazionale dell’energia (Iea), un’agenzia intergovernativa indipendente che si occupa di analisi e statistiche sul consumo energetico globale, ha annunciato che nel 2014 l’economia mondiale è cresciuta, ma l’anidride carbonica non è aumentata. Secondo la Iea è stata “la prima volta in 40 anni in cui c’è stato uno stop o una riduzione delle emissioni dei gas serra non collegato a una regressione economica”. Per chiunque si interessi al nostro pianeta, è una gran bella notizia. Lo stretto legame tra la crescita economica e il consumo di maggiori quantità di energia – e le conseguenti emissioni più alte – era sembrato un elemento quasi imprescindibile della moderna società industriale. Queste osservazioni avevano portato alcuni dei partiti e dei movimenti della sinistra ambientalista a sostenere che la crescita economica stessa fosse incompatibile con la salvaguardia dell’ambiente.
E quindi, cos’è cambiato? Evidentemente gli accordi e i faticosi negoziati internazionali cominciano a dare risultati. La prima avvisaglia era arrivata già domenica 8 marzo. A Pechino il premier cinese Li Kequiang chiudeva il congresso annuale del partito comunista con un’inusuale autocritica: “Il nostro governo è determinato a combattere lo smog. Ma i progressi che abbiamo fatto finora sono troppo limitati rispetto alle attese dei cittadini”.
Li Kequiang, inoltre, ha promesso “pene più severe” a carico degli inquinatori. E non sembrava una minaccia a vuoto. La cappa che opprime Pechino e altre aree del grande Paese è sempre al suo posto. Tuttavia l’inversione di marcia c’è stata. L’economia cinese ha continuato la sua corsa, con tassi di crescita intorno al 6-7%. Eppure, lo scorso anno, il consumo di carbon fossile è diminuito del 2,9%, secondo i dati ufficiali. Così lo scarico di CO2 nell’aria è sceso dello 0,8%. Un numeretto da non sottovalutare. Il gigante orientale è di gran lunga il più grande inquinatore del pianeta. Secondo l’ultimo rapporto presentato alla conferenza di Lima nel dicembre 2014 da Germanwatch (un’organizzazione non governativa), la Cina copre il 23,43% dei 32 miliardi di tonnellate di gas che affliggono l’atmosfera. Seguono gli Stati Uniti con il 14,69%, poi, staccata, la Russia con il 4,8%. L’Italia è all’1,05%.
Poi la svolta. Dopo il taglio dello 0,8% del 2014, ora Pechino punta a una riduzione di CO2 del 3,1% nel 2015. Se così sarà l’anno prossimo si potrebbe davvero realizzare lo scenario considerato finora come semplicemente ipotetico dagli studiosi di “economia del benessere”: la produzione sale, l’inquinamento scende.
