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La pesca intensiva sta sconvolgendo gli equilibri del mare. L'effetto? L'invasione delle meduse. Colpa dell'uomo, quindi, se fare una nuotata sta diventando sempre più rischioso.

Lo ha confermato una ricerca che ha messo a confronto l'evoluzione di due ecosistemi distanti 1000 chilometri l'uno dall'altro: uno al largo del Sud Africa e l'altro in Namibia. Il primo è sottoposto a una gestione controllata della pesca, il secondo no. "In Namibia - sostiene Philippe Cury, uno dei co-autori dello studio - "lo sfruttamento eccessivo della pesca alle sardine ha spalancato le porte a 12 milioni di tonnellate di meduse", che in pratica si sono sostituite ai pesci, spesso catturati con metodi (come la pesca a strascico) che distruggono interi ecosistemi. E quel che è peggio, affermano gli studiosi, "Non sappiamo come rendere reversibile questo processo".

Al contrario, in Sud Africa, dove c'è stata una gestione più prudente della pesca, non si è osservato alcun aumento della quantità di meduse. Il motivo? Nelle zone dove ci sono meno pesci piccoli, diminuisce la "concorrenza" per la ricerca di plancton. E così le meduse proliferano.



 

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