La chiave per riemergere dalla pandemia è “verde”. L’azienda alimentare Mutti, dopo aver ridotto le emissioni di CO2 di 1.500 tonnellate negli ultimi due anni, aver portato i propri imballaggi primari e secondari a essere ormai riciclabili al 100% e, ancora, aver nettamente ridotto il consumo di acqua ed energia impiegate, ha stanziato un investimento iniziale, pluriennale, di un milione e mezzo di euro dedicato esclusivamente a progetti di sostenibilità ambientale.
Questi sono solo alcuni dei numeri dell’impegno “verde” di Mutti, azienda emiliana leader nella lavorazione del pomodoro, che oggi 3 settembre, a Cibus, il Salone internazionale dell’alimentazione a Parma, presenta il suo primo Bilancio ambientale.
Centrale l’aspetto partecipativo del documento, costruito in sinergia con enti, atenei, associazioni che sono partner di iniziative specifiche del gruppo. Tra gli stakeholder: Cnr, Scuola Sant’Anna di Pisa, Wwf Italia, Horta (spin off dell’Università Cattolica) ed Ente Parchi del Ducato.
Ma l’azienda parmense non è nuova a questo genere di azioni. Questo primo bilancio ambientale, è solo l’ultima di una serie di iniziative portate avanti da Mutti nell’ambito della sostenibilità. Nel 1999 l’azienda è stata infatti la prima ad aver adottato il “Disciplinare di produzione integrata certificata“, a garanzia di una produzione agricola volta a pratiche più ecologiche. Nel 2001 ha raggiunto la dichiarazione “Non Ogm” e nel 2010 ha avviato un’importante collaborazione, tuttora in corso, con Wwf Italia per la sua riduzione dell’impronta idrica e di carbonio.

