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Osservatorio ANBI, mari sempre più caldi: aumenta il rischio di eventi estremi

Vincenzi (ANBI): “L’Europa mediterranea brucia. Per salvaguardare i territori bisogna mantenere i presidi umani”

Osservatorio ANBI, mari sempre più caldi: aumenta il rischio di eventi estremi

Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche: incendi, caldo estremo e crisi idrica aggravano l’emergenza climatica in Italia

Senza raggiungere la tragica cifra di 92.000 ettari e 350.000 evacuati tra Francia a Spagna, ma qual è il costo socio-economico dei quasi 17.000 ettari boscati, andati bruciati in una settimana in Sicilia e cui vanno aggiunti gli incendi di 150 ettari di parco nel Gargano e di territori in Basso Molise, Calabria e perfino nella Capitale, dove le periferiche distese di vegetazione rinsecchita rappresentano facile
combustibile per criminali attentati incendiari?
”. A chiederlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), evidenziando non solo gli impatti ambientali, ma anche quelli turistici.

Proprio a Roma, dalla terza decade di maggio fino ad oggi, si sono registrate 50 notti tropicali (+33% rispetto alla media ’91-’20), tra cui 15 definite “super tropicali”, cioè con minime superiori ai 25°; 59 giorni hanno registrato massime maggiori ai 30°, tra cui 27 giorni torridi, vale a dire con massime superiori ai 35° ed in 12 si sono addirittura superati i 37° (elaborazione ANBI basata su dati della stazione meteorologica “Macao” della Regione Lazio). Il caldo estremo interesserà la Penisola fino ad almeno l’inizio della prossima settimana e proprio a Roma è previsto che le temperature non scendano al di sotto dei 28° neppure di notte (fonte: ECMWF).

Gli incendi sono sicuramente accentuati da terreni arsi dal grande caldo, ma sono figli anche della crescente incuria su territori progressivamente lasciati dai presidi umani“, sottolinea Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI. “Contrastare l’abbandono delle aree interne e marginali deve essere una priorità per il sistema Paese, assicurando le condizioni per la permanenza delle popolazioni: dai servizi essenziali alla garanzia delle condizioni di reddito. Il Piano Invasi Multifunzionali, proposto da ANBI e Coldiretti, è una risposta a queste esigenze, garantendo acqua per l’agricoltura, ma pure per spegnere gli incendi”, conclude Gargano.

Altro fronte di grande preoccupazione è il surriscaldamento marino: dal 19 giugno ad oggi le temperature medie degli oceani sono le più calde di sempre, raggiungendo 21.02° nella giornata del 27 luglio scorso (+0,63° sulla media ’91-’20) e puntando a superare la temperatura massima fin qui mai registrata: 21,09° nel marzo 2024 (fonte: Copernicus). Le acque mediterranee “ribollono”: nella scorsa settimana fra Tirreno, Francia Meridionale, Tunisia ed Algeria, l’anomalia termica ha superato i 3° con punte di +5° (fonte: Consorzio LaMMa), raggiungendo quotidianamente fino a 32°. Le acque del Mare Nostrum si stanno scaldando anche in profondità (25° a 40 metri sotto la superficie), compromettendo l’habitat marino e favorendo l’intrusione di forme di vita alloctone (fonte: Greenpeace). Il susseguirsi di ondate di calore, unitamente alla scarsità di precipitazioni, sta inesorabilmente incidendo sul bilancio idrico di territori già in sofferenza sia nell’Europa centro-occidentale, quanto orientale.

L’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche segnala che in Italia, tale crisi si evidenzia soprattutto al Nord, dove la scarsa disponibilità d’acqua eguaglia, in alcuni casi, quella delle annate più siccitose del recente ventennio. In Veneto ne è esempio la portata del fiume Adige che, dopo essere risalita sopra il flusso minimo per il contrasto all’intrusione salina (mc/s 80) a seguito del recente maltempo, si è ora ridotta a mc/s 48,46 , perdendo il 43% in soli 7 giorni (fonte: ARPAV). Valori inferiori a quello attuale furono registrati solamente nei mesi di aprile delle annate più siccitose dello scorso ventennio, ovvero il 2017 ed il 2023.

Fortemente deficitarie sono anche le portate degli altri fiumi nella regione: Bacchiglione, -76%; Piave, -52%; Brenta, -45%. Altri simboli della crisi idrica in atto sono i livelli dei grandi laghi che, fatta eccezione per quello di Garda (riempimento: 55,7%), sono prossimi ai minimi storici con conseguenti ripercussioni negative sui rilasci verso valle: il Maggiore è al 6% della capacità, cioè un livello più basso di cm.114 rispetto alla media; un nuovo primato negativo di afflusso viene registrato anche per il Lario, che è pieno all’6,5%, mentre il Sebino è al 10.7%.

In Valle d’Aosta, dove lo zero termico si attesta da tempo sopra m.4500 e dove le temperature medie arrivano a sfiorare i 13 gradi con massime prossime ai 15° anche al di sopra dei 2500 metri, la portata della Dora Baltea continua a ridursi ed ora tocca -57% rispetto alla media del periodo. In Piemonte permane gravissimo il deficit idrico del fiume Tanaro, che a Montecastello registra un flusso di appena mc/s 2,4 (-94% sulla media!!); male anche le portate di Toce e Stura di Lanzo, rispettivamente al 49% ed al 42% della portata media del periodo (elaborazione ANBI su dati Arpa Piemonte).

La Lombardia, in questa estate rovente, può contare su circa il 48% d’acqua in meno rispetto alla media. L’accentuazione del regime fluviale intermittente si fa sempre più evidente nei corsi d’acqua appenninici: i fiumi emiliano-romagnoli, i cui letti erano completamente asciutti, registrano ora portate superiori alla media, grazie agli eventi meteo dei giorni scorsi; su tutti c’è il Reno che, dal flusso inferiore ai minimi storici della settimana scorsa, adesso segna valori di portata, superiori al consueto. Il flusso nell’alveo del fiume Po è inferiore ai minimi storici (Cremona), così come è scarsissimo nelle sezioni più a monte (a Piacenza è al 24%, nell’Alessandrino al 18% della media); in prossimità del delta, grazie agli afflussi meteorici dei giorni scorsi, la portata del “Grande Fiume”, seppur decrescente, è riuscita a mantenersi al di sopra dei 300 metri cubi al secondo (a Pontelagoscuro, mc/s 324,71; fonte: ARPAE).

In Liguria sono stabili i livelli dei fiumi Argentina e Vara, mentre un incremento dei flussi viene registrato nell’Entella. In Toscana, acquazzoni di forte intensità hanno interessato principalmente l’area fiorentina, il Pistoiese ed il Senese, dove le cumulate pluviometriche hanno superato, in diversi casi, gli 80 millimetri in 2 giorni: a beneficiarne è stata la portata del fiume Arno, triplicata rispetto a 7 giorni fa. Positivo è anche l’andamento idrometrico dei fiumi nelle Marche (Potenza, Esino, Sentino, Tronto); i volumi idrici invasati nei bacini consortili si attestano ora a mln.mc. 45,28. In Umbria, il livello del lago Trasimeno è ora a soli 4 centimetri dal record negativo del recente
sessantennio; decrescente è anche l’altezza idrometrica del fiume Topino, mentre è aumentata quella della Paglia.

Nel Lazio tornano a preoccupare i livelli dei laghi nella zona dei Castelli Romani: sia Albano che Nemi decrescono di cm.5 in una settimana (fonte: AUBAC). Piogge localizzate hanno interessato la Campania nei giorni recenti: a monte si registra un incremento di portata nel fiume Volturno, mentre è negativo l’andamento idrometrico di Sele e Garigliano.

Nel Mezzogiorno, le alte temperature sospingono i consumi idrici con conseguente riduzione dei volumi stoccati negli invasi, ma l’abbondanza d’acqua, immagazzinata durante i primi 4 mesi del 2026, rappresenta una garanzia per il pieno soddisfacimento del fabbisogno fino al termine della stagione estiva. Così, se i volumi accumulati nei principali serbatoi della Basilicata si sono ridotti di 12 milioni di metri cubi in 7 giorni, quelli ancora disponibili sono quantificabili in oltre mln. mc. 291 (69%). Lo stesso discorso vale in Puglia, dove le dighe a servizio della Capitanata trattengono ancora mln. mc. 184.72 (56% ca. della capacità complessiva) a fronte di rilasci settimanali per circa 11 milioni di metri cubi compresivi anche dei volumi “persi” per evapotraspirazione.