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Osservatorio ANBI: piogge eccezionali in tutta Italia, ma la siccità resta un problema

Vincenzi (ANBI): “Il rischio è sempre il solito: qualche giornata di pioggia fa erroneamente ritenere risolto il problema idrico, procrastinando ulteriormente scelte fondamentali per contrastare una situazione di incertezza nelle disponibilità d’acqua”

Osservatorio ANBI: piogge eccezionali in tutta Italia, ma la siccità resta un problema

Maltempo, piogge eccezionali in tutta Italia: accumuli fino a 300 millimetri in 24 ore, ma la siccità resta un problema

Le precipitazioni intense delle ultime ore hanno provocato allagamenti, interruzioni della viabilità e forti aumenti delle portate fluviali in diverse regioni italiane. Dalla Liguria alla Sardegna, passando per il Nord-Est, il Lazio e la Toscana, numerosi territori sono stati interessati da accumuli di pioggia particolarmente elevati, con picchi prossimi ai 300 millimetri nell’arco di una giornata. Tuttavia, l’ondata di maltempo non è sufficiente a risolvere le criticità legate alla prolungata siccità e alla disponibilità delle risorse idriche.

A fare il punto sulla situazione è l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che ha diffuso una prima fotografia di un autunno caratterizzato da temperature ancora eccezionalmente miti e da fenomeni meteorologici di notevole intensità.

In Liguria, Savona ha registrato quasi 300 millimetri di pioggia in 24 ore. In Valle d’Aosta, gli accumuli hanno superato i 100 millimetri in alcuni comuni lungo il confine sud-orientale con il Piemonte. Tra Biellese, Vercellese e provincia di Verbania, le precipitazioni cumulate dall’inizio della settimana hanno oltrepassato in diversi punti i 200 millimetri, raggiungendo circa 281 millimetri a Comparient.

In Lombardia, i nubifragi hanno colpito il Lago Maggiore, dove a Laveno sono caduti 132 millimetri di pioggia in 24 ore, e alcuni centri ai piedi delle Alpi Orobie, con quantitativi superiori a 110 millimetri. Nel Nord-Est, le precipitazioni hanno superato i 100 millimetri nel Vicentino e nel Bellunese. In Friuli-Venezia Giulia, invece, le aree più occidentali sono state quelle maggiormente interessate, con accumuli superiori a 260 millimetri in 24 ore a Malga Valine.

Al confine tra Emilia-Romagna e Liguria, la zona del lago di Brugneto ha ricevuto 110 millimetri di pioggia in meno di un giorno. In Toscana, la provincia di Livorno è stata investita da precipitazioni particolarmente violente: in alcune località sono stati raggiunti circa 100 millimetri nell’arco di 24 ore, mentre a Marciana il dato è salito fino a 187 millimetri. Sull’Isola d’Elba, già colpita dalle alluvioni dei giorni precedenti, sono caduti altri 180 millimetri di pioggia sul versante occidentale, causando lo straripamento di alcuni fossi e l’interruzione della viabilità.

Situazione critica anche nel Lazio, dove a Castro dei Volsci, in Ciociaria, sono stati rilevati oltre 220 millimetri di precipitazioni in un solo giorno. A Latina, i 164 millimetri registrati hanno provocato l’allagamento di numerose strade provinciali e l’interruzione di una linea ferroviaria. In Campania, il Casertano è stato interessato da rovesci che hanno raggiunto quasi 40 millimetri in un’ora.

In Sardegna, le piogge hanno trasformato le strade in veri e propri corsi d’acqua nell’Oristanese, dove sono caduti circa 70 millimetri, e soprattutto nella parte centro-orientale dell’isola. A Baunei le precipitazioni hanno raggiunto 154 millimetri, mentre a Siniscola, nel Nuorese, sono arrivati a 221 millimetri.

Le piogge attenuano la siccità, ma non risolvono l’emergenza idrica

Nonostante gli importanti quantitativi di acqua caduti al suolo, ANBI invita a non confondere il temporaneo miglioramento delle disponibilità idriche con una soluzione strutturale del problema. Le conseguenze della siccità prolungata, infatti, non possono essere cancellate da pochi giorni di precipitazioni intense.

“Il rischio è sempre il solito: qualche giornata di pioggia fa erroneamente ritenere risolto il problema idrico, procrastinando ulteriormente scelte fondamentali per contrastare una ricorrente situazione di incertezza nelle disponibilità d’acqua; basti pensare alle autobotti ancora presenti in alcuni comuni del Piemonte o al livello di attenzione raggiunto dalle disponibilità idriche nella diga di Ridracoli a servizio potabile della Romagna”, sottolinea Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), richiamando i dati diffusi dall’Autorità di bacino distrettuale del fiume Po.

Gli episodi registrati nelle ultime ore evidenziano anche i rischi associati a perturbazioni autunnali di questa intensità in un bacino mediterraneo caratterizzato da temperature dell’aria e del mare ancora molto elevate per il periodo. A rendere più complesso il quadro è la vulnerabilità del territorio italiano, esposto a frane e alluvioni. Circa 8 milioni di persone vivono infatti in aree ad alto rischio idrogeologico, un dato che mette in luce la limitata capacità del Paese di affrontare una congiuntura meteorologica sempre più complessa.

“Purtroppo i ritardi nel concreto avvio degli stanziamenti previsti dal Piano Idrico Nazionale, tra cui alcuni invasi, limita non solo la possibilità di incrementare le riserve d’acqua, ma anche l’adattamento dei territori alla crisi climatica, caratterizzata dall’accentuarsi di eventi estremi che, stanti le attuali condizioni del Mare Nostrum, potrebbero registrarsi soprattutto sulle aree costiere”, aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.

Le previsioni indicano un possibile miglioramento nelle prossime ore, anche se il maltempo potrebbe lasciare strascichi fino al fine settimana.

Laghi e fiumi, crescono i livelli dopo le precipitazioni

Le abbondanti piogge stanno già modificando sensibilmente la situazione dei corpi idrici lungo la Penisola. L’esempio più evidente arriva dal Lago Maggiore: grazie a un afflusso superiore a 720 metri cubi al secondo, il livello del Verbano è aumentato di oltre mezzo metro in due giorni. Nello stesso intervallo, il riempimento del bacino è quasi triplicato, passando dal 18% al 52,7%. Secondo i dati degli enti regolatori dei grandi laghi, anche gli altri principali bacini lombardi mostrano livelli di riempimento significativi: il Lario è al 42,9%, il Sebino al 59,3% e il Garda al 45,7%. In Valle d’Aosta, la portata della Dora Baltea è passata da 9,80 a 13,40 metri cubi al secondo, mentre il torrente Lys ha registrato un incremento di quasi 10 metri cubi al secondo.

L’effetto dei nubifragi è particolarmente evidente anche in Veneto. A Ponte della Lasta, la portata del Piave è salita da 4,54 a oltre 70 metri cubi al secondo. Aumentano sensibilmente anche i flussi degli altri corsi d’acqua regionali: la Livenza ha registrato una crescita superiore al 200%, il Brenta del 570% e il Bacchiglione del 420%. Le variazioni sono state elaborate da ANBI sulla base dei dati ARPAV.

La situazione rimane invece critica per il Po, le cui portate continuano a essere nettamente inferiori ai valori medi storici. A Pontelagoscuro il fiume registra una portata di 625,21 metri cubi al secondo, pari a un deficit del 63% rispetto alla media. In Liguria, le precipitazioni hanno determinato un aumento dei livelli idrometrici dei principali corsi d’acqua: l’Entella è cresciuto di 121 centimetri, la Vara di 144 centimetri e l’Argentina di 47 centimetri.

Anche in Toscana si osservano andamenti differenti tra i bacini. Nonostante l’incremento delle portate, l’Arno rimane su valori contenuti, con 10,20 metri cubi al secondo, circa il 73% in meno rispetto alla media. Più marcata la crescita del Serchio, che in un giorno ha registrato un aumento superiore al 1.200%, e dell’Ombrone nel Grossetano, dove le portate sono aumentate del 575% in 24 ore.

Nelle Marche, i livelli dei fiumi rimangono sostanzialmente stabili e particolarmente bassi, soprattutto per l’Esino e il Sentino. La diga di Castreccioni, principale invaso regionale, contiene 32,89 milioni di metri cubi d’acqua: un quantitativo solo di poco superiore a quello rilevato nel siccitosissimo 2022.

In Umbria, le precipitazioni, pur senza raggiungere livelli eccezionali, hanno consentito al lago Trasimeno di salire di 4 centimetri. Le portate del Topino sono in linea con i valori storici di riferimento, quelle del Chiascio risultano superiori alla media, mentre la Paglia continua a mantenersi al di sotto.

Nel Lazio, il livello del lago di Albano è aumentato di 2 centimetri, mentre quello del lago di Nemi è rimasto invariato rispetto alla settimana precedente. Il Tevere è in crescita e presenta portate che si sono riportate in linea con la media degli ultimi sei anni.

In Campania, le forti precipitazioni sui bacini montani settentrionali hanno provocato un rapido innalzamento dei livelli del Garigliano, cresciuto di 188 centimetri a San Castrese. Nel Cilento, il Mingardo ha invece registrato un aumento di mezzo metro.

In Puglia e Sicilia migliorano le riserve idriche

Al Sud, le disponibilità d’acqua mostrano segnali differenti a seconda dei territori. In Puglia, l’invaso di Occhito, destinato a un riempimento pluriennale, contiene circa 82 milioni di metri cubi d’acqua, equivalenti al 33% dei volumi autorizzati. Il dato è comunque superiore dell’83% rispetto ai quantitativi trattenuti nello stesso periodo del 2025.

In Sicilia, le riserve accumulate nei laghi artificiali raggiungono complessivamente 409,69 milioni di metri cubi. Si tratta di uno dei livelli più elevati degli ultimi 16 anni. Rispetto allo scorso anno, la disponibilità è aumentata del 74%, mentre i bacini risultano riempiti per il 58% rispetto ai volumi autorizzati d’invaso.

I dati confermano come le precipitazioni possano contribuire a ricostituire le riserve e a migliorare temporaneamente le condizioni dei corsi d’acqua, senza però eliminare le fragilità strutturali del sistema idrico italiano. Per ANBI, la crescente frequenza degli eventi estremi rende quindi necessario accelerare gli interventi infrastrutturali e le misure di adattamento, così da affrontare sia i periodi di scarsità d’acqua sia i fenomeni di pioggia intensa.

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