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Per l’Italia ancora 21 infrazioni comunitarie aperte in tema ambientale

L’Italia continua a non mettersi in regola con i dispositivi comunitari e le sentenze della Corte di Giustizia. Delle 1.347 infrazioni comunitarie tuttora aperte, 97 sono in capo al nostro Paese. Di queste, 21 riguardano l'ambiente: più di una su cinque. E il tassametro corre: tra il 2003 e oggi, l’Italia ha pagato la cifra record di 183 milioni di euro in sanzioni inflitte dalla Commissione Ue per aiuti di Stato giudicati illegali, emergenza rifiuti in Campania, scarti pericolosi e discariche abusive non bonificate. Abbiamo il poco invidiabile primato nell’eurozona. Una quantità di risorse che equivale praticamente a sei mesi di investimenti da parte delle maggiori aziende del settore nel 2013 (che nel complesso ammontano a circa 343 milioni di euro).

Secondo Alessandro Marangoni, Ceo di Althesys, società di ricerche che anima il Was, il think tank italiano sull’industria del waste management che si appresta a presentare a Roma il Was Report 2015, “l’Italia deve porre fine allo spreco di risorse preziose nel comparto ambientale, soprattutto in quello della gestione dei rifiuti. Il fatto che il valore delle multe comminate dall’Unione europea equivalga a sei mesi di investimenti nel settore indica di per sé la via da seguire. Il nostro Paese deve adeguare il contesto regolatorio per evitare le sanzioni comminate da Bruxelles in un quadro tecnologico e di mercato di forte innovazione, mutando le relative politiche nazionali. Perché meno infrazioni vorrebbe dire più risorse da investire a vantaggio non solo delle aziende ma anche di tutti noi. E il Was Report 2015 offre spunti, analisi e proposte per un cambiamento che vada in questa direzione”.

Il Was Report 2015 (che include anche una valutazione ampia delle strategie economiche e politiche collegate al ciclo dei rifiuti) sarà presentato a Roma il prossimo 25 novembre.

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