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Recovery Plan, alle città green servono 11 miliardi per metro, ferrovie e bus

Il Recovery Plan è un'opportunità unica per l'Italia e l'Europa, per rilanciare l'economia in tutti i campi, anche in quello della mobilità green. C'entrare gli obiettivi, come il rinnovo dei trasporti pubblici, l'incentivaizone dell'elettrico, la promozione dei treni a idrogeno, è possibile, a patto che venga accelerata la pianificazione dei programmi in corso. 

Rercovery Plan, lo studio costi-benefici di Asvis 

L’Alleanza per lo sviluppo sostenibile (Asvis) e l’Asstra, l’associazione delle aziende di trasporto locale– riporta il Sole 24 ore– hanno stilato due studi che mirano a censire i progetti possibili con il Recovery Plan e a quantificare il fabbisogno di risorse necessarie per approntare un piano ambizioso e realistico. Realistico perché deve mettere in campo progetti già inseriti nella programmazione e quindi fattibili. Ambizioso perché punta a inserire tutti i progetti disponibili in chiave di sostenibilità. 

Per Asvis è stato fondamentale l'apporto di Pierluigi Coppola, docente al Politecnico di Milano, noto per essere stato l’unico nella commissione tecnica per l’analisi costi-benefici della Tav Torino-Lione a votare contro il No all’opera.

Secondo quanto riporta il Sole 24 Ore, il docente ha aggiornato il suo lavoro personale, tenendo conto dei vincoli del Pnrr- cantierabilità entro il 2023 e completamento entro il 2026– ottenendo una stima di 31,2 miliardi così suddivisi: 23,1 miliardi per il trasporto di massa (ferrovie locali, metrò, tranvie), di cui 13,1 già finanziati e 10 aggiuntivi; 8,1 miliardi per materiale rotabile (bus, trani, tram/ metro), di cui 6,9 tendenziali e 1,2 aggiuntivi. Il totale delle risorse aggiuntive è di quindi circa 11,2 miliardi. Secondo Coppola è da ricordare che 21,2 miliardi sono già disponibili, su un arco pluriennale lungo: il Recovery potrebbe quindi anche accelerare investimenti già previsti dopo il 2026. In paricolare, lo studio Asvissi, si sofferma sugli interventi infrastrutturali. 

Recovery Plan, lo studio di Asstra 

Lo studio Asstra– fa sapere il Sole 24 Ore– è in realtà una ricognizione del Recovery Plan e degli interventi previsti per la mobilità urbana. La parte più interessante– secondo quanto riporta il Sole 24 Ore– è in tre pagine che confrontano lo scenario tendenziale con lo scenario obiettivo e con la proposta. Lo scenario tendenziale (con risorse già previste), prevede risorse per 6,3 miliardi su fondi 2015-2033 per l’acquisto di 19.886 mezzi. Lo scenario obiettivo– si legge sul Sole 24 Ore– prevede invece un finanziamento di 16,5 miliardi, che avrebbe bisogno di 10,2 miliardi aggiuntivi rispetto al tendenziale e porterebbe 49mila mezzi (+29,725%). C’è poi un terzo scenario proposto– fa sapere il Sole 24 Ore– che ipotizza una più graduale transizione verso le tecnologie green e prevede con un fabbisogno aggiuntivi inferiore (circa 8 miliardi) la possibilità di acquistare più mezzi entro il 2033 (53mila mezzi) con economie di scala e standardizzazione e leasing operativo. 

Andrea Gibelli, presidente di Asstra, spiega le proposte così: “Il Covid ha posto al settore cinque questioni che andranno affrontate con una riforma complessiva: un nuovo modello di città che consenta un uso più razione del trasporto pubblico, l’integrazione di filiera con i fornitori del settore elettrico, le piattaforme digitali per incrociare in modo più efficiente domanda e offerta, il leasing operativo come nuovo modello di finanziamento del Tpl, il nuovo ruolo delle imprese Tpl". 

Su questo ultimo punto, a oggi, dice Gibelli: “Non è più possibile gestire la domanda disgiunta, siamo imprese di servizi essenziali operanti in un mercato regolato che dipendono da scelte di terzi– e aggiunge– Asstra non vuole occuparsi solo di trasporto in senso stretto, ma si propone come piattaforma di discussione per l’intero sistema di trasporti”. 

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