Potrebbero essere ancora una volta le nanotecnologie a darci una mano per produrre idrogeno in maniera sicura, efficiente e poco costosa. Comunemente l’idrogeno, che non è una fonte di energia primaria ,bensì un vettore energetico che potrebbe avere un impiego importante nel settore dei trasporti, si ottiene dal metano o dall’elettrolisi dell’acqua. Il primo sistema è inquinante perché produce anidride carbonica, il secondo è costoso perché ha un elevato consumo energetico e presenta anche problemi di sicurezza. L’Iccom-Cnr di Firenze ha raggiunto invece un risultato interessante partendo da soluzioni acquose di alcoli derivati da biomasse e impiegando elettrodi nanostrutturati. La struttura geometrica degli elettrodi combinata con le proprietà dei nanomateriali impiegati-in questo caso palladio e titanio- , consente di fabbricare un kilogrammo di idrogeno con un dispendio di energia pari a meno della metà di quella impiegata nell’elettrolisi tradizionale: 18,5 kilowattore invece di 45 kilowattore per 1 Kg di idrogeno prodotto. Valore che è bene al disotto della soglia fissata dal Doe, Dipartimento di energia americano, come limite di consumo.
Molte le potenziali ricadute tecnologiche; l’idrogeno opportunamente immagazzinato potrebbe servire per la generazione di corrente elettrica, e il particolare elettrodo dell’invenzione consente di ottenere, partendo da alcoli rinnovabili, composti ad alto valore aggiunto utilizzabili nell’industria cosmetica, tessile, alimentare e nella produzione di plastiche biodegradabili.
Ludovica Manusardi

