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Schnee (Breslin AG): “Lo shale gas disincentiverà le rinnovabili”

“Lo shale gas rappresenta un punto di svolta, in quanto abbatte i prezzi del petrolio, del carbone e del gas. E il petrolio a buon mercato non porterà le industrie ad investire nelle energie alternative”. A dirlo è Martin Schnee, partner di Breslin AG, una delle più importanti società di consulenza strategica in Europa nel campo della bioeconomia, con sedi a Zurigo, Londra, Francoforte e Monaco di Baviera. Nel contesto dello sviluppo della bioeconomia in Europa, Schnee mette in guardia contro il ruolo sempre più importante svolto dallo shale gas, un gas naturale che si trova intrappolato all’interno di formazioni di scisto, diventato una fonte sempre più importante di gas naturale negli Stati Uniti a partire dall’inizio di questo secolo. Nel 2000 lo shale gas rappresentava solo l’1% della produzione di gas naturale degli Stati Uniti; nel 2010 la percentuale è salita ad oltre il 20% e la Energy Information Administration del governo statunitense prevede che, entro il 2035, il 46% della fornitura di gas naturale degli Stati Uniti verrà da shale gas.
In questa intervista rilasciata ad Affaritaliani.it, Schnee parla di bioeconomia dal punto di vista degli investimenti industriali, considerando “l’energia alternativa e i biomateriali da fonti alternative come fattori rilevanti per la futura crescita dell’Europa”.
shale gas

Mario Bonaccorso
www.ilbioeconomista.com

Dottor Schnee, quale ruolo gioca, dal suo punto di vista, la bioeconomia nella prospettiva di crescita dell’Europa per i prossimi decenni?
L’utilizzo delle risorse biologiche per la produzione industriale – manifattura, energia alternativa e biomateriali da fonti alternative – potrebbe fornire un grande contributo alla crescita futura dell’Europa. In particolare, lo sviluppo di nuovi processi e prodotti è funzionale alla difesa del ruolo di leadership europea nell’industria chimica. È importante però tenere presente che la produzione estensiva di shale gas (ad esempio in Usa) potrebbe cambiare l’attuale quadro positivo, così come che gli investimenti si stanno indirizzando verso i mercati esteri in crescita.

Perché lo shale gas potrebbe cambiare il quadro positivo?
Perché rappresenta un punto di svolta, in quanto abbatte i prezzi del petrolio, del carbone e del gas. E il petrolio a buon mercato non porterà le industrie ad investire nelle energie alternative. La questione che si apre è capire quanto profondo sarà l’impatto provocato dai prezzi dell’energia.

La bioeconomia è quindi legata in modo stretto al futuro della chimica e del settore energetico…
La bioeconomia farà certamente parte del futuro di questi due settori, con un contributo differente. Poiché circa il 10% del petrolio prodotto viene assorbito dalla produzione dell’industria chimica, ritengo che le risorse biologiche saranno chiamate a dare un contributo maggiore al settore energetico. Tuttavia, la chimica è interessata all’impiego di nuove materie prime per vari motivi. In particolare, uscendo dalla crisi finanziaria e dal rallentamento economico degli ultimi anni, l’industria chimica mondiale sta vedendo grandi cambiamenti dovuti alla dinamica dei prezzi energetici e alla necessità di affrontare una volatilità dei prezzi degli idrocarburi senza precedenti. I prezzi dell’energia sono significativamente superiori a quelli che si sono registrati negli ultimi due decenni, e sono superiori a quelli prodotti dalle precedenti recessioni.

Quali sono oggi le tendenze in atto nell’industria chimica?
Guardando le grandi aziende chimiche, come ad esempio le tedesche Basf ed Evonik, c’è una tendenza consolidata verso l’impiego delle biotecnologie industriali per la produzione di vitamine, amminoacidi o altri prodotti chimici speciali. Ma attualmente l’industria è alla ricerca di processi in grado di sostituire le prime fasi della catena di valore di prodotti chimici a base di olio grezzo utilizzando  materie prime rinnovabili e producendo sostanze chimiche fondamentali, che poi potrebbero essere impiegate come materia prima per la produzione ‘classica’. Una grande fonte potrebbe essere l’onnipresente anidride carbonica, su cui attualmente si sta facendo molta ricerca. Ma la strada è ancora lunga.