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di Paolo Fiore
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Vento di novità su Piazza Affari. Il mini-eolico piace alla Borsa: True Energy Wind è freschissima di quotazione: ha fatto il suo esordio lo scorso 11 ottobre. Nel primo giorno di negoziazioni ha chiuso con una crescita vicina al 7%, scambiando titoli per oltre 500 mila euro. In quelli successivi sta vivendo un momento di assestamento, ma le azione restano comunque vicino a 1,30 euro, cinque centesimi oltre il prezzo d'esordio. "Quella della Borsa è una strada difficile ma performante, anche perché l'alternativa è il canale bancario", afferma ad Affaritaliani.it Ciro Mongillo, Ceo di True Energy Wind. Grande accoglienza sui mercati, ottime prospettive di crescita e un quadro normativo favorevole. Rischio bolla? "No, la complessità del settore lo esclude".

 

L'INTERVISTA

Ciro Mongillo, immagino siate soddisfatti dell'esordio in Borsa...
I primi due giorni sono andati oltre ogni aspettativa. L'esordio è stato positivo, con un'apertura a +27% e  chiusura da +7%. Ma quello che non ci si aspettava era un titolo così frizzante e movimentato. Abbiamo avuto una negoziazione superiore ai 500 mila euro il primo giorno e intorno ai 250 mila il secondo.

Perché scegliere la quotazione proprio in questo momento?
E' una strada difficile ma più performante. L'alternativa è la banca. Il prestito bancario è un debito fine a se stesso.  Abbiamo voluto fare un'azione un po' più complessa. Il nostro primo progetto è stato finanziato in modo tradizionale. Adesso il prossimo passo è più complesso. Volevamo promuovere un programma che comprendesse almeno 3 progetti e 120 turbine. Farlo con la tradizionale via bancaria ci sembrava non adeguato.

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Dal punto di vista normativo il mini eolico, a differenza delle altre rinnovabili, è passato indenne dai tagli del governo. Gli attori del grande eolico cominceranno a guardare con più interesse al mini?
Non ci sarà uno spostamento perché sono mondi diversi e gli attori interessati hanno percorsi diversi. Il mini eolico ha un apprioccio diverso. L'accesso è più semplice, ma la gestione è più complessa. Il grande eolico attira soggetti abituati a operazioni di centinaia di migliaia di euro. Alcuni operatori, che ho incontrato venerdì scorso, mi hanno confermato che dall'interesse al closing il percorso è lungo. Perché il mini eolico racchiude un insieme di fattori. Non è sufficiente un sito e una pala, ma è necessario analizzare il sito, trovare la pala giusta per poi avere il risultato sperato.

Il trend del mini eolico a livello globale è incoraggiante. Secondo una stima di Navigant Research, il giro d'affari dovrebbe toccare i 700 milioni di dollari entro il 2018. A qunto ammonta in Italia?
Il dato ufficiale installato in Italia a fine 2011 arriva a poco più di 13 MW, con 300 impianti installati. Non i sono dati aggiornati al 2012-2013. Ma, anche prendeno per buona la stima di Navigant Research, si tratta di un progresso importante ma non una crescita terrificante.

E questo nonostante il quadro normativo favorevole. Come mai?
Non c'è una crescita terrificante per la complessità del settore. Una complessità che però mette al riparo dal rischio bolla

E se questo quadro normativo favorevole dovesse mutare? La Borsa è un modo per affrancarsi dalle decisioni dei governi?
Il governo ha già un programma che permette una pianificazione dei prossimi 4-5 anni. Oggi non ci sono spazi per fare da soli 300 milioni di fatturato. Ma miriamo a completare il primo progetto con un investimento da 25 milioni, che nella prospettiva più ottimistica può raddoppiarlo. Ci sono tutte le condizioni per farlo. Essere un soggetto quotato ci aiuta a dare uno status industriale al nostro futuro.

Che 2014 sarà per il settore green, soprattuto in Borsa?
Positivo. Purché ci abituiamo a definire green tutto ciò che va a vantaggio dell'energia. Oggi pensiamo solo alle rinnovabili. Il green nel senso più ampio offre maggiori spazi. Abbiamo molta strada da fare per rispettare gli obblighi posti dall'europa entro il 2020. Abbiamo già grandi competenze. La Borsa può essere un grande alleato.
 

     

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