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Nel Golfo del Messico c'è una zona morta grande quanto la Lombardia, dove flora e fauna stanno scomparendo. Colpa dei fertilizzanti usati negli Stati Uniti e defluiti in mare a causa delle forti piogge cadute sul Midwest.

Le inondazioni hanno trascinato in mare azoto e fosforo. Prodotti utilizzati in agricoltura che, una volta sul fondo dell'oceano, hanno sortito lo stesso effetto: far crescere le alghe in modo anomalo, a tal punto da soffocare gli altri organismi marini. Secondo il National Geographic è una catastrofe per la biodiversità della zona. 

Secondo le previsioni dell'Università di Louisiana e Michigan, l'area sarebbe ampia circa 20 mila km2. Un fenomeno simile era stata osservata nel 2002, ma le condizioni della zona sarebbero oggi molto più severe.

Zone morte come quella del Golfo sono comuni in estate, alle foci dei grandi fiumi degli Stati Uniti. Ma neppure l'Europa è immune. Il caso più eclatante riguarda il Mar Baltico, dove, nel 2010, è stata osservata la zona morta più ampia del mondo.

Il fenomeno ha gravi conseguenze per gli ecosistemi marini. A pagarne le conseguenze è la fauna che colonizza il fondo dell'oceano, come frutti di mare e cozze. E anche i pesci, privati del loro habitat, soffrono: molti di loro soffocano per la penuria di ossigeno. E anche aragosta e gamberi sono destinati a morire. Il fenomeno è temporaneo. E pare essere reversibile. Ma il ritorno alla normalità richiede tempo. Per rendere il processo più rapido, anche l'uomo deve fare la sua parte, limitando l'uso di prodotti chimici in agricoltura.

 

 

 

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