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Innovazione
Immuni e le fobie sulla privacy. Roberto Esposito lo spiega come funziona

“A tutti quelli che ora lanciano accorati appelli alla privacy o, peggio, narrano chissà quali dietrologie su immuni, andrebbe ricordato che ogni volta che vanno su Google o aprono Facebook offrono i loro dati personali con molta più disinvoltura”. A dirlo ad Affaritaliani, Roberto Esposito, esperto nel campo delle innovazioni, che già all’età di 26 anni entra nel Guinness dei primati per il maggior numero di commenti ad un singolo post di Facebook. Un commento che in tre mesi viene commentato da oltre 600mila persone. Grazie alla capacità di coinvolgere persone sui social media attraverso la sua DeRev, viene nominato nel Digital Democracy Leader dal Parlamento europeo e nel 2018 viene inserito tra i dieci italian leaders da Leadership Arena. Il digitale è il suo elemento quotidiano e per questo sui suoi canali social (tra Instagram e Facebook si avvicina a 100mila followers) dà consigli e analizza dall'interno le logiche e le dinamiche con cui funzionano le strategie di comunicazione digitale, le racconta a chi spesso è destinato a “subirle”. Nel periodo della polemica infuocata sui vaccini è stato consulente del Ministero della salute, oggi al centro dell’attenzione anche per il lancio di Immuni. 

Cosa pensa dell’app voluta dal ministero della Salute?                                                                                            “Ho visto con sorpresa che la maggior parte degli italiani non ha intenzione di scaricare l’app sul proprio smartphone per questioni legate alla privacy. Se da un lato è comprensibile, da molti altri non lo è affatto”.

Per quale motivo?                                                                                                                                                    “Perché Immuni è un'app realizzata in open source, e cioè il suo codice è pubblico per cui chiunque può accedervi e studiarlo per capire esattamente tutti i meccanismi, le funzionalità e le azioni che questa app compie. Non ci sono segreti e poi anche per ragioni legate alle modalità di tracciamento”.

Come funziona il tracciamento attuato dall’app?                                                                                                    “L’app genera un codice casuale che cambia ogni ora, un po' simile a quello dei token di sicurezza delle banche, e utilizza il bluetooth del vostro smartphone per inviarlo a tutti gli altri smartphone che incontra, registrando inoltre la distanza e la durata del contatto tra i due. In questo modo, se due persone hanno l'app installata e si incontrano, i loro due smartphone si scambieranno questo codice, e dunque ognuno memorizzerà nel proprio smartphone i codici di tutte le persone con cui si è venuti a contatto”.

E in caso di positività al virus?                                                                                                                                    “Se nei quindici giorni successivi una persona dovesse risultare positiva al Covid19, questa dovrà comunicare agli operatori sanitari il codice presente nella propria app e di conseguenza, in maniera del tutto anonima e senza neanche conoscere o poter rintracciare i destinatari, partirà una notifica verso tutti gli altri codici memorizzati, per avvisare dunque tutte le persone con cui si è entrati in contatto nell'ultimo periodo, informandole su quanto è durato il contatto e a quale distanza”.

Da dove nascono allora le battaglie per la privacy?                                                                                                         “Le ragioni sono spesso solo ideologiche. Nel periodo in cui impazzava la polemica sui vaccini ho lavorato come consulente alla comunicazione del Ministero della Salute e posso garantire che di fronte alle ideologie spesso è inutile adottare la ragionevolezza. Ma contano i fatti e i fatti dicono che ognuno può pensare quello che vuole, però quanto a tracciabilità è utile sapere che colossi come Google o Facebook offrono a tutti gli operatori che, come me, si occupano di social media in modo professionale dei pannelli attraverso cui è possibile usare i dati di ogni utente per mandare promozioni, offerte e annunci pubblicitari. Permettono di incrociare tutte le vostre informazioni, i gusti, i comportamenti e le abitudini per mandarvi annunci mirati e personalizzati. Questo è possibile perché dai nostri smartphone vengono raccolte tutte le vostre informazioni, ogni azione e ogni vostra attività, inclusa la nostra posizione in tempo reale”.

Quando non si paga un servizio il prodotto siamo noi.                                                                                          “Esatto. Ogni giorno ciascuno di noi fornisce milioni di dati a tutte le app che utilizziamo, e lo facciamo perché - più o meno consapevolmente - accettiamo di utilizzare un servizio gratuito che ci è utile o serve ad intrattenerci offrendogli in cambio i nostri dati. In questo caso, invece, si tratta di scaricare un'app per cui non bisogna pagare niente, non viene raccolto nessun dato, non dobbiamo fare niente se non tenerla installata e soprattutto, non dobbiamo farlo per fare un favore al ministero della salute ma per fare un favore a noi stessi e a chi ci sta intorno”.

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