“Noi abbiamo avuto il privilegio di nascere a Roma, e io l’ho praticata come si dovrebbe, perché Roma non è una città come le altre. È un grande museo, un salotto da attraversare in punta di piedi.”
Alberto Sordi Roma non la raccontava da turista e neppure da innamorato accecato. La conosceva troppo bene. Per questo, quando diceva che Roma va “praticata”, sembrava quasi parlare di una disciplina quotidiana: bisogna saperla prendere, sopportare, perdonare. E soprattutto non avere fretta.
Perché Roma non si concede a chi corre. Ti costringe a fermarti davanti a una facciata, a una fontana, a un sampietrino sconnesso che magari ti fa pure inciampare proprio mentre stai contemplando duemila anni di storia. È fatta così: prima ti mostra Bernini, poi ti ricorda che hai parcheggiato in doppia fila.
Un salotto, sì. Ma molto romano
Sordi la definiva un grande museo e un salotto da attraversare in punta di piedi. Bellissima immagine. Solo che il salotto romano, bisogna dirlo, ha qualche caratteristica tutta sua: qualcuno parla a voce troppo alta, uno ha lasciato lo scooter davanti all’ingresso e un altro sta già litigando perché “io so’ cinque minuti che aspetto”.
Ma forse è proprio questo il punto. Roma riesce a essere monumentale senza diventare solenne. Convive con Cesare e con il barista, con Caravaggio e con quello che ti suona il clacson mezzo secondo dopo che è scattato il verde. Tutto insieme, senza gerarchie.
E Sordi questo lo aveva capito meglio di molti altri. Amava Roma proprio perché non aveva bisogno di idealizzarla. Poteva prenderla in giro perché ne faceva parte.
Il privilegio di non accorgersene
Chi nasce a Roma possiede infatti un privilegio curioso: può passare davanti al Colosseo pensando alla spesa, attraversare piazza Navona rispondendo al telefono e considerare San Pietro semplicemente “quella strada dove oggi c’è traffico”.
È forse il lusso più grande e insieme il peccato originale dei romani: vivere dentro la bellezza fino a rischiare di non vederla più.
Sordi ricordava invece che quella bellezza va rispettata, frequentata, quasi corteggiata. In punta di piedi, diceva lui.
Poi, conoscendo Roma e i romani, possiamo immaginare che dopo qualche metro avrebbe aggiunto: in punta di piedi sì, ma attenti alle buche.


