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IPSE DIXIT – Parola di romano… firmato Walter Veltroni

IPSE DIXIT – Parola di romano… firmato Walter Veltroni

“Sinistra è una bellissima parola, sta dentro di noi, è un insieme di valori, di passioni. Sono di sinistra se, di fronte alla solitudine di un’anziana malata, mi accorgo che anche la mia vita perde qualcosa; sono di sinistra se le rinunce di una famiglia di quattro persone rendono la mia più povera; sono di sinistra se vedo un bambino che muore di fame, e in quel momento è mio figlio, mio fratello piccolo. Essere di sinistra]non è appartenere ad un partito di quell’area, ma quello per cui mi batto. Ciò per cui mi batto mi descrive più di ogni altra cosa.”

L’ex sindaco Veltroni prova a spostare il discorso dalla politica come appartenenza alla politica come sensibilità. Al di là dell’etichetta “sinistra”, il cuore del ragionamento è semplice: una comunità si misura dalla capacità di sentire come propria anche la fragilità degli altri. La solitudine, la povertà, la fame non sono soltanto problemi di chi li vive, ma ferite che impoveriscono l’intero tessuto umano.

È un’idea che può essere letta senza tifo e senza casacche: prima ancora delle sigle, contano lo sguardo, l’empatia, il senso di responsabilità verso chi resta indietro. In questo senso la frase dice qualcosa che va oltre un perimetro politico preciso: ci ricorda che i valori non sono solo slogan da campagna elettorale, ma il modo concreto in cui scegliamo di stare al mondo.

Forse è proprio questo il passaggio più interessante: non “io sono ciò che voto”, ma “io sono ciò per cui mi batto”. Una definizione che, condivisibile o meno, ha il merito di riportare la politica alla sua radice più profonda: non il posizionamento… ma la coscienza.