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Lavoro
Voucher: profilo dei lavoratori e dei committenti
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Una nuova ricerca Inps-Veneto Lavoro calcola in due milioni e mezzo i lavoratori italiani pagati con il buono lavoro dal 2008 al 2015: siamo passati dai 25 mila voucheristi di otto anni fa al milione e 380 mila del 2015. Obiettivo della ricerca, visionabile sul sito  Inps,  è analizzare il boom dei voucher degli ultimi anni, documentandone la dinamica e la diffusione a livello settoriale e territoriale. In particolare, l'attenzione è stata rivolta maggiormente: alla domanda di lavoro accessorio e, dunque, alla tipologia di datori di lavoro e all'intensità e persistenza del ricorso ai voucher; e all'offerta di lavoro, quindi, ai lavoratori coinvolti secondo le loro principali caratteristiche anagrafiche e di percorsi nel mercato del lavoro.
La ricerca evidenzia, poi,  il tasso del turn-over - dunque i nuovi lavoratori - è stato del 60-70% ogni anno, con un tasso di ripetizione del 50%, ovvero la probabilità di essere pagati con il ticket anche l'anno successivo. Dallo studio emerge inoltre che una quota consistente di lavoratori, il 20%, una volta entrati nel sistema dei voucher c'è poi anche restato. Un fenomeno comunque rilevante, se si pensa che tra 2008 e 2015 ben 816 mila committenti hanno utilizzato questo tipo di buoni per remunerare il lavoro. Erano poco meno di 10 mila nel 2008. Dal 2012 ne sono entrati circa 100 mila nuovi all'anno. Nel 2014 e 2015 rispettivamente 215 mila e 233 mila.. Il 60% dei datori lavoro sembra affezionato a questo tipo di paga, visto che la usa per più anni. Liguria, Puglia e Calabria sono le regioni con i più alti indici di crescita dei committenti.

L'analisi poi si focalizza sul profilo dei lavoratori pagati con i buoni lavoro: età media 36 anni e donne per la maggior parte dei casi. Sotto l’aspetto economico solo 207 mila lavoratori hanno guadagnato più di 1.000 euro netti nei dodici mesi, quasi un milione si sono accontentati di meno di 500 euro. Molto interessante la tipologia dei voucheristi: 8% appena pensionati (specie in attività agricole); 14% soggetti mai occupati (per lo più giovani ventenni, il 60% donne, il 30% voucherista di ritorno); 18%  percettori di Aspi, mini Aspi o Naspi (37 anni in media, per lo più maschi); 29% occupati presso aziende private con contratti a tempo indeterminato full e part-time; il 46% ha contratti a termine (soprattutto giovani);  23% silenti ex occupati (età media 37 anni e  donne nel 57% dei casi); 8% altri occupati (40 anni di media, lavoratori domestici, parasubordinati, operai agricoli, lavoratori autonomi, casse professionali, dipendenti pubblici). Infine, l'analisi dei committenti che rileva come tra il 2013 e 2015 i datori di lavoro affezionati ai voucher sono raddoppiati per arrivare a 473 mila, mentre sia il numero dei ticket che i lavoratori pagati così sono quasi triplicati. I committenti del settore agricolo – al contrario di quanto si potesse pensare – sono meno di tutti e si attestano a solo 16 mila. La fetta più grande comprende le 250 mila aziende dell’industria e del terziario con dipendenti che erogano il 76% dei voucher: oltre la metà sono alberghi e turismo (75 mila) e commercio (53 mila). Forti anche le aziende alimentari, le costruzioni (quasi 14 mila), i servizi alle imprese e informatica (oltre 20 mila). Le imprese artigiane e i commercianti senza dipendenti risultano 65 mila. Infine, 145 mila committenti devono essere ancora classificati, circa un terzo del totale (ma impiegano solo il 19% dei voucher complessivi). Dei 473 mila datori di lavoro totali del 2015, quasi la metà era al primo anno di utilizzo dei voucher e di questi il 40% li usa solo per un anno.

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