Ore in più rispetto al contratto e una parte della retribuzione consegnata cash. La Guardia di Finanza ricostruisce oltre tre anni di pagamenti in una società del VII Municipio. Contestate irregolarità contributive e una sanzione da circa 45mila euro.
La busta paga c’era, ma a quanto pare non raccontava tutta la storia. In un call center del quadrante Tuscolano una parte delle ore effettivamente lavorate sarebbe stata remunerata attraverso pagamenti in contanti, fuori dai normali circuiti tracciabili.
A ricostruire il meccanismo sono stati i militari del 1° Nucleo operativo metropolitano della Guardia di Finanza di Roma, che hanno passato al setaccio documenti aziendali e dati informatici relativi al periodo compreso tra il 2023 e il 2026.
Ore extra, soldi cash
Gli accertamenti hanno interessato quasi 470 lavoratori di una società attiva nei settori dei call center e delle emittenti radiofoniche, con sede nel VII Municipio.
Secondo quanto emerso dai controlli, alcuni dipendenti avrebbero lavorato oltre l’orario formalmente previsto, ricevendo il compenso aggiuntivo in contanti. Un sistema che avrebbe prodotto anomalie non soltanto sul fronte della tracciabilità degli stipendi, ma anche nella registrazione del personale e nel versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.
Insomma, il lavoro risultava molto moderno — cuffie, telefoni e computer — mentre per una parte delle retribuzioni si sarebbe tornati al vecchio metodo della banconota.
Scattano le segnalazioni
La documentazione raccolta è stata trasmessa all’Ispettorato nazionale del lavoro, all’Inps e all’Inail, che dovranno ora procedere per gli aspetti di rispettiva competenza. Alla società è stata inoltre contestata una sanzione complessiva di circa 45mila euro.
La Guardia di Finanza ricorda che la tracciabilità degli stipendi non è una formalità burocratica: permette di certificare quanto realmente percepito dal lavoratore e garantisce che contributi e tutele previdenziali seguano la stessa strada.


