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Aumento costo dei libri: la voce agli editori!

Aumento costo dei libri: la voce agli editori!
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La ripresa dell’anno scolastico porta puntualmente alla spesa sui libri e per i genitori è un’ulteriore tassa pesante che grava sull’economia della famiglia, oggi più che mai sempre più in “rosso”. Affaritaliani.it ha sentito due voci autorevoli di case editrici note e consolidate nel mondo della scuola come Giunti e De Agostini. Roberto Devalle (amministratore delegato De Agostini Scuola) e Andrea Chiaramonti (amministratore delegato Giunti Scuola) che, contrariamente a quanto ci si aspetti, sostengono che…

di Alessandra Peluso

Riprende l’anno scolastico in tutte le regioni d’Italia. Puntualmente aumenta a dismisura la spesa sui libri e per i genitori questo non significa altro che un’ulteriore tassa pesante che grava sull’economia della famiglia, oggi più che mai sempre più in “rosso”. Ecco i punti di vista di due voci autorevoli di case editrici note e consolidate nel mondo della scuola come Giunti e De Agostini. Abbiamo sentito Roberto Devalle (amministratore delegato De Agostini Scuola) e Andrea Chiaramonti (amministratore delegato Giunti Scuola) che, contrariamente a quanto ci si aspetti, sostengono che non si può parlare di tassa né di aumento considerevole sulla spesa delle famiglie italiane. Nella scuola primaria i testi sono a carico del Comune e le famiglie acquistano per conto loro solo i testi per i compiti delle vacanze ed eventuali opere narrative. Poca spesa: parliamo di 20 euro al massimo per anno; mentre, nella scuola secondaria (medie e superiori) le scuole hanno un tetto di spesa fissato annualmente dal MIUR. Per inciso questo tetto diversificato per anno e per tipologia di istituto (licei, ist. Tecnici, ist. Profess., ecc.) è fermo da 2 anni ai valori fissati dal decreto ministeriale 43/2012 dell’allora ministro Profumo. Questi valori sono pari per esempio a 294€ per la prima media (117 e 132€ per seconda e terza), dai 244 ai 335€ per la prima superiore (quasi la metà nel secondo anno) e dai 167 ai 382€ per il terzo anno delle superiori (poco meno per il 4° anno) e dai 129 ai 325€ per il quinto anno quello della maturità.

Ovviamente le cifre più alte riguardano i licei a cui si devono aggiungere i famigerati vocabolari (latino e/o greco, italiano, inglese e seconda lingua) che sono però un acquisto che si fa una volta sola e che io preferisco considerare un investimento non una TASSA, come peraltro dovrebbero essere considerati i libri scolastici in genere. Il tetto di spesa sopra detto può essere superato dalle delibere del collegio docenti sino ad un massimo del 10% ma devono essere adeguatamente motivate. Se poi la classe intera adotta esclusivamente testi solo in digitale tale tetto scende del 30% o del 10% se adotta testi cosiddetti “misti” ovvero in formato cartaceo e digitale. Detto questo io sinceramente non comprendo la questione del caro libri. Se per caro libri s’intende un aumento smisurato dei prezzi questo è ovviamente falso non potendo né l’editore né la scuola superare determinate soglie fissate per legge e tale soglia è ferma da due anni. Anzi i prezzi sono in discesa sia per le versioni solo digitali sia per una dinamica competitiva che ha mediamente eroso negli ultimi 3-4 anni circa il 10% del listino a parità di pagine prodotte. Se invece per caro libri intendiamo un prezzo considerato troppo alto per quel che vale l’oggetto in se, allora dobbiamo aprire un tavolo separato di discussione e non è questa l’occasione. Se per caro libri intendiamo che poiché internet ci ha abituati all’informazione gratis allora (e con ciò confondendo formazione con informazione) tutto ciò che si ricollega al sapere deve a sua volta essere gratis o poco più, beh capisce, che basta tornare al 1968 per trovare le risposte di tale demagogia. Le famiglie hanno diversi strumenti per “risparmiare” sulla cultura e l’apprendimento dei propri figli. C’è l’usato, ci sono canali commerciali che praticano lo sconto del 10-15% (ipermercati, Amazon, ecc.), in diverse scuole si pratica il comodato d’uso organizzato dalla stessa scuola… Si possono acquistare versioni solo digitali (ma attenzione ai device e alle prestazioni senza parlare della mancanza in parecchie scuole di wifi, fibra ottica e dotazioni LIM. Inoltre non c’è alcun aumento di 200 euro sull’editoria scolastica.

Magari avessimo registrato aumenti di fatturato!!! Certo se l’anno prima la famiglia compra solo libri usati e l’anno dopo ne compra di nuovi perché il figlio è andato alle superiori o per altro è ovvio che spenderà di più. Forse è solo questo? Ma c’è una bella differenza tra un libro nuovo e usato, così come per qualsiasi bene in commercio. Le 799 euro come ho già spiegato che il tetto più alto, quello del classico arriva a 335€, mettiamo che tutti sforino del 10% e andiamo a 370€, poi aggiungiamo il dizionario di greco, latino, altri 150euro a dir tanto arriviamo a 520€ (e magari comprassero tutti libri nuovi) non conto il dizionario di italiano e di inglese che di regola si prendono per l’esame di terza media. Mancano 280€ euro all’appello e questo nei licei classici che rappresentano una sparuta minoranza. Almeno 380€ se parliamo di istituti tecnici e almeno 500 euro in seconda e quarta superiore. Cosi come in seconda e terza media. Come la mettiamo allora con questo caro libri??? (Roberto Devalle AD De Agostini Scuola spa. Siamo un gruppo editoriale scolastico che detiene il 10,5% del mercato nazionale e pubblica in tutti i segmenti dell’istruzione, dalla scuola primaria all’università). Parlare di caro libri senza entrare nel merito del valore dell’educazione scolastica e del sapere appreso attraverso i libri vuol dire non dare futuro a questo paese. I libri scolastici sono aumentati all’incirca dell’1%. Ogni anno a settembre riparte il problema della spesa delle famiglie per l’istruzione; sull’argomento c’è anche una naturale confusione nel messaggio informativo perché si mescola il caro scuola con il caro libri.

Penso che ci sia un’importante differenza nell’investimento che una famiglia deve fare tra spendere 100,00 euro in libri o 100 euro in corredo scolastico che sia astuccio zaino o altro. Il libro e il suo contenuto (sia esso usufruito in modo cartaceo o digitale), ha un valore e un’importanza diversi rispetto al corredo scolastico nella formazione delle nostre future generazioni e dei nostri figli e bisognerebbe lavorare sul valore della scuola, della cultura e sul valore dei docenti che anche con i libri formano gli studenti che sono il futuro di questa nazione. La curva dell’apprendimento stilata su 40 paesi a livello mondiale ci pone al 25 posto a differenza Corea del Sud, Giappone, Singapore e Hong Kong Finlandia, che si giocano i primi posti dell’eccellenza scolastica. Questi sono anche i paesi dove il Pil, che sta misurando la nostra vita, sta salendo in maniera vistosa ciò a dimostrazione dello stretto collegamento tra istruzione e sviluppo di un paese in termini economici. Quindi credo che tutti dobbiamo smettere di parlare di caro libro, ma far si che si parli di libro come strumento portante per l’apprendimento. Il libro poi potrà essere, come stabilito dalle ultime disposizioni ministeriali, in parte o totalmente digitale, ciò dipenderà anche dalle capacità del corpo docente di avvicinarsi alle nuove tecnologie e dalle strumentazioni tecnologiche che offrirà la scuola a livello strutturale, collegamenti internet, LIM, ecc. Quindi, come in parte già avviene per le famiglie meno abbienti, deve essere la politica che aiuta la famiglia a non avere una spesa unica a settembre attuando politiche di finanziamento agevolato per rateizzare il pagamento dei libri di scuola. Inoltre dare la possibilità di detrarre fiscalmente i libri di testo dalle tasse, quindi favorire l’acquisto e l’uso dei libri ripartendo e dilazionando i costi. (Andrea Chiaramonti, amministratore delegato Giunti Scuola Editore)