A cavallo tra saggistica e letteratura, politologia e storia, società e cultura, Diwan aspira a restituire la complessità della riva sud del Mediterraneo, un mondo di voci, culture ed esperienze umane impossibile da racchiudere in una definizione univoca. Esattamente come la parola che le dà il nome, diwan – che in arabo e in persiano può indicare una raccolta di poesie, una variante calligrafica, un consiglio governativo o giunta, un ministro o capogabinetto e, infine, divano sui cui ci si siede o ci si distende – la collana si ripromette di scandagliare tanto le correnti profonde che scorrono nelle viscere delle società arabe, ebraica e mediterranee, quanto di analizzare e commentare gli eventi e gli episodi che hanno contraddistinto la Storia, recente e lontana, di questi Paesi, delle loro classi dirigenti come della gente comune. Si legge nel comunicato di lancio: “Diwan vuole essere un binocolo che, di libro in libro, focalizza il proprio obiettivo su molteplici aspetti dei Paesi che scruta all’orizzonte, con diversi gradi di distanza e di approfondimento. Le lenti possono variare, spaziare dallo sguardo di insieme all’attenzione ai dettagli, ma il minimo comune denominatore di tutte le opere pubblicate saranno la curiosità e il desiderio di rovesciare i luoghi comuni, di intaccare le certezze acquisite, per recuperare la freschezza, la spontaneità e l’umiltà con cui si deve approcciare mondi compositi come il Maghreb e il Medio Oriente, troppo spesso abusati dai media”.
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“Geopolitica del collasso” di Roberto Iannuzzi e “La conchiglia. I miei anni nelle prigioni siriane” di Mustafa Khalifa, i primi titoli della nuova collana Diwan, saranno in libreria il 27 e 28 febbraio
