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I segreti del fuoco di Alberto Casiraghy

Grazie, Alberto Casiraghy, per averci regalato I segreti del fuoco (Book Editore, marzo 2019), una lirica pirotecnica, corredata dai tuoi disegni spirituali, in una veste grafica di rara eleganza.

Abbiamo così potuto spiarti, seguire dall’argine la corsa del tuo fiume, scoprire “le impressioni dell’acqua”, “ascoltare le voci della fiamma.”

Polvere di stelle arde in te.

Alchimista della solitudine, trasformi il fango in oro, la cenere in humus, il transeunte in pietra filosofale, le tribolazioni in carezze. Accendi bagliori incandescenti, perché tutto possa ricominciare.

Lo sguardo celeste puntato sull’oltre: “ Oltre il cielo! / labirinto facile / per gli spiriti liberi.”

L’avita saggezza di cavalcare l’onda del destino: “... metti la vela / e affidala all’acqua.” Una commovente rassegnazione al dolore, tenacia paziente, quasi di foglia che resista alla grandine, per poi fremere, e brillare, nel Sole.

L’ombra della noia, che si allunga su giorni stanchi. “ È qualche tempo / che non brucio, / avverto solo piccoli fuochi / che non scottano.” Oppure: “Fantasie mediocri / mi perseguitano./“ Ma tu non ti arrendi. Ti ribelli anzi all’eterno ritorno dell’uguale. Chiami in soccorso virilità e fantasia. “È forte / la passione / che sento. / Mi fa tremare / i polsi. / Forse al crepuscolo / mi farò beccuzzare il cuore / da una giovane donna / che già mi sente suo.” Nella tua poetica, persino il vento assume carattere erotico. Ti immedesimi nelle carni, mentre gioiscono di piacere. Una corrente di empatia ti lega al vivente, in comunione profonda con il fiore, i frutti, e tutti gli animali. Seduto sotto un albero, pensi al viaggio delle sue radici.

Sinestesie, brivido panico, estasi e abbagli, le ferite dell’assenza, iniziazione alla morte, sempre aggrappato tuttavia alla fune della memoria, affinché almeno qualcosa si salvi.

Regista di scenari inaspettati, suggerisci prospettive insolite, che stravolgono la consueta percezione, e intanto costruisci realtà parallele: “Vedo solo ora / che un moscerino / mi ronza attorno al naso; / si è fermato ... / lo osservo attentamente / ... è un dinosauro.”

Ci sveli emozioni esoteriche, distillate lungo sentieri onirici.

Una febbrile sete di bellezza percorre ogni pagina.

Mostri una fede disperata nel pensiero, e nella parola. Provi un’attrazione fatale verso l’aforisma poetico.

Lo stlile asciutto, l’aggettivo imprevedibile, vocaboli incantati a incidere glifi splendenti, nella mente, e nel cuore.

La continua metamorfosi degli atomi, che bruciano nel desiderio di diventare altro. “Prima / eri acero, / faggio, / betulla ( o quercia)? / domani / sarai / diamante.” Frammento che ci riporta ai versi di Empedocle: “Perché già, a volte, sono stato un ragazzo e una ragazza, e un cespuglio e un uccello e un pesce muto nelle acque del mare.”

La vocazione a sciogliere persino i bocconi più amari nella dolcezza di un sorriso si accompagna, nei tuoi testi, a una deliziosa ironia filosofica: “Non è presente Dio, / si è recentemente / ricreduto di tutto.”

Per non affogare, ricorri all’amore, all’amicizia con il creato, a una donna che ti abbracci l’anima.

La grande musica risuona in te. Aneli al conforto di una “magia wagneriana”, nell’ultima tua ora.

Insieme a te, precipitiamo dentro spirali di tempo infinito, enigmatico nastro che talvolta si riavvolge: “(... ) la mucca ribeve il suo latte / (...) Il pesce pensa alla terra.”

Osservi rapito la danza delle stagioni, primavera estate autunno inverno, che si susseguono, in noi, e al di fuori di noi, nel corso di un anno, o nell’arco di un’intera vita.

Accogli e assapori tanto la meraviglia quanto la ferocia dei sentimenti.

Sperimenti la vertigine di affacciarti sui tuoi abissi “piacevolmente sconosciuti”.

Nella presente silloge, tenebre e luce si rincorrono, giocano, si compenetrano, e intanto alimentano in te nuovi semi: “Sento nel buio / la possibile evoluzione / del mio azzurro.”

Sei giunto addirittura a traguardi mistici: “Tutto posso vedere / ora che ho visto / senza occhi.”

Ci dispensi infine un avvertimento sibillino: “ogni percorso / è solo la metà / dell’inizio.”

Tanti e interessanti insomma gli spunti che doni al tuo lettore, poliedrico Alberto Casiraghy.

Un’ultima annotazione. È Nietzsche a delineare, in Nietzsche contra Wagner, la cornice ideale ove collocare la tua sensibilità, la tua weltanschauung, e la stessa tua opera.“Oh, questi greci! Loro sì che sapevano vivere: per riuscirvi occorre arrestarci coraggiosamente alla superficie, all’increspatura, alla scorza, occorre adorare l’apparenza, credere alle forme, ai suoni, alle parole, all’intero Olimpo dell’apparenza! Questi greci erano superficiali — per profondità...” Ecco, Alberto Casiraghy, tu interpreti alla perfezione tale approccio esistenziale di matrice pagana. In chiave moderna. E in maniera originalissima.

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