Si sa: un luogo dove il potere ama esercitare le proprie prerogative è, nel caso di un primo ministro, la nomina dei vertici delle principali controllate dello Stato. E così, nel libro di Luigi Bisignani (brasseur d’affaires come lui ama definirsi) e del giornalista Paolo Madron “I potenti al tempo di Renzi” (edizioni Chiarelettere), non poteva mancare un capitolo ricco di succosi retroscena finora sconosciuti in cui i due autori raccontano come Matteo Renzi sia arrivato alla designazione di presidente e amministratore delegato delle varie Eni, Enel, Poste e Finmeccanica. Rottamando rispettivamente Giuseppe Recchi e Paolo Scaroni (Eni), Paolo Andrea Colombo e Fulvio Conti (Enel), Massimo Sarmi (Poste) e Alessandro Pansa (Finmeccanica).
A detta di Bisignani, con il “metodo #staisereno” (hastag divenuto un tormentone su Internet) e cestinando uno per uno i vari curriculum vitae, Renzi ha silurato tutti i possibili candidati o aspiranti tali a guidare le grandi partecipate del Tesoro, portando al timone del Cane a zampe Claudio Descalzi ed Emma Marcegaglia, Francesco Starace e Patrizia Grieco sulla tolda di comando del colosso elettrico, Francesco Caio e Maria Luisa Todini al vertice di Poste Italiane e trasferendo da Fs a Finmeccanica l’ex sindacalista Mauro Moretti. Parola dell’”uomo che sussurrava ai potenti“.

