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“Il nero e l’argento”, a maggio il nuovo romanzo di Paolo Giordano

“Il nero e l’argento”, a maggio il nuovo romanzo di Paolo Giordano
A maggio Einaudi pubblicherà il terzo libro dell’autore dell’esordio-bestseller “La solitudine dei numeri primi”

Paolo Giordano, torinese classe 1982, nel 2008 ha pubblicato con Mondadori l’esordio-bestseller “La solitudine dei numeri primi” (uscito in oltre quaranta Paesi, vincitore del premio Strega e del Campiello Opera Prima, e portato al cinema da Saverio Costanzo), uno dei casi editoriali più importanti degli ultimi anni. Nel 2012, sempre per Mondadori, è uscito il suo secondo romanzo, “Il corpo umano” che non ha riscosso lo stesso successo. A maggio sarà la volta de “Il nero e l’argento”, il terzo romanzo di Paolo Giordano, che nel frattempo ha cambiato editore e agente letterario, ma non gruppo editoriale (da Mondadori è passato a Einaudi).

Quanto alla trama de “Il nero e l’argento”, Giordano “torna a raccontare i piccoli spostamenti dell’anima, i legami fra  le persone, e la solitudine che può agguantare gli individui anche quando sono  insieme”. Si legge nella scheda di presentazione: “È dentro le stanze che le famiglie crescono: strepitanti, incerte, allegre,  spaventate. Giovani coppie alle prime armi, pronte ad abbracciarsi o a perdersi. Come Nora e suo marito. Ma di quelle stanze bisogna prima o poi spalancare porte e finestre, aprirsi al tempo che passa, all’aria di fuori. «A lungo andare ogni amore ha bisogno di qualcuno che lo veda e riconosca, che lo avvalori, altrimenti rischia di essere scambiato per un malinteso». È cosí che la signora A., nell’attimo stesso in cui entra in casa per occuparsi delle faccende domestiche, diventa la custode di una relazione, la bussola per orientarsi nella bonaccia e nella burrasca. Con le pantofole allineate accanto alla porta e gli scontrini esatti al centesimo, l’appropriazione indebita della cucina e i pochi tesori di una sua vita segreta, appare fin da subito solida, testarda, magica, incrollabile. «La signora A. era la sola vera testimone dell’impresa che compivamo giorno dopo giorno, la sola testimone del legame che ci univa. Senza il suo sguardo ci sentivamo in pericolo»….”.

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