di Alessandra Peluso
L’altalenarsi di un passato e presente tra confessioni, ricordi di un tempo che ha trasformato profondamente Riccardo.
Una storia inusuale, accorata e intrisa di rabbia e rancore che il protagonista trattiene a sé, strumenti per lui validi a difendersi e soffocare un dolore lancinante.
Ma qualcosa nella vita accade perché è necessario conoscere il dolore e attraversarlo così come accadrà al giovane Riccardo.
“L’amore involontario” (Piemme) di Chiara Marchelli dimostra la disarmante forza dell’amore. Una materia complessa che l’abilità sciorinata dell’autrice evidenzia, manifestandone la centralità.
Rapporti complessi e complicati poi sono descritti – in una narrazione acuta e intensa – quali possono essere quelli tra fratello e sorella o marito e moglie o padre e figlio; incomprensioni e incomunicabilità ruotano attorno al romanzo “L’amore involontario”.
Silenzi assordanti incombono tra gli stessi personaggi: Anna, Riccardo, Chris e Nina meglio conosciuta in America come Irene Walker, celebre scrittrice, ammirata dai più: «La scrittura di Irene Walker è tutta nel suo viso: una piega di tormento a un angolo della bocca e una scintilla negli occhi. Qualità di chi ha molto sofferto e a un certo punto, non potendo morire, ha dovuto andare avanti». (p. 97). Sembrano un vaticinio queste parole al lettore, un’inaccettabile verità per Riccardo.
Lentamente s’insinua il senso dell’angoscia e le parole di Nina, sorella di Riccardo, in coma a causa di un incidente – sviscerano un passato come uno specchio riflesso, che fa fare i conti con la realtà, non puoi sfuggirgli.
Rimbombano come eco le parole di Nina, così era chiamata in famiglia Irene, quando il fratello le rilegge in un suo libro nel quale è raccontata una verità inaccettabile.
Bellissimo l’incastro del libro nel libro in una storia che pare incarnare la vita dell’autrice, come quella di un lettore in un’esistenza alle volte incompresa anche ai propri occhi.
Una storia commovente che sa di umana incapacità di svelare le proprie fragilità, i limiti. E Chiara Marchelli evidenzia tutto questo e ne fa un punto di forza del romanzo, di una vita “che non si stanca mai di apparecchiare segnali e sincronismi per quando la ragione da sola non ce la fa”.
“L’amore involontario” è un libro che lascia sguarniti, è sconvolgente la trama che si dipana lenta tra passato e presente, a stento si trattengono le lacrime represse dagli stessi protagonisti, soffocate da un lacerante dolore e senso di colpa che come un martello pneumatico scava ininterrottamente sino a scoprire l’amore, quell’amore involontario.
Si rabbrividisce quando si legge: «Vivi con il fiato di un tribunale inesistente sul collo, di cui facciamo parte tutti, in continua esibizione di quanto sai fare a dispetto del poco che – pensi – noi tutti crediamo di te. Non sorridi più fratello: patisci». (p. 129). Si percepisce l’ombra, il peso della colpa di un uomo quando è incapace di darsi una spiegazione, di accettare la realtà.
Marchelli scandisce dettagliatamente gli stati d’animo, le reazioni, le solitudini sofferte del figlio di Riccardo, Chris, dello stesso, di Anna, di una famiglia azzittita da un dolore sconcertante.
“Il mondo ha smesso di essere facile, ha preteso il dazio”, ma qualcuno riesce a reagire perché è “un lupo forte e combattivo”.
A volte il caso ti aiuta a morire e altre volte a sopravvivere (Eugenio Scalfari) e così che il senso dell’amore “involontario” protegge e tutela una vita, ma ne sacrifica un’altra. E questo che dà un valore immane all’umano significato dell’esistere e al senso di leggere il bellissimo ed emozionante romanzo “L’amore involontario” di Chiara Marchelli.

