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"Editori indipendenti, vincere lo Strega si può...". La proposta di Neri Pozza apre il dibattito

 

La proposta di Neri Pozza che ha aperto il dibattito: "Allo Strega un unico candidato di qualità a nome degli editori indipendenti"


Nella cinquina del premio letterario italiano più ambito quest'anno non ci sono piccole case editrici. E Giuseppe Russo, direttore editoriale della Neri Pozza ("media" realtà indipendente) attraverso Affaritaliani.it lancia una proposta ai suoi colleghi: "L’idea è quella di scegliere un candidato unico dell’editoria indipendente e letteraria, e di convergere su quello. Non più per partecipare, ma per vincere lo Strega... Non ha senso continuare a fare da ornamento alla gara degli altri...”. Quanto al "come" verrebbe scelto il candidato di turno e ai criteri, spiega che... - L'INTERVISTA (pubblicata il 12 giugno 2014)
 

UN’ALLEANZA PER VINCERE (FINALMENTE)

 

di Francesco Durante*

Sono perfettamente d’accordo con la proposta di Giuseppe Russo: l’unica possibilità che gli editori indipendenti di qualità hanno per poter sperare di arrivare a vincere il Premio Strega consiste nel “fare squadra”, stringendo un patto che vincoli i contraenti a convogliare su un unico candidato i voti di cui dispongono. D’altra parte, questa è la stessa politica seguita dai grandi gruppi editoriali, che magari concedono una illusoria e soprattutto provvisoria libertà ai vari marchi che compongono le loro galassie per poi giungere al redde rationem della seconda votazione, quando tutti i voti a disposizione devono convergere sul candidato più forte. È, per esempio, quanto sicuramente dovrà fare il Gruppo Mondadori in questa edizione dello Strega: Antonella Cilento per forza di cose dovrà essere “sacrificata” a Francesco Piccolo. I grandi gruppi, dunque, già praticano questa politica. La differenza è che lo fanno non necessariamente allo scopo di far emergere l’opera migliore, bensì la più “forte”, quella che ha, per l’appunto, le maggiori chance di vittoria finale. Nell’ipotesi di Giuseppe Russo, invece, ciò che conta di più è la qualità letteraria dell’opera: non la più “forte” ma, per l’appunto, la “migliore”.

Ora, è chiaro che mettere d’accordo editori diversi, e convincerli a rinunciare a candidature di bandiera, non sarà un’impresa facile. Si consideri però la portata davvero rivoluzionaria, per lo Strega, di un’operazione simile. Anche l’edizione 2014 ha dimostrato che un editore di qualità, per quanto agguerrito ed efficiente, per quanto abile nel condurre la sua campagna, per quanto portatore di un’opera meritevole, non dispone delle forze necessarie per superare la barriera fatidica che lo separa dall’ingresso in cinquina. Quest’anno è toccato a Nottetempo e alla sua autrice Elisa Ruotolo: hanno lavorato magnificamente, fermandosi però a quota 43, tre voti in meno di Antonella Cilento, e sesto posto. Se, inoltre, Elisa Ruotolo fosse entrata in cinquina, sarebbe stato un fatto nuovo e piuttosto eclatante. Ma parliamoci chiaro: sarebbe stata più che altro una soddisfazione platonica, perché in nessun caso avrebbe potuto sperare di vincere, e lo Strega, come si sa, porta benefici veri soltanto al libro vincitore.

Se però si sommano i voti dei primi cinque esclusi dalla cinquina, e cioè quelli raggranellati da Nottetempo, Giunti, Elliot, Coconino Press e Neri Pozza, si arriva a quota 118, cioè a più del doppio dei voti ottenuti da Catozzella, il più votato della cinquina stessa. Il dato è di una evidenza lampante. E, dunque, o gli editori indipendenti continuano ad accontentarsi delle briciole (l’inclusione nella “long list” dei preselezionati, col tentativo di sfruttare quel minimo di visibilità che questo comporta), oppure si rendono conto che vincere si può. O continuano ad andare in ordine sparso, oppure si alleano.

Ciascuno di loro potrebbe suggerire il nome di un critico indipendente, uno di quegli “Amici della domenica” che in queste settimane non hanno avuto timore di dichiarare pubblicamente la propria posizione (per fortuna ce ne sono), e si andrebbe così a costituire una giuria incaricata di scegliere, pescandola tra le novità di tutti gli editori che aderiscono al patto, l’opera da presentare allo Strega. Come dite? che nessun editore vorrà riconoscere che il proprio candidato non è meritevole di essere promosso? Bene: dati i numeri in campo, si potrebbe addirittura pensare di portare due opere, riservandosi di convergere su una sola di esse in seconda votazione.

Già mi pare di sentire una facile contestazione. Che, cioè, la sola idea di poter disporre di “pacchetti” di voti da mettere sulla bilancia non è altro che la perpetuazione del solito, sperimentato sistema. Qui, però, si tratterebbe di voti mobilitati non soltanto in nome di un ordine di scuderia, bensì chiesti in nome di una qualità letteraria pubblicamente “accertata” in anticipo da quella che potremmo definire “un’autorità indipendente”. Non mi sembra poco, nemmeno per i lettori.

Con tutto il rispetto per la storia del Premio Strega, e anche in base alla mia esperienza di “Amico della domenica” di ormai vecchia data, domando infatti: chi può onestamente affermare che le opere che negli anni hanno vinto fossero sempre le migliori in concorso? Oltre ai grandi gruppi, oggi più di ieri c’è un’editoria indipendente capace di produrre libri di altissimo livello che spesso non hanno il successo che meritano soltanto perché il mercato editoriale è strutturato in un certo modo. E, ne sono sicuro, la Fondazione Bellonci è la prima a rendersi conto che così non si può più andare avanti.

*L'autore dell'intervento fa parte della giuria del premio Strega ed è scrittore, critico letterario, traduttore, e consulente della Neri Pozza

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Tags:
giuseppe russoneri pozzapremio stregaeditori indipendenti
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