Recensione di Alessandra Peluso
Un’età difficile, un’epoca critica, questa nella quale viviamo, eppure Anna Gavalda, autrice del romanzo “La vita in meglio. Due storie”, capta il pensiero di Einstein: il “caos”, la “crisi” come utile e necessaria per cambiare in meglio, e lo narra nel suo personalissimo modo.
Si tratta di vite raccontate in modo singolare e accattivante da Anna Gavalda. Semplice e complessa come è l’esistenza che si dipana attraverso i due protagonisti Mathilde, di 24 anni e Yann, di 26 anni. Due storie che potrebbero essere come tante, è forse anche per questo appassionano, e incoraggiano, in sostanza, a credere in una vita nella quale tutto è sempre possibile.
Anna Gavalda è molto amata e seguita in Francia, autrice di romanzi di successo, senza dubbio lo sarà anche con questo suo nuovo romanzo “La vita in meglio. Due storie”. I motivi secondo i quali possa piacere questo libro sono tanti: i giovani personaggi ad esempio, nei quali molti si identificheranno, la precarietà della società odierna ormai “status simbol” non solo dei ventenni ma di un’intera popolazione che non sa dove andare e quali obiettivi raggiungere.
Senza punti di riferimento, si muovono per l’appunto Mathilde e Yann, insoddisfatti di se stessi, incapaci di cambiar rotta, immersi nella solitudine marginale e in un totale abbandono di sé. La drammaticità è però raccontata da Gavalda naturalmente, come un evento vitale, e pertanto, non disturba; ma, anzi invoglia alla riflessione e all’attesa. Una migliore vita è infatti possibile e ad un tratto, cambia, e regala opportunità sorprendenti.
Un uomo e una donna a confronto, due storie alle quali l’autrice affida un volto, un significato, in una metropoli anomica, nella quale le relazioni sono anonime, tutto è indifferente e indifferenziato e come direbbe Simmel dominato dall’intelletto e dal denaro. Ecco allora che queste narrazioni rompono il muro dell’indifferenza rendendosi pubbliche e manifestando un senso, non semplicemente un valore simbolico, ma esistenziale. Significativo è il potere che assume, grazie alla modalità descrittiva, amabile di Anna Gavalda, la vita: ognuno di noi ha il bisogno di sapere che esiste un elemento sorprendente che da un momento all’altro interseca la nostra esistenza e la cambia in meglio. E così anche quando la disperazione, l’angoscia kierkegaardiana è in agguato, la vita ci sorprende e illumina la notte.
Credere è vitale. E il libro “La vita in meglio. Due storie” lo dimostra.
