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“Meridione a rotaia”, il poema di Angelo Mellone per il sud

“Meridione a rotaia”, il poema di Angelo Mellone per il sud
Marsilio
In libreria per Marsilio “Meridione a rotaia”, che racconta in modo inedito il sud e lo fa seguendo una forma di comunicazione espressiva, emozionante, penetrante, profonda qual è il poema

di Alessandra Peluso

Angelo Mellone, giornalista e scrittore, racconta in modo inedito il sud e lo fa seguendo una forma di comunicazione espressiva, emozionante, penetrante, profonda quale è il poema.

Meridione a rotaia” è prosa e poesia che ammalia. Sono versi acuti, sinceri, limpidi che narrano ad alta voce la vita di chi vive a sud e poi è costretto, come lo sono stati i nostri nonni ad emigrare a nord.

Esplode la vita, emerge pathos già dalle prime fermate ferroviarie sino alla fine del viaggio sempre fedelmente in treno.

Eh sì perché noi del sud amiamo il treno e lo utilizziamo per spostarci a nord, cercando una vita migliore, ma poi legati alle radici siamo fortemente attratti a ritornare. E ciò che accade ad Angelo Mellone e lo racconta senza retorica né piagnistei: «Ritorno a Sud allora / è condizione necessaria / polvere a polvere, sasso a sasso … ». (p. 47).

Meridione a rotaia” è l’ultima delle trilogie che – dopo “Addio al Sud” (tentativo di dar voce alla generazione dei quarantenni che hanno fatto fagotto per fame non di pane ma di realizzazione), “Acciaio Mare”  (dedicato a Taranto, città natale dell’autore, ferito per la sofferenza inflitta ai suoi concittadini, alla sua “patria”)  –  si pone come “l’alfa” e “l’omega” del viaggio della vita.

A Mellone il tono sommesso non gli appartiene, è passionale, virulento, inquieto e lo manifesta completamente nei suoi versi.

Racconta “come una donna senza tacchi”  in modo autentico, ancorato alla terra le esperienze che lo hanno attraversato e sono appartenute, e forse ancora riguardano la vita dei meridionali. Ci si riconosce, le vibrazioni delle storie si sentono e arrivano nel profondo come quando si legge: «L’amore è / semina e raccolto, è radice / e mai sta in prima serata». (p. 48). E ancora:  «Amore. / Solfeggio di uno scandalo / che pronunciarlo è peccato / di superbia / e cerco di ritmare a mano tremolante / e fiato inesperto a fiammate improvvise / e incontrollabili. (p. 24).

È una storia vissuta di passato, presente, di uomini, donne e luoghi del Sud tutto rigorosamente descritto e minuziosamente raccontato così vivo a tal punto da sentirne i profumi come quello di calendula, camomilla, mora, malva; si accarezza “la materia impalpabile dei sogni” tra “stomaci incendiati / di luppolo gassosissimo e olio bruciato” e finalmente dopo un lungo viaggio inquieto, bizzarro Angelo Mellone “trova amore, tocca terra / la croce arrugginita di ferro vecchio / all’ingresso dello scalo / indica sui due mari / che il viaggio, forse, / è finito, è sfinito, / sotto la casa del padre”. (p. 81).

Tuttavia “Meridione a rotaia”  non è per nulla un libro che sfinisce né un libro finito ragion per cui Mario Desiati scrive “la letteratura comincia da una partenza”; è una storia di sangue, di radici e amori senza tacchi perché così senza tacchi si ha la consapevolezza di toccare terra, di sentirsi parte di essa avendo la certezza di non cadere ed essere capace di colmare forse dei vuoti di solitudine.

La terra rende umili e ricorda che ognuno di noi ritornerà parte di essa.

Sono molte le ragioni che convincono a leggere “Meridione a rotaia” ed entusiasmano il lettore: lo stile innanzitutto, la materia incandescente raccontata con animo, verità, sincerità, rispetto. Non comporta mai una cieca visione della realtà, la storia cantata in versi è il palcoscenico della vita senza maschere.

Il Sud diventa  teatro il cui protagonista non inganna, non si dimostra un cantastorie, non incupisce; ma vive densamente e intensamente ogni momento della sua vita da una partenza ad un arrivo sempre su quei binari che a volte sono paralleli, a volte morti, in altri i treni deragliano.

È un prezioso souvenir “Meridione a rotaia” di Angelo Mellone, da portar via con sé.