“Se avesse potuto gettare uno sguardo anche un solo istante nella mente di quell’uomo, Roderick si sarebbe messo a correre via senza fermarsi mai… Ma tu non scapperai, mio lettore, perché sei avido di sapere, perché ti ho scelto fra tanti, e perché, appunto, sei mio”. Figlio di una prostituta, Roderick cresce tra furfanti e ubriaconi all’Oca Rossa, fumosa locanda con annesso bordello. Quando la madre muore, il proprietario pensa bene di cacciarlo: quello che entrambi ignorano è che nel destino di Roderick è nascosta un’immensa fortuna, e quel medaglione che porta al collo ne è la prova. Il ragazzino si ritrova alle calcagna una folla di balordi, mentecatti, loschi uomini di legge e amministratori, assassini, suore non proprio convenzionali – ognuno deciso a impadronirsi in un modo o nell’altro di una parte del bottino. E cosí Roderick fugge, per terra e per mare, in un crescendo di imprevisti, omicidi, equivoci e false piste…
L’AUTORE – I libri di Michele Mari (Milano, 1955) sono Di bestia in bestia (Longanesi 1989; Einaudi 2013), Io venía pien d’angoscia a rimirarti (Longanesi 1990; Marsilio 1998), La stiva e l’abisso (Bompiani 1992; Einaudi 2002), Euridice aveva un cane (Bompiani 1993; Einaudi 2004), Filologia dell’anfibio (Bompiani 1995; Laterza 2009), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori 1997; Einaudi 2009), Rondini sul filo (Mondadori 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco 2000), Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi 2002), I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta 2004; Cavallo di Ferro 2010), Cento poesie d’amore a Ladyhawke (Einaudi 2007), Verderame (Einaudi 2007), Milano fantasma (edt 2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso Floyd (Einaudi 2010), Fantasmagonia (Einaudi 2012) e Roderick Duddle (2014). Per Rizzoli ha tradotto L’Isola del Tesoro di Stevenson e Ritorno all’Isola del Tesoro di Andrew Motion.
LEGGI SU AFFARI ITALIANI LE PRIME PAGINE DEL LIBRO
(per gentile concessione di Einaudi)
I compari
«In verità… io… mi chiamo Michele Mari».
«Mi prendi per scemo? Affedidio che ti farò assaggiare il mio staffile, pendaglio da forca!»
«Ma davvero, io…»
«Silenzio, canaglia! Non è ancora nato il gaglioffo capace di menare per il naso il vecchio Salamoia, cosa ne dici Scummy?»
«Dico che è cosí, sacramento!», ringhiò l’uomo chiamato Scummy sputando un bolo di tabacco nel fosso.
«Allora moccioso, per l’ultima volta: qual è il tuo nome?»
«Ma ve l’ho detto, io…»
«Io, io! È meno di niente, io! Vedi lo sputo del mio compare? È un qualcosa piú grande di te, capiscimi. E se adesso ci piscio sopra e lo spazzo via, bòn, anche il luccicume lasciato dal mio pisciazzo schifo è un qualcosa piú grande di te, sei d’accordo?»
«D’a… d’accordo».
«D’accordo signore».
«D’accordo, signore».
«Cominciamo a ragionare. Allora, non ti chiami forse… non ti chiami per caso… uh, Roderick?»
«No, signore».
«Certo, certo. E non vieni, sempre per caso, non vieni da Castlerough?»
«Oh no signore, chiunque vi può dire che vengo da Milano».
«Come no, come no! E sarebbe dove, ’sto posto?»
«Come dove? Milano… in Italia…»
«Hai sentito Scummy? Terra del Papa, spidocchiamoci in onore del santo padre!»
«Yuk yuk», fece Scummy sommamente divertito.
«E dimmi un po’, furfantello», riprese l’uomo che si era presentato come Salamoia, «non è forse vero che tua madre è Jenny la Magra, quella che sciacquava i bicchieri all’Oca Rossa?»
«Niente affatto signore, mia madre si chiama Iela Mari, e non ha mai lavorato all’Oca Rossa. È l’autrice dei piú bei libri per bambini che siano mai stati creati in Italia, sapete?»
«Debba crepare se ho mai incontrato un bugiardo piú spudorato di te! Cosí non saresti un bastardo, eh? E che mi dici di tuo padre, visto che non l’hai mai conosciuto?»
«Sí che lo conosco! Si chiama Enzo Mari, ed è un famoso designer!»
«Endsow Murry… che razza di nome sarebbe? Ne hai di fantasia, eh? Ma ti insegnerò io il rispetto, serpentello!»
Ciò detto sollevò in aria il suo staffile di cuoio crudo. Il ragazzo, se era un ragazzo, fece per scappare, ma uno sgambetto di Scummy lo mandò lungo disteso nel fango.
«Tieni! Assaggia e impara!», sbraitava l’uomo percuotendo la figura che si dibatteva nel fango. «Verme schifoso, prendi!»
Il dolore era cosí acuto che per un attimo la vittima si persuase di essere effettivamente un ragazzo. Oca Rossa, Jenny la Magra… Castlerough… I colpi si abbattevano su di lui senza pietà.
«Pietà signore, pietà».
«Bisogna meritarsela, la pietà. Dimmi chi era tua madre».
«Je… Jenny la Magra, signore».
«E sciacquava i bicchieri all’Oca Rossa, e faceva tanti altri bei servizietti, eh Scummy? proprio dei servizietti coi fiocchi!»
«Yuk yuk!»
L’uomo fece schioccare lo staffile frustando l’aria.
«E tuo padre, l’hai mai conosciuto?»
«No, signore, mai».
«Molto bene, davvero moooolto bene. E adesso stai molto attento, perché ti chiederò come ti chiami, e te lo chiederò una volta sola».
Il ragazzo si sfregò via il fango che gli impastava le labbra.
«Roderick, signore, mi chiamo Roderick».
(continua in libreria)

