di Giovanna Guzzetti
La mimosa, quest’anno, si fa timidamente da parte, E cede il passo all’oleandro, che con il suo colore, il suo profumo, la sua bellezza “sensuale ed avvolgente” conferisce naturalmente bellezza ai luoghi in cui si trova. I fiori dell’oleandro è il titolo dell’ultimo libro di Nando dalla Chiesa, edito da Melampo, arrivato in libreria giusto in tempo per essere un omaggio alle donne in occasione dell’8 marzo. Sì, un omaggio, nell’accezione comune di regalo fatto alle donne da parte di un amico, un compagno ma anche di riconoscimento fatto alle donne da parte dell’autore.
Sono 58 i fiori tratteggiati nel volume; una raccolta di ritratti che origina al 2009 quando Nando dalla Chiesa chiese al direttore de Il Fatto Quotidiano, Antonio Padellaro, di potersi dedicare al racconto delle persone belle che aveva ed avrebbe avuto di incontrare nei suoi costanti e lunghi viaggi su e giù per l’Italia, “dalle Alpi al Lilibeo”.
La costante osservazione del tessuto sociale in chiave di impegno civile inteso soprattutto come lotta per la legalità e contro la corruzione è il fil rouge che unisce idealmente tutte queste storie, una sorta di spartito su cui sono annotate storie diverse l’una dall’altra che compongono un’armonia finale.
Le donne di cui si narra sono tutte importanti, personaggi chiave per il loro territorio, il tessuto urbano in cui operano, riconoscibilissime nella comunità di riferimento anche se non godono degli onori della prima pagina. E l’autore le racconta, anzi ce le racconta, con un tono familiare perché con ognuna di loro, davvero, ha compiuto un pezzo, anche se breve, di vita.
Si va da chi ha combattuto la battaglia contro l’amianto letale, alle numerose sindaco (e non solo al Sud come dimostrano gli emblematici casi di Bordighera e Corsico) che hanno sfidato la criminalità organizzata a viso aperto senza fare un passo indietro; all’avvocatessa delle donne maltrattate; alla legale che a Genova difende gli ultimi (e la narrazione evoca in sottofondo note di De Andrè…); alla precaria, non più giovanissima, della scuola dell’infanzia di Prato cui si deve (per amore, perché le donne rimangono pur sempre sentimentali…) il primo centro culturale a Stromboli; a suor Carolina che porta avanti l’opera di don Puglisi; alla studentessa Greta che con il suo professore condivide un tratto di strada in bus e di vita, guardando al futuro, leggi master, grazie a quel “prestito d’onore” che le viene dai risparmi dei suoi lavoretti precari cui non si sottrae per non pesare sulla famiglia; alle straordinarie maestre dei bambini rom che fanno della educazione di questi vivacissimi alunni un punto d’onore. Figure “anonime” cui il libro più che dare visibilità vuol dire grazie per il loro impegno e la loro generosità che le rendono speciali. Veri e propri fiori (di oleandro) all’occhiello del nostro Paese.
Tra i ritratti proposti non può passare inosservato quello di Elena Cattaneo, dottoressa in farmacia, luminare degli staminali, studi al Mit, di origini umili. Schiva e minuta, è salita agli onori della cronaca quando a fine agosto del 2013 il presidente Napolitano la nominò senatore a vita. Ma per l’autore del libro, il 24 febbraio 2013, era ancora soltanto la “scienziata”.

