La recensione di Alessandra Peluso
“Se chiedi al vento di restare” (Piemme) è un romanzo intriso di libertà. Il valore e il diritto di libertà si respira come il vento del Mediterraneo. E Agata che nasce e vive su un’isola dell’arcipelago del Mediterraneo la rappresenta, lottando contro coloro che vorrebbero strappargliela ad ogni costo.
In primis il padre, “il fabbro del paese, uomo di poche parole parole e nessuna allegria”, convinto che la figlia dovesse occuparsi solo di lui e della casa e non permettersi di avere alcuna aspettativa o desiderio.
È una storia intrigante, originale sia per l’ambientazione ma in particolare per la narrazione che si snoda in modo a dir poco stravagante tra sapori, odori, colori del mar Mediterraneo, pregiudizi e limiti che irrompono e vengono senza remore oltrepassati e il folklore circense abbonda nella storia come un arcobaleno.
Prevale infatti una contaminazione tra culture differenti, un coraggio inaudito che sfocia in una profonda e vera amicizia tra uno zingaro Dumitru Serban, nato in Oltenia, sulla sponda del Danubio, che aveva il dono di parlare con gli animali e Agata, alla quale era stato severamente proibito di avvicinarsi a lui dalla zia Teresa.
Dumitru in giro con il suo circo, un giorno arriva nell’isola e qui incontrerà la giovane.
È chiaramente evidente che la trama del romanzo schiaccia ogni convenzione, infonde allegria, ironia e trasmette il coraggio e l’orgoglio di essere donna.
Paola Cereda è un’abile circense della penna, scrive donando una molteplicità di colori, emozioni, compie acrobazie nella descrizione di personaggi perfettamente in armonia con sé regalando al lettore un mondo quasi magico.
L’autrice esprime l’ideale del Mediterraneo nella sua bellezza, povertà, completezza di etnie quasi a considerarlo – come lo stesso Camus – già negli anni cinquanta un crocevia di multiculturalità, una terra di ricchezza culturale e valoriale da esportare anche negli altri Paesi del Nord.
“Se chiedi al vento di restare” insegna l’amore: «L’amore non è un cumulo di tempo bruciato dentro una fucina – come diceva la zia ad Agata – ma era un solletico tra le dita dei piedi, era il piacere di un istante destinato a scomparire… era un mattino ventoso e il frusciare dell’erba dentro al petto». (p. 85).
Fantastico e sorprendente e il lettore lo comprenderà bene leggendo il romanzo.
«Ad ogni angolo di strada il / sentimento dell’assurdità potrebbe / colpire un uomo in faccia» (Albert Camus) ed è proprio così che accade nella narrazione, la premonizione di un destino, la magia, le strane profezie che si avverano nell’isola bellissima di Agata.
L’assurdo e l’incomprensibile diventano una realtà che aiuta a sognare, a vivere, ad amare e a sperare.
L’isola è florida di bellezze naturali, di frutti, di fichi, di more, attorniata solo dal mare che con la “bassa marea odorava di pesce, con l’alta marea di sale. Nei giorni tranquilli il Mediterraneo riposava, in quelli di tempesta gridava. (…). Chiunque sull’isola sapeva leggere il vento” (p. 45) e questo vento che aleggiava spesso avvolgendo una terra magnifica dà la convinzione ad Agata di portare la follia. Ed è – si può dire – la stessa che guiderà la sua vita e quella di persone a lei vicine, scoprendo però alla fine che non si trattava di follia, ma solo di una grande prova di coraggio, un modo di reagire ad un destino già scritto.
È facile restare abbagliati dal sole del Mediterraneo, altrettanto lo sarà dal romanzo “Se chiedi al vento di restare” di Paola Cereda e sentirsi coinvolti da una bella storia con ingredienti speziati e profumati, attrattive per gli occhi, la mente, dove tutti e cinque i sensi saranno protagonisti.
Pertanto, non occorre certo chiedere al lettore di restare; lo farà, spontaneamente, ammirato dal magico mondo isolano e si troverà come “nel mezzo di un sogno”.

