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I QUADERNI DEL BARDO, a cura di Maurizio Leo e Stefano Donno

I QUADERNI DEL BARDO, a cura di Maurizio Leo e Stefano Donno
bardo

Di Alessandra Peluso

“I Quaderni del Bardo” è un marchio editoriale portato avanti ad oggi da Maurizio Leo (1959, poeta, editore, pizzaiolo) che gestisce ormai da oltre vent’anni, pubblica al contempo, “Il Bardo”, (direttore responsabile Antonio Tarsi), una rivista dedicata alla poesia, nata per far conoscere la storia e la cultura salentina.
Un progetto che è costato fatica, sacrifici, soprattutto quando negli anni ’90, come oggi, l’editoria conosce la crisi, la vive, ma l’affronta con il coraggio e la temerarietà propria di un uomo che crede nel valore della cultura e della poesia. Accanto a Maurizio Leo (salentino), poeta stimato oltreoceano, si affianca Stefano Donno (1975, salentino), poeta, critico letterario, giornalista, che – invece di rottamare – conferisce la sua esperienza ed entusiasmo giovanile, innovando la casa editrice e la rivista. Pertanto, la direzione editoriale è affidata dal corrente mese a Maurizio Leo e Stefano Donno, la collaborazione in redazione alla figlia Anastasia Leo, giovane sostenitrice dell’impresa del padre; mentre, la sezione social media communications è affidata alla primogenita Ludovica Leo.     
“Il Bardo” nasce nel 1991 dalla necessità di far conoscere la storia e la cultura salentina. Il primo numero esce nel settembre del ’91, contiene pochi articoli e qualche poesia. In seguito, si avvale di nomi importanti, intellettuali, poeti, scrittori. Nel 1992 nasce la piccola sigla editoriale “I quaderni del Bardo”, paragonabile solo per la qualità editoriale alle pubblicazioni di Vanni Scheiwiller. Vanta nomi di rilievo come Paolo Valesio, direttore del dipartimento di italianistica dell’università di Yale (oggi alla Columbia), del quale pubblica nel 1999 lo splendido “Anniversari”. E ancora un inedito di Vittore Fiore “Nicola a Copertino” (2003), ha fatto ruotare attorno a sé nomi come Rina Durante, Massimo Melillo e Domenico Fazio. Senza ombra di dubbio “Il Bardo” merita di essere conosciuto e apprezzato non soltanto dalla comunità salentina, ma dall’intera comunità italiana.

Chiedo allora a Maurizio Leo qual è il suo segreto per il quale è riuscito a reggere tanti anni la casa editrice e portare avanti anche una rivista in una piccola realtà salentina qual è Copertino? E se può raccontarci in breve, che atmosfera si respirava negli anni ’90 e ad oggi cos’è cambiato? Perché il Bardo?
E subito Maurizio ci tiene a sottolineare che il suo, oltre ad essere un sacrificio, è stata ed è una grande passione e dedizione, aiutato da collaboratori amici e dalla famiglia.  
Rispetto agli anni ’90, vi è molta meno attenzione per i dettagli, dal punto di vista stilistico ed estetico della pubblicazione di un libro, vedo molto meno interesse per la qualità e molto più per la quantità, che uno produce. L’atmosfera è più spenta ed io stesso mi sento più avvilito da tutto quello che vedo in giro e da tutto quello che mi circonda. Sono anni, questi, dove in primo luogo la poesia, viene messa nei cassetti del ricordo e lasciati lì, a divenire vani e a spegnersi.
Il “bardo” era una figura facente parte della cultura celtica. Era il cantastorie, il menestrello, un po’ come l’aedo greco, colui il quale veniva assunto per narrare le storie di antiche gesta eroiche a suon di canto e di lira. Mi piaceva il fatto che con questa figura vedessi il passato incerto di un qualcosa, di parole, che siano potute esistere ed essere narrate come vere, come no. Quindi la traccia di un passato incerto, ma che nel presente è esistito davvero, perché, vere o no, queste son pervenute fino a noi. Volevo qualcosa appunto che conciliasse il passato con il resto del tempo.

Quali sono le ambizioni, avvalendosi della collaborazione di Stefano Donno, e soprattutto quali obiettivi punta a raggiungere?
Io e Stefano siamo amici da tantissimi anni e in lui, ho rivisto un po’ me stesso con un tocco di modernità in più, ho ritrovato quello spirito di gioventù che ormai, stava andando affievolendosi in me.
Quando abbiamo avuto l’idea di poter cominciare a collaborare insieme, sono stato da subito entusiasta, perché sapevo della sua ottima preparazione e mi rendevo conto che, in un mondo come quello di oggi, “un mondo di macchina”, di Internet  e social, di cui non condivido molto l’utilizzo e che non so usare, Stefano sarebbe stato un valido aiuto. È un modo nuovo per cambiare prospettiva, con una persona al fianco che non mi dà altro che sicurezze.

Il Salento come sappiamo è costellato da case editrici, piccole e grandi, che si duellano a suon di libri. Come competitor credi di avere le carte in regola per farlo? E quali caratteristiche avranno “I Quaderni del Bardo” e “Il Bardo”?
Non cerco competizione alcuna, ma indubbiamente, alla fine, anche se lieve, viene a crearsi, tuttavia non mi sento in grado, ancora, di poter dire che io possa essere al passo degli altri, nonostante gli anni. Per adesso, le caratteristiche primordiali de “Il Bardo” e “’I Quaderni del Bardo” rimarranno intatte. Vogliamo cominciare un nuovo percorso editoriale e giornalistico, utilizzando anche i moderni mezzi di comunicazione, senza apporre modifiche sostanziali.

Cosa direbbe ai giovani, a proposito della cultura e dell’editoria, visto che ha coinvolto nell’impresa anche le giovanissime figlie Anastasia e Ludovica.     
Mi rivolgo senza dubbio ai giovani. Ma, mi rendo conto però che in questa gioventù c’è molto di cui essere impauriti. Nelle mie poesie, in quello che scrivo, sento di dovermi rivolgere ad un io giovane, a me stesso giovane, di una gioventù vissuta come non avrei voluto e che nella scrittura trova la sua piena risoluzione. La nostalgia… Mi rivolgo a quei giovani che sappiano ascoltare la poesia e che siano disposti a farla rinascere ogni giorno. Sono pochi, tuttavia sono indispensabili.
Mi sono rivolto alle  mie figlie, che mi aiutano con grande disponibilità: Ludovica e Anastasia, responsabili e attente. Rispettano le scadenze e questa non è una cosa da poco per una casa editrice anziana, che però vuole vivere ancora!