(l’autrice lavora da anni nelle case editrici, mondo che racconta dall’interno con la garanzia dell’anonimato)
Da decenni si sente parlare di scuola solo in occasione di ogni inizio di anno scolastico per la cronica mancanza di professori, per il puntuale aumento dei libri di testo, e per il peso esagerato che i nostri pargoletti sono costretti a portare nei loro zainetti griffati.
Salvo dimenticare tutto dopo uno o due mesi al massimo, in quanto sia i genitori che i giornalisti e i politici hanno altro a cui pensare.
“La cultura non serve a mangiare” (sic) sproloquiava qualche politico non molti anni fa e questo risultava evidente da tanto sforzo intellettuale per arrivare a cotanta affermazione.
Da un po’ di mesi però si è ripreso a parlare di scuola, di una sua ristrutturazione, addirittura di “rivoluzione scolastica”. E a questo proposito è da qualche mese in libreria un libro che si intitola proprio “Manifesto per una rivoluzione della scuola” di Remo Rostagno edito da Edizione Anordest.
Il professor Rostagno parte da un assunto molto incoraggiante quando ci dice che, al contrario dei tanti, lui non pensa che la scuola sia “una fortezza triste”. Ma, sostiene, potrebbe essere una “piazza di incontri felici”. È per questo che nei molti anni di insegnamento nelle scuole di ogni ordine e grado (università compresa) ha portato in collaborazione con Sergio Liberovici alla Biennale di Venezia “Un Paese”, il primo spettacolo creato da ragazzi e con l’attore Marco Baliani ha scritto “Kohlhaas”, diventato il prototipo del teatro di narrazione che da decenni continua a riempire i teatri.
Questo e molto altro si trova in questo libro “Manifesto per una rivoluzione della scuola”, in cui si conferma che esso è soprattutto un urlo dolcissimo e dolente tra il passato e il futuro della scuola. È la proposta di una rivoluzione possibile. Adesso. Senza lotte, senza imposizioni, nella delizia delle persone che, a vario titolo, impastano la farina delle nuove generazioni: uomini e donne in età di procreazione, maestri, professori, dirigenti, ma anche psicologi e imprenditori. Di più, da non crederci, una rivoluzione a costo zero. Impossibile. No, fattibilissima. Una risposta ai sapienti che, nei decenni passati, si sono occupati di scuola e di Università. Hanno fallito tutti.
Il testo individua un motore universale, “il gioco”, e ne sviluppa l’importanza e la serietà lungo gli anni della vita in modo da renderlo “produttivo” dall’infanzia all’età adulta. Un testo con cui “fare i conti” se si vuole davvero guardare al futuro. Il “Manifesto” non propone un metodo. Indica un percorso possibile. Facile. Realizzabile.
Il libro è suddiviso in tre parti. E una sorpresa.
La prima parte è una ecografia della scuola dove si legge come funziona oggi. Male. Malissimo. Non sempre. Non tutto. Quasi.
La seconda racconta, senza ricette preconfezionate, come fare la rivoluzione. Parola grossa. Necessaria. Praticabile. Senza morti e senza feriti. Strada percorribile con il sorriso.
La terza, l’epilogo, semplice esemplificazione del percorso di realizzazione.
La sorpresa: i brividi di memoria leggibili come pause o frammenti narrativi.
Un testo leggibile, sorprendente, originalissimo.

