Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » Libri & Editori » Self-publishing: sogno o utopia?

Self-publishing: sogno o utopia?

di Editor Insider

(l’autrice lavora da tanti anni nelle case editrici, mondo che racconta dall’interno con la garanzia dell’anonimato)

Può sembrare un paradosso, ma in Italia, agli ultimi posti nella classifica mondiale delle nazioni dove si legge di più (23esimo posto su 30 Paesi, dati dell’agenzia NOP World) le case editrici continuano ad aumentare raggiungendo quota 5.074 (dati Agenzia Isbn) e soprattutto gli scrittori sono sempre di più.

In barba alla crisi editoriale c’è sempre più gente che reputa di aver scritto qualcosa che merita di esser letto da un pubblico il più vasto possibile. Il problema è proprio il mezzo con cui raggiungere questa platea. Come ben sanno gli aspiranti scrittori, una volta terminata l’opera inizia il duro lavoro per darle vita,  per farla esistere.

Le migliaia di case editrici presenti sul mercato italiano, che a dirla tutta si riducono drasticamente a 1.326 se vogliamo considerare quelle con una minima presenza e continuità (almeno 10 titoli all’anno pubblicati), non possono più permettersi di assumersi il rischio di investire in autori esordienti che la rete distributiva non assorbirebbe, vale a dire che in libreria non ci arriverebbero proprio.

E così fioriscono talent e premi letterari per esordienti con in palio l’ambito contratto di pubblicazione; ma, allo stesso tempo, sta crescendo una realtà parallela in cui l’autore decide di diventare “editore di se stesso”, si tratta del fenomeno del self-publishing.

Dagli ultimi dati AIE i titoli auto-pubblicati in commercio sono 3.500, pari al 5% degli e-book prodotti nel nostro Paese; dati estremamente positivi che dimostrano un trend di crescita costante. Certo, senza nessun tipo di scrematura, né di valutazione preventiva, si realizza per tutti il sogno di poter essere letti senza confini ma, allo stesso tempo, c’è il rischio che l’offerta si saturi di una quantità di libri smodata e di scarsa qualità. Per evitare una jungla selvaggia in cui i lettori rischiano di perdersi sono nate piattaforme come Footwings in cui i professionisti del mondo dell’editoria si mettono a disposizione di esordienti che vogliono auto-pubblicarsi per aiutarli offrendo loro prestazioni per quanto riguarda l’editing, la traduzione, l’impaginazione, la promozione e tutto ciò che può rendere più appetibile e fruibile il loro progetto.

Il self-publishing non dev’essere assolutamente equiparato con il fallimentare modello cartaceo dell’editoria a pagamento (EAP) in cui tutti, pagando, possono vedere pubblicato il proprio lavoro, ma al contrario si tratta di una grande opportunità per gli editori tradizionali, grandi e piccoli, che possono concedersi la possibilità di scegliere testi di cui hanno già visto l’andamento e già con i loro feedback. Iniziano, così,  ad esserci i primi casi di successo prima come self published poi bissato anche in cartaceo, anche se, a dire il vero,  si possono contare sulle dita di una mano.

Chissà se, a lungo andare, seguiremo la scia del modello americano per cui, ovviamente, si parla di tutt’altri numeri con oltre 235mila titoli auto-pubblicati (a stampa e in digitale) e una crescita di produzione di e-book self published aumentata del 129%, dal 2006 ad oggi, contro il 33% di quella in formato tradizionale (dati Bowker, società che gestisce gli  ISBN negli USA).

Ormai in America non si contano più i casi di fenomeni editoriali nati prima in self-publishing e in un secondo momento, grazie alle vendite stratosferiche on-line, contesi in aste milionarie tra i più grandi gruppi editoriali. Sarebbe una svolta epocale per la nostra editoria, un nuovo motore, ma non possiamo non ricordare anche che siamo ancora in fondo alla classifica europea in tema di alfabetizzazione digitale, poco sopra a Grecia e Bulgaria. Sono ancora più di un terzo gli italiani che non hanno mai usato internet (ultime indagini Eurostat). Più che un sogno quindi, questa svolta, sembra un’utopia.