di Editor Insider
(l’autrice lavora da anni nelle case editrici, mondo che racconta dall’interno con la garanzia dell’anonimato)
L’innata necessità italiana di scrivere e di dare opinioni su qualsiasi genere di argomento non può certo confinarsi nei libri. In quest’era in cui tutto è diventato più veloce, immediato, accessibile grazie alla rete, anche l’opinione pubblica non è più influenzata solamente dai media tradizionali, ma in buona parte da una influente comunità di blogger.
Il più visitato in Italia è quello di Beppe Grillo, ma la stima dei blog, dall’inglese web log, ‘diario di bordo’, in Italia è di oltre 500mila.
L’Osservatorio sui blog italiani della società di comunicazione Imageware ha recentemente cercato di tracciare un profilo dei blogger nostrani e ne è venuto fuori che:
-La moda è l’argomento più trattato (50,4%), seguito da lifestyle (23,2%), tecnologia (18,4%) e food&wine (12,8%).
-Il 75,2% si definisce “blogger”, solo l’11,2% “giornalista”. I restanti si definiscono “opinionisti” (2,4%), “pseudo-blogger”, “mediattivisti”, “specialisti”, “amanti”.
-La stragrande maggioranza usa come fonte di ispirazione la propria esperienza personale (84%), altri traggono spunto dalla rete (62%), da comunicati stampa o prodotti inviati dalle aziende (53,6%) o cercati da sé (40,8%); da libri e articoli (42,4%), da eventi organizzati per i blogger (33,6%) o direttamente da feedback o idee dei lettori del blog (20,8%).
-Quasi la metà degli intervistati dice di essere contattato dagli ufficio stampa delle aziende per inviti a eventi, invio di prodotti da testare, assaggiare o commentare, a seconda.
Ne sanno qualcosa i blog letterari, o lit-blog, sommersi dall’invio di libri da parte delle case editrici che ormai riconoscono questo canale come un nuovo potente strumento di diffusione, un nuovo luogo di incontro e dibattito culturale.
La critica letteraria si è risvegliata, si è scrollata di dosso il vecchio accademismo che escludeva dal dibattito le nuove generazioni lontane da certi ambienti e allergiche alla cristallizzazione in definizioni e distinzioni. Grazie al fiorire dei lit-blog il dibattito è più attivo, più accessibile, più dinamico e trovano spazio pubblicazioni che dai media tradizionali non sarebbero mai prese in considerazione, creando così una possibilità di scelta decisamente più ampia e la moltiplicazione dei punti di vista.
I blogger sono spesso professionisti del settore: scrittori, giornalisti, critici letterari, ma possono essere, e sono in moltissimi, anche appassionati di lettura, spesso di un genere, che danno sfogo alla propria passione condividendola coi propri lettori.
A mettere a rischio tutto ciò, però, potrebbe essere una proposta di legge che all’articolo 1, a sostituzione dell’articolo 348 del codice penale, recita: “Chiunque abusivamente esercita una professione, per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato, è punito con la reclusione fino a due anni e con la multa da 10.000 euro a 50.000 euro. La condanna comporta la pubblicazione della sentenza e la confisca delle attrezzature e degli strumenti utilizzati”.
Il testo, già approvato in Senato, sta approdando alla Camera.
Pierluigi Battista sul Corriere della Sera del 14 luglio ne ha parlato come di un “avvitamento di manette”, di una legge che punisce “chi osa sfidare il monopolio della corporazione.”
E ancora: “Chi fa del giornalismo senza essere iscritto all’Ordine, in un regime pluralistico dove le fonti di informazioni sono tante e diverse, non fa male a nessuno. E non sarà certo un timbro dello Stato, comunque, a neutralizzarne l’eventuale pericolo. Ma il buon senso scarseggia, le corporazioni sono aggrappate al loro monopolio e la libertà di opinione non sembra un valore forte. Questo è il vero pericolo.” Non si può che essere d’accordo.
