Torna in libreria per primo il capolavoro Lucia a Londra, introvabile. Divertente, lucido, a tratti impietoso, questo romanzo ci rivela il talento di un grande scrittore, che è considerato un maestro della letteratura umoristica al pari di Wodehouse; contemporaneamente il libro segna l’apoteosi di Lucia, della più irresistibile eroina comica del XX secolo. Come ha scritto anche la scrittrice e biografa Nancy Mitford “è lei che incanta tutti, conta solo ciò che capita a lei; è il centro e la guida del suo piccolo mondo. È una persona così irritante, autoritaria, terribilmente energica e aggressiva, che gli altri, stretti da questo giogo, si lamentano e cercano talvolta di liberarsene: ma in fondo ai loro cuori sanno che lei che li fa andare avanti e che la vita senza di lei sarebbe davvero monotona”. Di Benson, prossimamente, saranno pubblicati altri due romanzi della serie di Lucia, La regina Lucia e Mapp e Lucia.
LA TRAMA DI “LUCIA A LONDRA” – La tranquilla cittadina di Riseholme, nell’annoiata provincia inglese degli anni Venti, ha una sua regina indiscussa, l’impareggiabile Lucia. Lucia divide le sue giornate tra tè con la sua fedele corte di amiche, pettegolezzi e concertini domestici, fin quando un evento giunge inaspettato a sconvolgere la sua esistenza: una grossa eredità ha investito la sua famiglia, permettendole, finalmente, di cambiare vita. Lucia allora abbandona l’appartata Riseholm per trasferirsi a Knightsbridge, il quartiere più esclusivo di Londra e inizia così la sua scalata all’alta società. Tra contesse, principi e artisti sbruffoni, Lucia, dopo una serie di esilaranti avventure e manifestazioni involontarie, diventerà l’assoluta beniamina dell’aristocrazia londinese, o almeno, questo è quello che pensa lei…
L’AUTORE – Edward Fredric Benson nacque nel 1867 a Wellington College, nel Berkshire, da una famiglia straordinaria. Suo padre, Edward White Benson, primo preside di Wellington, fu cancelliere della Lincoln Cathedral, vescovo di Truro e arcivescovo di Canterbury. Sua madre, Mary Sidgwick, fu definita da Gladstone “la donna più intelligente d’Europa”. Come tutti i suoi quattro fratelli, Fred cominciò a scrivere molto presto; studiava ancora a Cambridge quando pubblicò il suo primo libro, Sketches from Malborough. Negli anni in cui lavorò ad Atene come archeologo uscì il suo primo romanzo, Dodo (1893), che riscosse un grande successo. In seguito si dedicò alla scrittura, allo sport, al bird-watching e ai viaggi. Intorno al 1918 si trasferì a Rye, nel Sussex e nel 1934 diventò sindaco della città. Lì, nella sua veranda, il collie Taffy al suo fianco, scrisse molti dei suoi romanzi comici, opere sentimentali, racconti di fantasmi, biografie e memorie – quasi cento libri in tutto tra i quali Mrs Ames, Paying Guests, Secret Lives, As We Are, Dodo-An Omnibus e The Freaks of Mayfair, nonché naturalmente il ciclo dedicato a Lucia.
UN ESTRATTO DA “LUCIA A LONDRA” – Dal momento che la zia di Philip Lucas, defunta all’inizio di aprile, aveva ottantatré anni e aveva passato gli ultimi sette costretta a letto in un ricovero privato per matti, si era ragionevolmente sperato e creduto fra gli amici di lui e della moglie che il lutto non sarebbe stato considerato come una tragedia intollerabile.
La signora Quantock, come tutti gli altri a Riseholme, aveva mandato un breve biglietto di condoglianze alla signora Lucas, e anche se non aveva usato le parole «fortunata liberazione», aveva certamente alluso a qualcosa di molto simile. Confidava di ottenere una risposta, perché sebbene nel biglietto avesse affermato che la sua cara Lucia non avrebbe dovuto nemmeno sognarsi di riscriverle, quello era solo un modo di dire. Aveva infatti dato istruzioni alla cameriera che avrebbe portato quelle righe subito dopo colazione a The Hurst, di riferire che non sapeva se dovesse aspettare una risposta, e che avrebbe dovuto attendere per vedere se la signora Lucas avrebbe fornito un qualche vago indizio sull’eredità, della quale erano tutti curiosissimi…
Nel frattempo, Daisy Quantock si dava però da fare nel suo giardino, come tutti nel villaggio in quel meraviglioso pomeriggio di primavera, rastrellando le aiuole con una zappetta piccola ma spietata. Era una giardiniera che non si perdeva in fisime, e che dava contro con decisione a qualsiasi germoglio verde che incauto mostrasse un timido getto sulla terra, sospettandolo di essere un’erbaccia. Aveva avuto un leggero diverbio con il giardiniere professionista che aveva lavorato per lei fino ad allora per tre pomeriggi alla settimana, e gli aveva comunicato che i suoi servigi non erano più richiesti. Quell’anno aveva intenzione di fare i lavori in giardino da sola, ed era certa che ne sarebbe risultata una profusione di fiori meravigliosi e una pletora di verdure squisite. In fondo al vialetto del suo giardino c’era una collinetta di ricco concime, che lei aveva in mente di mettere nelle aiuole spopolate una volta terminata la strage degli innocenti. Dall’altra parte dello steccato il suo vicino Georgie Pillson stava tagliando la sua striscia di prato, sul quale, in estate, giocava spesso a croquet in scala ridotta. Di tanto in tanto si scambiavano commenti a voce altissima, ma più gli sforzi levavano loro il fiato, meno frequenti si facevano i dialoghi.
L’ultima domanda della signora Quantock era stata: «Come ti comporti con i lumaconi, Georgie?», e Georgie aveva ansimato:
«Ignorali».
