Cani influencer, cibo gourmet, accessori costosi e servizi da hotel a cinque stelle. Il mercato degli animali domestici continua a crescere anche a Roma. Amarli e proteggerli è un dovere di civiltà. Ma quando il superfluo diventa ostentazione, mentre milioni di esseri umani non riescono nemmeno a mangiare, il fenomeno assume contorni difficili da giustificare.
Quasi 1.000 euro a testa all’anno
Secondo una ricerca Changes Unipol elaborata da Ipsos, a Roma la spesa media per un animale domestico è di circa 67 euro al mese, a cui si aggiungono mediamente 174 euro l’anno di spese veterinarie. Il conto medio arriva quindi a circa 978 euro l’anno per animale: 804 euro di mantenimento più 174 di veterinario. Considerando che il 56% dei romani dichiara di possedere almeno un animale domestico: (il 40% almeno un gatto e il 31% almeno un cane), fatevi un po’ i conti di quanti soldi vengono spesi all’anno…
Il cane mangia gourmet, l’uomo non mangia affatto
Amare gli animali è sacrosanto. Curarli, nutrirli bene, proteggerli e considerarli parte della famiglia dovrebbe essere la normalità di una società civile. Ma esiste un confine oltre il quale l’affetto rischia di trasformarsi in qualcosa di completamente diverso: consumo, esibizione, perfino status symbol. A Roma, come nel resto delle grandi città, il business corre veloce. Cani e gatti diventano influencer, collezionano follower, sponsorizzano prodotti, indossano accessori costosi e finiscono al centro di un mercato che non sembra conoscere crisi.
E qui nasce una domanda scomoda: davvero abbiamo perso fino a questo punto il senso delle proporzioni?
Il lusso a quattro zampe e la fame a due
Ci sono animali che mangiano alimenti selezionati, dormono su cucce di design, vengono portati nei centri benessere e fotografati come star. Contemporaneamente, nel mondo, ci sono esseri umani che non sanno se riusciranno a mettere insieme il pranzo con la cena. Il confronto è brutale. Proprio per questo non dovrebbe essere evitato.
Nessuno pretende che chi compra un gioco al proprio cane debba sentirsi in colpa. Il punto è un altro: quando il superfluo raggiunge cifre enormi, quando il lusso diventa grottesco e l’animale viene trasformato in una vetrina ambulante del benessere del padrone, non siamo più soltanto davanti a una moda.
Siamo davanti a una questione morale. Perché una società capace di spendere cifre considerevoli per un cappottino griffato, una torta di compleanno per il cane o l’ennesimo accessorio da esibire su Instagram, mentre dall’altra parte del pianeta bambini muoiono ancora di fame, dovrebbe almeno avere il coraggio di interrogarsi.
Non è amore per gli animali contro amore per gli uomini. È semplicemente decenza… e demenza di alcuni “padroni”.

