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Marketing
Bosca, una stagione col botto. E adesso scende in campo con il volley Serie A1

Il futuro guardando al passato. Ovvero, l’esperienza e la tradizione associata all’innovazione tecnologica. Che non può mancare in un’azienda all’avanguardia dal 1831 come Cantine Bosca. Una vita fatta di lavoro, passione, investimenti, ricerca e cultura. Sempre alla ricerca di nuovi mercati. E adesso anche di svago. Si, perché l’azienda di Canelli scende in campo. Le Cantine saranno infatti protagoniste insieme con le ragazze della Bosca San Bernardo Cuneo nel campionato nazionale di pallavolo Serie A1. Affaritaliani ne parla con Pia Bosca, amministratore delegato dell’azienda di bollicine (nella foto, la prima a destra. Al centro la sorella Polina, a sinistra il fratello Gigi).  

Perché la sponsorizzazione in ambito sportivo?

“Abbiamo deciso di investire nello sport perché ne condividiamo da sempre lo spirito di squadra. Le sfide più grandi si vincono lavorando insieme. Vale in ambito sportivo come per qualsiasi aspetto della vita: Bosca lo ha imparato nei suoi oltre 187 anni di storia “giocati” non solo sul campo italiano, ma in più di 30 paesi del mondo”.

Ci sono stati altri importanti investimenti nell'ultimo triennio?

“Oltre alla recente partnership con il Granda Volley, nel 2017 abbiamo avviato una collaborazione con il Canelli Calcio, una realtà più piccola ma estremamente virtuosa che per noi rappresenta le radici. Bosca è stata fondata nel 1831 proprio a Canelli, la città del Monferrato astigiano dove nell’800 è nato lo spumante e dove ancora oggi la nostra famiglia è custode delle Cattedrali Sotterranee, le spettacolari cantine storiche riconosciute dall’Unesco Patrimonio Mondiale dell’Umanità”.

 

Quali invece gli investimenti per il prossimo futuro? 

“Restando in tema di sponsorizzazioni, sicuramente continueremo a investire sulle realtà e le manifestazioni del territorio, perché anche se siamo un’azienda internazionale abbiamo un forte radicamento e sentiamo il bisogno di essere vicini alla nostra terra. Ci piacerebbe anche realizzare qualcosa con Telethon di cui siamo partner, magari un evento in cui la ricerca e l’innovazione nel campo del vino si mettono al servizio del sociale. Parlando di vino, invece, stiamo facendo un grande investimento per l’ammodernamento delle linee di produzione e nello studio di nuovi prodotti. Fare ricerca per noi è imprescindibile”.

Qual è il vostro mercato in Italia? Quanto incide l’estero?

“Per Bosca, come per tutte le antiche case spumantiere, la tradizione è il Metodo Classico, che noi produciamo ancora oggi nelle cantine storiche di Canelli. La nostra azienda, però, è da sempre rivolta all’innovazione e alla ricerca di prodotti diversi, motivo per cui in Italia ci considerano a volte un po’ “eretici”. Ognuno però deve trovare il proprio mercato e all’estero le nostre bollicine fuori dagli schemi piacciono molto. Al mercato italiano ci siamo riavvicinati soprattutto negli ultimi anni, sia con lo spumante classico sia proponendo i nostri vini a bassa gradazione alcolica, rivolti in particolare alle donne e ai millennials”.

Quali sono le prospettive di crescita del brand in termini di volume d'affari e di fatturato?

“Bosca è un’azienda globale che produce nel mondo circa 75 milioni di bottiglie e solo guardando allo stabilimento italiano il fatturato consolidato è di circa 30 milioni di euro. Le prospettive di crescita futura sono legate principalmente ai nuovi mercati da esplorare, perché quelli tradizionali sono ormai saturi. È ciò a cui stiamo lavorando, sviluppando lo spumante biologico, ma anche bollicine analcoliche certificate halal e kosher, pensate per chi per motivi religiosi, culturali o di altro tipo non può bere il vino o non è abituato a farlo”.

Quanto è cambiato il mercato del vino nell'ultimo decennio? Quali sono state le sfide più grandi da affrontare?

“Se guardiamo alle abitudini il mercato è cambiato e sta continuando a cambiare molto. Le bollicine ad esempio oggi si bevono a tutto pasto, in particolare lo spumante Metodo Classico. Si stanno sgretolando i vecchi schemi e per fortuna ciascuno fa gli abbinamenti che meglio gli si addicono, cosa che denota una maggior attenzione alla qualità e alle cose naturali. Tra le sfide future, invece, la principale è riuscire a far brindare coloro che culturalmente sono lontani dal vino, nel segno di quella che per noi italiani è una tradizione antica, ma anche un modo di socializzare e stare insieme”.

 

 

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