Ci sono marchi famiso. E altri che entrano nel linguaggio comune. E’ il caso di Findus, in Italia diventato sinonimo di surgelati. Il successo di mercato gioca un ruolo importante. Ma il grosso dipende dalla comunicazione. E’ un’esagerazione? Basta tornare indietro con la memoria per capire che la risposta è “no”. I ragazzi nati negli anni ’80, oggi consumatori più che trentenni, ancora sorridono a sentir parlare di “Sofficini” e “Bastoncini”. Gli spot che hanno accompagnato questi prodotti sono nella storia della pubblicità: chi ha dimenticato la forchetta che piega spezza la panatura. E chi non ricorda il capitano barbuto? Findus, però, è andato oltre. Non si è adagiato sulle icone create e ha modernizzato i propri marchi. Prendendosi anche qualche rischio. Il capitano bonario è diventato prima uno skipper un po’ gigione e poi (con un mezzo passo indietro) un marinaio. La barba bianca c’è, ma il protagonista è un uomo di mare più stiloso e informale.
Anche i sofficini hanno abbandonato, ormai da tempo, il vecchio e compassato spot “con il sorriso” per affidarsi a un nuovo volto, quello di un “pupazzo”.
Sul piano della comunicazione, Findus ha rischiato (e vinto). Anche grazie a una pubblicità per adulti. Sfruttando la gaffe di Guido Barilla, Findus è stato il primo marchio a fare “coming out”, presentando la conversazione di un figlio gay con la madre.

Una sortita comunicativa che (come nella società civile) non scalza certo la famiglia tradizionale. E’ in fase di lancio l’ultima campagna, che racconta “Il sapore della vita”.
Anche questa volta il concept racconta di una famiglia a tavola che chiacchiera mentre mangia il prodotto protagonista dello spot: il “Gran Minestrone 6 minuti”. Il buon profumo del minestrone fa tornare indietro nel tempo il papà, che inizia a ricordare quando da bambino viveva in campagna. Lo spot, girato a Varsavia, vede la creatività dall’agenzia pubblicitaria Havas Worldwide Milan.





