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Marketing
Startup, YouCrea punta sul crowd: creatività e risorse dalla folla

Dal crowdsourcing alla crowd-creation. È l'ambizione di YouCrea, startup italiana che produce video sfruttando le potenzialità della “creatività diffusa”. E, da adesso, tentando di intercettare anche il “la folla” da un punto di vista economico. Ha infatti avviato la sua prima campagna di crowdfunding, adottando il classico modello del reward-based: chi sostiene il progetto con una donazione viene ricompensato con un premio (da un semplice grazie a un video professionale).

Come funziona YouCrea? La società, dopo aver individuato le esigenze del cliente, si occupa di raccogliere diverse competenze (in crowdsourcing). E fa un passo in più: le seleziona e, grazie a un producer dedicato, le coordina. Il cliente risparmia e i professionisti lavorano a un progetto in base a competenze specifiche, senza perdere energie (e denaro). La campagna di crowdfunding sarà solo il primo passo. L'obiettivo è partire dall'Italia per espandersi all'estero. Prima su Kickstarter, tempio del crowdfunding mondiale, per poi passare dal reward all'equity. Ne abbiamo parlato con il co-fondatore di YouCrea, Diego Busatto.

L'INTERVISTA

YouCrea opera già nel settore della creazione video. Quale sarà la sua evoluzione?
Da due anni lavoriamo a questa idea e adesso si sta concretizzando. Prodotti complessi come i video hanno bisogno di esperti di grafica, editing, suoni, scrittura, ripresa. Il classico crowdsurcing non è più sufficiente. Spesso si chiede ai collaboratori esterni di fare lavori che non fanno parte delle loro competenze. L'obiettivo è invece sfruttare a pieno le loro professionalità. Per questo preferiamo parlare di video-crowdcreation: se la “folla” non è organizzata, si hanno un risultato peggiore e costi più alti.

Come funziona la selezione dei professionisti?
Abbiamo già un bacino di 7-8 mila utenti. Ma continuiamo la ricerca. Facciamo da intermediari, perché in molti casi i professionisti perdono la metà del tempo in beghe burocratiche e rapporti con i clienti.

Un modo per superare i classici contest...
Fino a ora abbiamo utilizzato le gare. E non intendiamo abbandonarle del tutto. In base alle esigenze e al budget del cliente si può optare per il contest (più costosi ma con più possibilità di scelta), ingaggi diretti o acquisto di prodotti finiti.

Perché la scelta del crowdfunding?
Volevamo dare un segnale verso i giovani italiani che si affacciano al mondo del lavoro. La nostra storia è simile alla loro. La raccolta fondi è una sostegno più morale che economico. Fa capire che c'è qualcuno che sta provando a cambiare il mercato. Ma è anche un modo per dire che il crowdfundig sarà un trend. Non solo come fonte di finanziamento ma anche come mercato. Chiunque voglia fare crowdfunding ha bisogno di un video.

Perché la scelta del reward based e non dell'equity?
E' il nostro primo crowdfunding ma non sarà l'ultimo. Abbiamo intenzione di esportare il nostro modello all'estero,  su Kickstarter. L'equity potrebbe essere il terzo passo. Ma prima è importante realizzare e lanciare sul mercato la nostra idea. Poi, alla fine di quest'anno, valuteremo l'opzione equity.

Il video è un trend in ascesa. Dallo spot puro, le aziende stanno riservando sempre più attenzione allo storytelling. Quali sono le tendenze emergenti?
Come in tutte le cose, il contesto e il target creano il contenuto. Gli spot erano per le masse e la tv costava molto. Per questo il formato doveva essere generalista e breve. Adesso ci sono molti più contesti e molti più target. Individuare una sola tendenza è difficile. I video esplicativi hanno già molto successo. Credo che ci sarà una richiesta maggiore di video per progetti di raccolta fondi (come il crowdfunding). E poi sta emergendo la produzione di video che sembrano artigianali ma che non lo sono. Video finto-amatoriali utilizzati in campo commerciale.

twitter@paolofiore

 

 

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youcreastartupvideo
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